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Cina – Informazioni Pratiche

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HONG KONG
DA FARE:
Mangiare ravioli al Din Tai Fung e fare il bagno a Stanley Beach. Lo spettacolo notturno di musica e luci sui grattacieli e’ invece una cineseria pazzesca.

ZHANGJIAJIE
DA FARE:
Rinunciare all’ascesa finale della scoscesa Terrazza del Paradiso e’ come essere saliti fino in cima invano.
DORMIRE:
Albergo cinese all’ingresso sud del parco – 100y doppia con bagno e balcone – umido.
Zhongtian International Youth Hostel – 40y a letto in camera da 4 senza finestra – grazioso giardino sul tetto.

BEIJING
DA FARE:
Chi non ha mai scalato la Grande Muraglia non è un vero uomo. A Huanghuacheng non si paga il biglietto e non ci sono turisti.

XI’AN
DA FARE:
Affrontare la ressa per ammirare l’armata di terracotta non ha prezzo.
DORMIRE:
Xiangzimen Youth Hostel – 50y a letto in camera da 4 senza finestra – accanto al South Gate, con giardino interno pergolato dove servono caffè Lavazza.

DUNHUANG
DA FARE:
Un’escursione allo Yadang National Park e’ come un viaggio sulla luna.
DORMIRE:
Zephyr International Youth Hostel – 30y a letto in bungalow spartani immersi in un’oasi di pace – nel deserto di notte fa un freddo terribile.

JIAYUGUAN
DA FARE:
Entrare nella fortezza non vale il costo del biglietto, mentre la vista dall’esterno, soprattutto al tramonto, e’ molto suggestiva.
DORMIRE:
Jinye Binguan – 60y senza bagno – il cesso in comune puzza peggio delle fogne di Calcutta.

ZHANGYE
DA FARE:
Ci siamo fatti scappare l’escursione al Parco Geologico, vera meraviglia della natura non segnalato su nessuna guida.
DORMIRE:
Liangmao Binguan – 138y con bagno – bellissima la camera, acidissima la proprietaria.

XINING
DA FARE:
Mangiare Jing Jiang Rou Si (striscette di maiale in salsa soia con scalogno e crespelle di tofu) al Lele Biandang.
DORMIRE:
Lete Youth Hostel – 100y doppia senza bagno con vista mozzafiato dal sedicesimo piano – nuovissimo e molto ospitale.

TONGREN – REPKONG
DA FARE:
Gustarsi una coppa di yogurt di yak al naturale ricoperto di zucchero. Il migliore lo fa il vecchio proprietario della bottega accanto all’ingresso del monastero. Per non pagare il biglietto basta entrare nel complesso da una via laterale.
DORMIRE:
Albergo cinese in mezzo al mercato – 100y doppia con bagno – sprovvisto della maledetta autorizzazione per turisti occidentali, ci ha ospitati solo perché in compagnia di altri cinesi.

TAWO – GOLOG
DA FARE:
Scorrazzare su un taxi nelle praterie circostanti alla ricerca delle tende nomadi dei pastori Golok, senza farsi mordere da un mastino tibetano.
DORMIRE:
Bettola senza nome davanti alla stazione dei bus – 60y doppia senza bagno – gelido, coperte aromatizzate al caprone e con un cesso tremendo, ma gestito da una famiglia mussulmana gentilissima e con un buon ristorante.
Hotel – 100y doppia senza bagno – camere calde e confortevoli.

XIAHE
DA FARE:
Partecipare alla kora maratona intorno al monastero con i pellegrini ed i vecchi del villaggio.
DORMIRE:
Labrang Red Rock Intenational Hostel – 120y doppia senza bagno – bellissimo complesso in stile tibetano con giardino e ristorante.

SONGPAN
DA FARE:
Per evitare la ressa e godersi il panorama, salire a piedi durante la visita del Parco di Huanglong. I cinesi vanno tutti in seggiovia.
DORMIRE:
Shun Jiang Guesthouse – 100y doppia con bagno e scaldaletto elettrici – dehor al coperto con divanetti e piante.

CHENGDU
DA FARE:
Incontrare i panda da vicino, ma per prendere in braccio un cucciolo si pagano 200 dollari. Provare l’Hot Pot, piatto tipico speziato con il famoso pepe del Sichuan, in uno dei tanti ristoranti del centro.
DORMIRE:
Sim’s Cozy Garden Hostel – 50y a letto in camera da 4 con bagno – giardino interno con fontane e coniglietti che girano liberi.

