La città delle nuvole

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Giorno 629.

Allora sulla scala della terra sono salito,
tra gli atroci meandri delle selve perdute,
fino a te, Machu Picchu.
Alta città di pietra scalinata,
dimora degli esseri che il terrestre
non potè celare nelle vesti assonnate.
In te, come due linee parallele,
la culla del tempo e quella dell’uomo
si dondolano in un vento di rovi.

Pablo Neruda, Le alture di Machu Picchu

Forse siamo arrivati fino qui con troppe aspettative. Ora, sarà la pioggia, la cappa di nuvole che ci avvolge come nebbia bassa in Valpadana, la sveglia tragica delle quattro del mattino, i duemilacinquecento gradini nel buio, il sudore che si mescola all’umidità, e nonostante tutto ciò il fiume di turisti che spinge contro i cancelli per entrare, ma questa giornata al Machu Picchu rischia di meritare di diritto il podio fra le peggiori di tutto il viaggio. Davanti ad una tazza di te caldo, pagata la modica cifra di quattro dollari, Fede borbotta come una pentola di fagioli, imprecando indistintamente contro il tempo, l’ignara barista, il governo peruviano, gli stessi Inca per aver scelto la vetta più nebbiosa di tutto il Sudamerica e costruirci sopra la loro città sacra. Seguono senza pietà invettive contro la bigliettaia dei cessi, le guide turistiche che si aggirano sul piazzale come iene in cerca di carcasse, i venditori di souvenir, gli americani vecchi e grassi che scendono comodamente dalle navette turistiche ed ancor di più quelli giovani e forti che hanno pigramente scelto la via più comoda e costosa per raggiungere la cima. Spontaneamente mi sacrifico a farmi ridere in faccia dall’impiegata dell’amministrazione nel vano tentativo di disdire il nostro ingresso al parco, prenotato per oggi quasi una settimana prima. Ma a questo punto farei qualunque cosa pur di risolvere la situazione. Ovviamente non si accettano cambi, quindi per non sprecare soldi e la fatica di due giorni di viaggio per cercare di spenderne meno, costringo un Avidano ormai ostile verso il mondo, ad entrare ugualmente e a confidare in un po’ di fortuna.

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Una barella con un giapponese in crisi d’ossigeno si fa largo tra la folla che accalca ogni mattonella di questo gioiello di città perduta. Controllori armati di fischietto richiamano all’ordine sciami di turisti che calpestano, scalano, saltano o si siedono dove non dovrebbero. Sembrano più solenni e indaffarati di un team di arbitri ai mondiali. La cittadella e’ avvolta da una pioggerella umida, odore di erba appena tagliata ed una rigogliosa giungla che l’abbraccia tutto intorno e che spinge per tornare ad inghiottirla. Nuvole di vapori salgono dal fondovalle, mentre la nebbia cancella il resto del mondo ed attutisce ogni rumore. Forse siamo su un’isola. Se non fosse per la sovrappopolazione in bermuda, k-way e macchina fotografica, questo clima surreale renderebbe ancor più affascinante la scoperta delle rovine, come quando i primi esploratori le riportarono alla luce. Ma questo e’ meglio che lo tenga per me adesso. Scaliamo la cima più alta e seduti su una roccia aspettiamo che la giornata ed i turisti ci scorrano davanti. La pioggia diventa nebbia, il sole fa capolino tra le nuvole, un arcobaleno ci scavalca, i gruppi passano, fotografano e scendono. Il Machu Picchu e’ sempre li, disteso sotto i nostri occhi. Alle tre del pomeriggio rimaniamo praticamente soli davanti al tramonto più incantevole della nostra vita. E mio marito finalmente tace.

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NOTE PER I VIAGGIATORI:
Dieci suggerimenti per visitare il Machu Picchu senza dover vendere un rene:

