Amazzonia

Standard

Giorno 649.

Ecco, alla fine lo abbiamo ammazzato. Fede mi lancia un occhiata dicendo “E’ morto”. Guardo Cesar spuntare dalla fitta vegetazione che ricopre l’isla flotante. L’uomo corre, un ghigno diabolico dipinto sul volto. E’ scalzo, ricoperto di fango e formiche, un machete in una mano ed un laccio nell’altra. Quando sognavo di vedere un bradipo da vicino, non mi aspettavo che gli avremmo dato la caccia. Il povero animale, crollato a terra insieme all’albero su cui stava appollaiato, cerca ora di rialzarsi. Dimena le braccia nell’aria con movimenti di una lentezza esasperante. In un attimo Cesar lo afferra, lo lega per la vita e lo infila dentro la nostra canoa. Si mette al timone e io mi ritrovo con l’altro capo della corda tra le mani e l’ammonizione: “Occhio, perché sanno nuotare molto bene e cercherà di buttarsi fuoribordo”. Anche se gli scopi sono buoni, non posso fare a meno di sentire una certa violenza in tutto ciò. Erano giorni che lo cercavamo. Una femmina solitaria in attesa di compagnia sonnecchia dall’altro lato del fiume. Sono animali pigri, che hanno bisogno di un aiutino per incontrarsi. Una volta avvistato il giovane maschio, Cesar si e’ addentrato nella selva per catturarlo e l’unico modo si è rivelato abbattere l’albero a colpi di machete. Ne segue un crollo fragoroso, i rami più alti che sfiorano il bordo dell’imbarcazione da cui noi, spettatori ignari e allibiti, assistiamo alle operazioni di recupero del povero animale. Ora, a pochi centimetri da me, due occhi appannati mi guardano, come uno che si è calato un acido e poi gli e’ salito male. Ti capisco amico, davvero un pessimo viaggio per te. Speriamo almeno che le tue abilità di latin lover siano rimaste illese.

20140709-094753-35273582.jpg

Al villaggio di Puerto Miguel, a pochi chilometri dalla confluenza in cui il fiume Ucayali diventa Rio delle Amazzoni, siamo arrivati dopo cinque giorni di barca. Con Cesar, la nostra guida incontrata a Pucalpa, ci siamo imbarcati sul Bruno, il battello fluviale che scende fino a Iquitos, e che sembra aver visto tempi migliori. Manca solo la pala a vapore e sembra di navigare in un romanzo di Gabriel Garcia Marquez. Lungo il viaggio, che invariabilmente può durare dai cinque ai sette giorni a seconda delle condizioni del fiume e degli eventuali guasti, attracchiamo presso villaggi inghiottiti dalla giungla per scaricare persone, pollame, blocchi di ghiaccio e fare il pieno di banane. Alcune donne locali salgono urlando a squarciagola per guadagnare qualche spicciolo, offrendo frutta fresca e pesce grigliato ai viaggiatori stanchi di nutrirsi ad una mensa che ogni giorno distribuisce riso e pollo, pollo e riso. Inutile dire che fanno il tutto esaurito.

20140709-094317-34997657.jpg

20140709-094319-34999617.jpg

20140709-094405-35045675.jpg

20140709-094619-35179526.jpg

A bordo si fa la doccia con l’acqua fangosa del fiume e si dorme tutti insieme, una fila di amache colorate che si sfiorano ondeggiando alla brezza notturna. Donne che allattano, bambini che scorrazzano, ubriachi notturni con radioline moleste sparate a tutto volume. Non c’è privacy, ma sembra che tutti ci siano abituati.

20140709-093642-34602279.jpg

20140709-093644-34604258.jpg

20140709-093922-34762340.jpg

La signora Dionisia, mia vicina di posto, può contarmi i nei sulle braccia o guardare nel mio piatto mentre mangio e lo fa senza alcun ritegno. Ha avuto nove figli e li ha partoriti tutti da sola. Solo cinque sono ancora in vita, ma nei villaggi gli incidenti e le malattie sono all’ordine del giorno e si accetta la vita con una buona dose di fatalità. La notte dormono in due, lei e il marito, nella stessa amaca. Due vecchietti stropicciati con le gambe intrecciate. Mi si stringe il cuore. La prima notte per sbaglio mi stendo in diagonale e infilo i piedi nella loro amaca. Non si lamentano anzi, l’ultimo giorno la signora finirà per rammendare i pantaloni sdruciti di Avidano e chiedermi una foto per mostrarla alle sue amiche del villaggio. Le regalo una fototessera vecchia di due anni con me coi capelli rossi e Avidano in versione Bin Laden. E’ tutto quello che ho, ma lei ne sembra entusiasta.

Poi ci sono i bambini, un gruppetto di coraggiosi che osa avvicinarsi agli stranieri e che finirà per monopolizzare le nostre giornate scandendone i ritmi tra un gioco e una canzone. Il piccolo Abhramcito, quattro anni di astuzia, chiamato “El Cholo” da sua sorella Esmeralda, simpatizza immediatamente per mio marito non mostrando alcun timore per la barba incolta che generalmente terrorizza i bambini locali. Li scoprirò dormire insieme nell’amaca, con il piccoletto che lo abbraccia e gioca con la sua barba ispida. Al momento di scendere un Avidano che trattiene a fatica il magone, si avvicinerà alla sua amaca per salutarlo. Da uomo a uomo.