KANGDING
DA FARE:
Escursioni e trekking sulle montagne circostanti.
DORMIRE:
Zhilam Hostel – 35y a letto in camera da 8 – gestito da ragazzi americani, molto confortevole, fanno torte al cioccolato da paura.

GANZI
DA FARE:
Ascesa fino al monastero in un panorama di montagne maestose.
DORMIRE:
Chengxin Binguan – 100y doppia con bagno – di fronte alla stazione dei bus, gentili e pulito.

MANIGANGO
DA FARE:
Escursione al lago sacro di Yihun Lhatso, una pozza grigio azzurra a 3700 metri sul livello del mare.
DORMIRE:
Manigange Pani Jiudian – 80y doppia senza bagno – l’unica scelta in una cittadina da Far West, bagni primitivi, buono il ristorante, si ordinano i piatti direttamente in cucina.

DEGE
DA FARE:
Visita alla Lamasseria.
DORMIRE:
Tibetan House – 60y doppia senza bagno – sicuramente in stile tibetano, non proprio pulito e niente doccia.

BAIYU
DA FARE:
Passeggiare nella città vecchia.
DORMIRE:
Albergo cinese dal nome non identificato – 80y doppia senza bagno – pulito, con scaldaletto elettrici.

LITANG
DA FARE:
Sky Burial ogni lunedì, mercoledì e venerdì.
DORMIRE:
Garden Hostel – 35y a letto in camera da 8 con bagno – in stile tibetano, giardino interno con vitellini che pascolano liberi.

XIANCHENG
DA FARE:
Nulla da segnalare. Punto di transito lungo la strada panoramica tra Litang e Shangrila.
DORMIRE:
Hotel cinese senza nome sopra la stazione dei bus – 50y doppia senza bagno – pulito, gentili, con scaldaletto elettrici.

SHANGRI-LA
DA FARE:
Vedere la follia dei turisti che spinge la ruota di preghiera nel tempio sulla collina, al centro della città vecchia.
DORMIRE:
Dragoncloud Guesthouse – 80y doppia con bagno – freddine le camere economiche, cortile interno e ampio salotto nella zona relax.

LIJIANG
DA FARE:
Dalle 8 alle 11 di sera, in giro per locali ad assistere al delirio collettivo. Escursione a Baisha per conoscere il mitico dott. Ho.
DORMIRE:
Mama Naxi Guesthouse 1 – 90y doppia con bagno – meno affollato del Mama Naxi 2, camere piccole, ma cena in famiglia a menù fisso super conveniente: 20y a persona per otto portate.

TIGER LEAPING GORGE
DA FARE:
Escursione di due o tre giorni rigorosamente sul sentiero alto. Mai viste le stelle così vicine.
DORMIRE:
Naxi Family Guesthouse – 20y a letto in camera da 6 con finestra – gestione familiare e accogliente, buon ristorante, tramonto indimenticabile.
Half Way Lodge – 30y a letto in camera da 8 con finestra – più affollato, ma con terrazzo panoramico e buon ristorante.

DALI
DA FARE:
Tour completo del lago in bicicletta 120 km: nonostante fosse tutta pianura, ci è mancato il coraggio.
DORMIRE:
Five Elements Hostel – 80y doppia senza bagno – nuovissimo, camere lilla coordinate, giardino, zona relax con divanetti, pouf e biliardo.

YUANYANG
DA FARE:
Vedere l’alba sulle risaie evitando i punti panoramici a pagamento.
DORMIRE:
Hani Scenic Guesthouse – 60y doppia con bagno – pulito ma con molta umidità in giro, la signora cucina che è una favola e ti fa scegliere i piatti direttamente dal frigo.

KUNMING
DA FARE:
Passeggiare per le vie del centro tra massaggiatori ciechi, ragazze in minigonna e chioschi gastronomici.
DORMIRE:
The Hump – 110y doppia senza bagno – bell’ambiente pieno di giovani, biliardo e bar con terrazzo sul tetto.

KAILI
DA FARE:
Assistere ad uno dei festival delle minoranze etniche locali (Miao e Dong) in uno dei villaggi circostanti.
DORMIRE:
New Mills Inn – 98y doppia con bagno – nuovissimo, pulito e molto gentili.

ZAHOXING
DA FARE:
Escursione a piedi al villaggio di Tang’an attraverso le risaie.
DORMIRE:
Zhuanyong Binguan – 80y doppia con bagno – introvabile se non accompagnati, e’ tutto in legno, sembra una baita.