1. Punto di partenza. La città di Cuzco, dove vi troverete disorientati e disorganizzati in balia di spregiudicate agenzie di viaggio che a tutti i costi vi vorranno scortare nella visita alle rovine. Davvero non è necessario. Trovate un buon ostello dove poter lasciare in deposito il bagaglio e preparatevi uno zainetto con il necessario per passare due notti fuori.
2. Il biglietto. Essendo il numero giornaliero di visitatori limitato, in alta stagione e’ necessario prenotare con qualche giorno di anticipo l’ingresso al Macchu Picchu. Per non incorrere in costi aggiuntivi, recatevi di persona presso la “Direccion de Cultura Machu Picchu”, in Av. De la Cultura, ben consapevoli che in caso di necessità la data della visita si può modificare solamente negli stessi uffici centrali di Cuzco. In alternativa si può acquistare l’ingresso direttamente il giorno prima o il giorno stesso della visita, presso la biglietteria di Aguas Calientes, in città e non all’ingresso, ricordatevelo prima di scalare la montagna. (costo biglietto 126 Soles)
3. Il viaggio. Dalla città di Cuzco prendete un autobus al Terminal Santiago in direzione Quillabamba, precisando al bigliettaio che intendete scendere a Santa Marìa. E’ necessario non partire più tardi delle sette del mattino se si vuole raggiungere Aguas Calientes in giornata. Dopo sei ore di curve a gomito e tornati, verrete scaricati frettolosamente ad un villaggio di quattro case in mezzo alla selva, che più che altro e’ un crocevia. Non sarete ancora scesi dall’autobus che numerosi tassisti vi staranno aspettando ansiosi di trasportarvi per un’altra ora e mezza di strada adrenalinica fino al villaggio di Santa Teresa. Rassegnatevi, e’ l’unica opzione. Se e’ troppo tardi meglio fermarsi a dormire in paese, ci sono sistemazioni economiche e terme piuttosto invitanti, altrimenti da qui, cambiate mezzo ed in altri trenta minuti raggiungete la centrale idroelettrica, dove la strada finisce. (costo trasporti 15 + 10 + 5 Soles)
4. La camminata. Quindici chilometri di sentiero in leggera salita collegano la centrale idroelettrica con la cittadina di Aguas Calientes. Sono circa tre ore a piedi seguendo i binari del treno, perciò tranquilli e’ impossibile perdersi.
5. La città. Arrivati a destinazione sudati e sporchi di fango, non crederete ai vostri occhi: Aguas Calientes è un moderno complesso di lussuosi alberghi, ristoranti per turisti e negozietti per tutti i gusti. Passeggiando per le vie del centro vi chiederete più di una volta se non avete sbagliato posto. Guardate ma non toccate, tutto è’ in vendita e a cifre esorbitanti, ma cercando bene si può trovare una camera umida e senza finestre ad una cifra accettabile, variabile a seconda della stagione, ed un pasto economico al piano superiore del mercato centrale, dove potrete fare scorta d’acqua e frutta per la scalata del giorno seguente. (costo camera 15 Soles a persona + 8 Soles per un piatto completo al mercato centrale)
6. L’alba tragica. Quasi due anni di viaggio dovrebbero averci insegnato qualcosa, mai dare retta alla Lonely Planet. Invece come suggerito sulla guida partiamo alle quattro del mattino per vedere un’alba che non c’è, a causa della nebbia, e per evitare il grosso della folla. Peccato però che anche gli altri leggano le stesse informazioni e, credendosi altrettanto furbi, vogliano essere tra i primi ad arrivare, comodamente seduti in navetta ed alle sei del mattino. Così mentre voi avrete già scalato una montagna intera al buio, vi troverete comunque in coda con altre centinaia di persone. Ricordate, il vantaggio che avete su tutti questi personaggi e’ che la vostra giornata al Machu Picchu non è scandita dal conto alla rovescia del treno che parte alle tre del pomeriggio. Orario in cui la cittadella ritorna ad essere un luogo quasi deserto e pieno di fascino.
7. La scalata. Da Aguas Calientes bisogna ritornare indietro sui propri passi, in direzione idroelettrica, ma questa volta lungo la strada che costeggia il fiume. Dopo aver superato il campeggio, un ponte ed un cancello controllato da guardie segnalano che siete arrivati alla base del sentiero che si sviluppa sulla destra, fronte alla montagna, dei tornanti carrozzabili. Sono circa 500 m di dislivello per 2km di sviluppo su migliaia di scalini accidentati per raggiungere l’ingresso vero e proprio. Circa un’ora di cammino.
8. Il pranzo. Una volta usciti dal villaggio vi sarete giocati l’ultima opportunità di procurarvi acqua e cibo ad un prezzo ragionevole. All’ingresso del Machu Picchu si trovano bagni a pagamento, un bar ed un ristorante a cifre equiparabili a quelli di Piazza San Marco a Venezia. Perciò caricatevi di tutto ciò che potete trasportare e nascondetelo per bene nello zaino. Già perché all’ingresso un cartello a caratteri cubitali tenterà di intimorirvi e dissuadervi dall’idea di portare il vostro pranzo al sacco all’interno delle rovine, per costringervi a consumare al bar convenzionato. Per fortuna, nessuno controlla. Ovviamente non scordate di rimuove i vostri rifiuti ed evitate di inquinare il paesaggio.
9. La guida. Fuori dall’ingresso si trovano numerose guide ufficiali in attesa di un ingaggio da parte dei turisti. I prezzi non sono nemmeno esorbitanti per circa due ore di visita guidata e se incontrate altri visitatori interessati potete dividere la spesa. Noi ci accontentiamo della Lonely Planet e di alcune informazioni scaricate da internet, visto i costi già sostenuti, inoltre come non fa che ripetermi Avidano, quelle delle guide sono tutte supposizioni perché in realtà sul Machu Picchu si sa davo poco.
10. Il ritorno. Il sito chiude poco prima del tramonto, tra le quattro e le cinque. Se ci si vuole fermare fino alla fine, cosa che consigliamo per chi davvero vuole respirare un attimo di magia tra le rovine deserte, e’ meglio trascorre una seconda notte in Aguas Calientes e partire l’indomani mattina, sempre sul presto, per percorrere a ritroso lo stesso percorso dell’andata.

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