20140709-093541-34541585.jpg

All’imbrunire sbarchiamo a Requena. Cesar ci carica sulla sua lancia, ma mancano ancora diverse ora di navigazione per raggiungere Puerto Miguel. Ci prepariamo ad una notte d’inferno, seduti sul fondo duro della barca, ma il nostro uomo non fa che sorprenderci. Stende un piccolo materasso ed in un attimo ci prepara un comodo giaciglio sotto le stelle. Scivoliamo nel fiume per tutta la notte. Ogni tanto Cesar spegne il motore ed abbandona la barca alla corrente per riposare qualche minuto. L’alba ci sorprende mentre galleggiamo in mezzo al fiume immenso, che sembra quasi un mare. Una famiglia di delfini rosati sguazza a pochi metri da noi.

20140709-085707-32227659.jpg

20140709-085706-32226240.jpg

Il livello dell’acqua e’ ancora alto e allaga le terre circostanti creando un immenso pantano da cui spuntano isole galleggianti. La nostra casa-palafitta ci attende, con un milione di zanzare assetate di sangue e pesci grigliati a colazione. Deliziosi tra l’altro, perché si nutrono della frutta della selva che cade in acqua dagli alberi. Il padrone di casa, Raul, ci accoglie sulla porta con un coccodrillo appena catturato e legato come un salame. Per festeggiare il nostro arrivo, dice. Sua moglie Noemi lo prende in carico e ce lo servirà per cena, sapientemente affumicato.

20140709-090310-32590017.jpg

20140709-085820-32300213.jpg

20140709-090526-32726203.jpg

20140709-090524-32724279.jpg

Passiamo le giornate tra i canali, sulla lancia di Cesar, per avvistare scimmie ed uccelli variopinti. La sera, armati di canne, andiamo a pesca nella boscaglia e tiriamo su qualche piranha per la cena. Anche se per i “sancudos”, le zanzare della selva, la cena siamo noi.

20140709-090100-32460643.jpg

20140709-090142-32502655.jpg

20140709-091308-33188561.jpg

20140709-091306-33186820.jpg

20140709-091422-33262667.jpg

20140709-091421-33261191.jpg

20140709-091744-33464863.jpg

La giungla e’ un posto da uomini. Le donne si sentono intimorite da tanta fitta umidità brulicante di vita. Loro invece tirano fuori qualche sopito istinto primordiale e si trovano immediatamente a loro agio nei panni del giovane esploratore. Cerco di adattarmi e farmi andar bene le tarantole che si aggirano in bagno, gli scarafaggi che infestano la lancia, e tutto il sottobosco di insetti che popola le rive del grande fiume e attenta alla mia quiete. Quando vengo trascinata nella nottata sotto le stelle da Cesar ed Avidano, piove a dirotto. Risaliamo il canale sotto il diluvio universale che disegna arcobaleni nell’aria. Campeggiamo sulla riva, un angolo umido e ombroso di mondo, dentro una foresta tanto fitta che le gocce di pioggia quasi non toccano il suolo. Un colibrì inzuppato si ripara nel suo nido sotto una foglia. Almeno lui si sente a casa. Cesar monta il campo e tende le reti immergendosi completamente nelle acque scure e ricche di sedimenti. Ma la pesca va male e consumiamo una cena frugale a base di zuppa di avena al cioccolato. La pioggia scrosciante ci toglie il piacere dei rumori della giungla, ma forse e’ meglio così. In compenso nella notte una strana resina rossastra cola dagli alberi sulla tenda, regalandoci un attimo di terrore al pensiero di qualche predatore affamato che sia aggira sopra le nostre teste. La mattina un cacciatore in canoa si unisce a noi per colazione. Sta risalendo il fiume, schioppetto in spalla, sulle tracce di una specie di tacchinella della selva. Fede, ormai vittima del richiamo della foresta, decide di accompagnarlo per un tratto. A me tocca sbaraccare il campo, avvolta in una nuvola di zanzare, con Cesar che impreca contro lo Shapshica, lo gnomo del bosco, che sembra aver fatto sparire il suo machete nella notte. E’ tutto molto primitivo, uomini a caccia, donne in cucina. Ma anche questa volta e’ andata, ora la casa palafitta mi sembra il miraggio di un hotel a cinque stelle.

20140709-083749-31069872.jpg

20140709-083928-31168367.jpg

Riemergiamo alla civiltà dopo oltre dieci giorni di Amazzonia. Iquitos, una delle città più grandi del Perù, e’ piazzata sulla riva sinistra del Rio delle Amazzoni, in piena selva, quasi al confine col Brasile e la Colombia, ed e’ irraggiungibile via terra. Tutto si muove sull’acqua da queste parti, oppure in aereo. Il nostro volo per la costa ci attende, ma ci regaliamo un ultimo capitolo del libro della giungla visitando il mercato di Belem, una specie di Venezia amazzonica anche nota come il quartiere più malfamato della città. Definire il suo mercato colorito e’ un eufemismo. All’altezza dei più caotici e puzzolenti mercati asiatici, le bancarelle di Belem offrono un guazzabuglio di pesci esotici ricoperti di mosche, scimmie squartate, coccodrilli alla griglia, tartarughe strappate dai propri gusci con le uova e le interiora in bella mostra, larve fritte, cuori di palma, cortecce magiche e beveroni miracolosi. Fango dappertutto che risale sulle gambe e si mescola al ghiaccio che cola dagli scatoloni dove si conserva il pesce. Il machete e’ in assoluto l’oggetto più venduto. Normale, per chi deve aprirsi un varco nella foresta ogni volta che deve rientrare a casa. Una donna stende le sue frattaglie in bella mostra come una tendina, una bambina dorme sul bancone del macellaio e gli avvoltoi sui tetti attendono che scenda la sera per ripulire le carcasse. Per me e’ davvero ora di andare.

20140709-083359-30839606.jpg

20140709-083401-30841525.jpg

20140709-083443-30883149.jpg

20140709-083439-30879118.jpg

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...