XINGPING
DA FARE:
Escursione in battello lungo il fiume fino a Yangdi, tornare a piedi lungo il sentiero, camminando per 16 km.
DORMIRE:
This Old Place International Youth Hostel – 110y camera doppia con bagno – fanno la miglior pizza che abbiamo mai trovato in Cina.

YANGSHUO
DA FARE:
Affittare una bici e girovagare sui sentieri lungo il fiume, meglio senza bucare.
DORMIRE:
Da Jing Binguan – 50y doppia con bagno senza finestra – classico hotel cinese, ma il rapporto qualità prezzo e’ molto buono.
Trippers Carpe Diem Hostel – 40y a letto in camera da 4 con bagno – il proprietario e’ un ragazzo belga e si trovano buone birre, appena fuori città, molto carino ed il personale e’ gentilissimo.

NANNING
DA FARE:
Cenare tra le bancarelle del mercato notturno.
DORMIRE:
Lotusland Hostel – 40y a letto in camera da 6 – sito lungo il fiume in peno centro, molto carino.

NOTE:
– CAMBIO – autunno 2012: 1 euro = 8 yuan
– TESSERA YOUTH HOSTEL: da fare assolutamente, costa 50y ma si risparmiano dai 10y ai 20y sul prezzo di ogni camera, a notte. Noi l’abbiamo scoperto troppo tardi!

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Chicchi di riso – La Cina dalla A alla Z

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Giorno 93.

AGOPUNTURA e COPPETTAZIONE. La medicina tradizionale cinese può essere miracolosa e Fede, il miracolato, l’ha scoperto sulla sua pelle.

BAMBINI COL CULO DI FUORI. Vanno di moda tra gli infanti braghette con lo spacco fra le chiappe che agevola l’evacuazione e fa pure risparmiare sui pannolini. Due le controindicazioni: cacche di bambino per strada e pisellini congelati in pieno inverno.

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CELLULARE. Onnipresente e onnipotente. Lo usano in continuazione, le bigliettaie distratte che ti guardano a stento e pure le vecchiette per giocare a Puzzle Bubble. Ci strillano dentro come e peggio di noi italiani. CONTROLLORI. Un mito dei trasporti cinesi. Efficienti, gentilissimi, ci hanno salvato più di una volta, aiutandoci con tratte e coincidenze. Ridicole le donne con tacco dodici che barcollano sugli autobus mentre strappano biglietti.

DUMPLINGS variopinti, ripieni, fritti, in salsa soia. I ravioli al vapore si guadagnano di diritto un posto d’onore nella nostra top ten della guida Slow Food Made in Cina.

ECCENTRICITÀ. Minigonne di pelle, pelliccette leopardate, stivaletti arancioni, ciuffi di capelli in stile emo, felpe con orecchie panda penzoloni. I cinesi osano, bisogna riconoscerlo. A volte cadono nel kitsch o nel un look un po’ battona, ma evidentemente non temono giudizi.

FOLLE DI TURISTI. Tutti in fila dietro una bandierina: urlano, sputano, spingono, ruttano, fanno duemila foto e in un secondo passano oltre, ma dietro di loro un’altra orda e’ già pronta in agguato…e così via senza fine.

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GRANDE MURAGLIA. Non delude, e’ esattamente come la immaginavamo.

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HOT POT. La bourguignonne cinese in brodo piccante che schizza un po’ ovunque su tavoli e vestiti. Istruzioni per l’uso: e’ meglio non arrivarci sopra troppo affamati e lasciare agli ingredienti il tempo di cuocersi.

IDEOGRAMMI. Quando la calligrafia si sposa col disegno. INCOMPRENSIBILI. Se non li conosci non hai speranza, non lasciano spazio all’intuizione.

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LAVORI IN CORSO. I cinesi rifanno il trucco alle proprie città ogni quattro anni, come le Olimpiadi o i Mondiali di calcio. Costruire per distruggere, urlerebbe Manuel Agnelli. Cazzo di polvere in gola, bestemmiamo noi.

MANICOTTI. Donne terrorizzate all’idea di sporcare le maniche di giacche, maglioncini o camicie, vanno in giro con floreali paraspruzzi che coprono l’avambraccio dal polso al gomito. Però non si fanno problemi a sputare sui piedi altrui.

NOODLES. Alla faccia degli spaghetti. E di chi dice che sono tutti uguali. Da quelli superlativi del Sichuan e dello Yunnan, a quelli grassi e meno invitanti del Tibet, la qualità ed il gusto variano enormemente. Di alcune tipologie ci siamo letteralmente ingozzati, e non ne saremmo ancora stufi.

OSPITALITÀ. Grande, generosa, quasi commovente quando e’ elargita da chi vive veramente con poco.

PIAZZA TIEN’ANMEN, la piu grande del mondo. Ha sostituito la Piazza Rossa come centro del potere comunista, spauracchio di ogni neoliberista che si rispetti. Troneggia nel centro il mausoleo di Mao, con il corpo imbalsamato in bella vista, a perenne ricordo del Grande Timoniere. PARCHI. Luogo di ritrovo per vecchi giocatori incalliti che si sfidano nei tornei di mahjong, monelli in bicicletta che lanciano petardi, coppiette che limonano, seguaci del taichi intenti ad emulare il maestro, donne in cerchio che la sera si rilassano nei balli di gruppo. Una passeggiata nel verde per incontrare la fauna locale.

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QUANDO INIZIERANNO A PENSARE OGNUNO CON LA PROPRIA TESTA?

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RISO IN BIANCO. Principe in chicchi, e’ alla base dell’alimentazione collettiva. Come per noi il pane, accompagna tutte le pietanze. Non così immediato imparare a mangiarlo con le bacchette, anche se qui lo sanno fare persino i bambini. RISAIE. Bellissime, terrazzate, verdeggianti. Suggestive all’alba come al tramonto, quando la luce bassa si riflette sulle pozze d’acqua. Sono tra gli spettacoli agresti più autentici del paese.

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STAZIONI DESERTE. Stranezze di questo paese: i viaggiatori attendono stipati nella sala d’aspetto, biglietto in mano, che i cancelli si aprano concedendo alle mandrie ed alle loro valigie il transito fino ai treni. Vietatissimo attardarsi o girovagare sui binari. STAZIONI FANTASMA. Quando arrivi la notte sono talmente vuote da risultare inquietanti, spettrali. Direttamente da 1984 di George Orwell. SEMI DI GIRASOLE. Una scia di gusci vuoti li segue dappertutto, come Hansel e Gretel. È il passatempo per eccellenza, anche se rosicchiare come scoiattoli richiede comunque una certa abilità. Cina e Spagna non sono mai state così vicine.

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THE VERDE. I cinesi bevono solo quello, e grossi quantitativi di grappa fatta in casa quando cenano assieme. Ogni uomo, donna o bambino non si muove senza il suo fido amico TERMOS. Ricariche gratuite di acqua calda presso ogni bar, stazione o ristorante.

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UOMO DALLA TESTA NERA o Han. È l’etnia dominante, teste sparate dalla capigliatura folta e scura. I pelati quasi non esistono in questo paese. Le donne sembrano sempre fresche di parrucchiere, nelle loro chiome lucenti e perfette, quando invece si lavano in piccole bacinelle sullo stipite di casa. UCCELLI CANTERINI e GRILLI DA COMBATTIMENTO. I cinesi traggono un sottile piacere dall’antica tradizione di allevare questi curiosi animali da compagnia. Nutriti, coccolati, portati a spasso per svagarsi un po’, sfoggiati con orgoglio davanti agli amici.

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VIVERE di Yu Hua. Il libro che ci ha introdotto in questo viaggio. Quando abbiamo visto da vicino un contadino arare la terra con il suo bufalo, non abbiamo potuto fare a meno di commuoverci pensando a Fugui ed alla sua straordinaria storia.

ZUPPA ISTANTANEA, il vero feticcio. Una bomba chimica che alla lunga genera assuefazione, quasi dipendenza. Ideale per viaggiare, la amano tutti, sui treni, sugli autobus, con aggiunta di salsiccia o uovo sodo.

Hai voluto la bici?

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Giorno 92.

Non sono Pantani e nemmeno Cipollini. Poi la bici mi fa male al culo, alla schiena, alle mani, e sono pure abbastanza impedita. Ma una gita classica sul fiume Li prevede almeno un’escursione a due ruote lungo le sue sponde, attraverso una ragnatela di sentieri sparsi fra le rive e i campi.

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Dopo tanto grigio, finalmente un pallido sole fa capolino a riscaldare la nostra giornata. Sono di ottimo umore, mi compro pure una coroncina di fiori e mi trasformo in una vera Cicciolina a pedali. Ora sono pronta al sacrificio.

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Solo che quando piove per una settimana consecutiva, i sentieri diventano un fiume di fango e mi ritrovo intrappolata a pedalare nelle sabbie mobili. Le cosce mi bruciano e non posso fare a meno di pensare che presto o tardi farò la fine della donna grassa di Dali, stipata nel moto taxi con la sua bici rosa. Come sempre Fede mi sprona, e mi frusterebbe pure se servisse a farmi andare più veloce.

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Attraversiamo ponti di pietra, agrumeti e campi di cotone, in un paesaggio surreale di campagna molle e colline con la gobba. Alcuni vecchi pescatori usano ancora i cormorani, addestrati alla pesca come cani da riporto.

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Sulle nostre Hunter rosso fuoco, sfrecciamo accanto a pontili affollati dove i turisti cinesi attendono di essere imbarcati su canoe di bambù che li traghettano sul fiume a cifre folli. Non manca il solito servizio fotografico obbligato con chi ci vuole nelle foto ricordo, come incontri esotici da sfoggiare con amici e parenti. Fede buca due volte e, per fare il furbo, cade pure nel fango, gambe all’aria e bici sottosopra, come una tartaruga rovesciata.

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Ritorniamo a notte fonda, dopo nove ore di scrollaculo. Il giorno seguente sono a pezzi, ma mi sembra ancora di sentire il silenzio della campagna, il placido scorrere del fiume ed il profumo degli agrumi. Poi ho sempre la mia coroncina.

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Come Pan di Zucchero

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Giorno 90.

Il corso del fiume Li e’ uno dei paesaggi carsici più suggestivi di tutta la Cina, tanto amato da essere riprodotto persino sulle banconote da 20 yuan. Per otre 400 chilometri e’ fiancheggiato da verdi colline, tondeggianti come pan di zucchero, in una scenografia quasi unica al mondo, eccezion fatta per la Baia di Halong.

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Arriviamo a Xingping in una giornata di pioggia senza speranza. La cittadina e’ tranquilla, i cinesi non dormono qui, vanno e vengono in gita di giornata dalla vicina Yangshuo, che pare esser diventata la nuova metà ultra turistica dello Guangxi. Ci sistemiamo in un’ostello super accessoriato dove ci servono pizza cotta nel forno a legna e tutta la saga di Harry Potter in dvd. Verso sera il cielo si apre in un tenue tramonto. In fretta e furia ci arrampichiamo sulla cima del picco panoramico per prendere una boccata di luce. Dopo 1159 gradini scivolosi, conquistiamo la vetta nella luce densa e dorata del sole che si tuffa dietro le colline. Il fiume e’ placido e in questo punto si apre in un’ansa luminosa che abbraccia la vista.

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L’indomani ci incamminiamo sotto un cielo plumbeo per il trekking lungo il corso del fiume tra i villaggi di Xingping e Yangdi. Il paesaggio e’ incantevole, le colline sembrano panettoni ricoperti di muschio, oppure molari boscosi, ma il brutto tempo non ci permette di godere appieno dell’incanto in cui è immersa la valle. Nelle quattro ore di cammino, Fede mi racconta tutta la storia di Roma, dalla fondazione alla caduta dell’impero, gongolante come un bignami vivente, mi fa pure il bianco dell’occhio.

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Lungo il tragitto compriamo miele selvatico, almeno così ci dicono.

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Dopo oltre sedici chilometri attraverso fangosi sentieri di campagna, tre guadi su zattere di bambù, arriviamo a destinazione, dove cadiamo vittime del racket dei barcaioli che traghettano turisti avidi di pixel tra i due villaggi. Finiamo imbozzolati in giubbotti salvagente catarifrangenti, a mangiar moscerini dal sedile in prima fila. È il crepuscolo quando, sfiniti, rientriamo finalmente a casa.

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Capodanno in salsa Miao – Parte 2

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Giorno 87.

Il villaggio della nostra famiglia adottiva e’ disperso da qualche parte nelle montagne boscose intorno a Leishan. Qualche casa in tutto, per la maggior parte in legno vecchio, reso scuro ed umido dal tempo. C’è un gran fermento in giro, si sente l’elettricità nell’aria, quella prima delle feste. Le famiglie si preparano per le mangiate pantagrueliche e con cura predispongono fuori casa un arsenale di fuochi d’artificio, minacciosi e ben allineati. Nei cortili le donne si lavano i capelli nelle bacinelle, altre preparano focacce di colla di riso, battendole con un pesante martello di legno, quando la cucina diventa fatica. Sono tutti intenti a pelare, a spennare, mentre il buonumore dilaga. I parenti di Ley hanno comprato tre maiali per l’occasione e domani sara’ il gran giorno della macellazione, rigorosamente fatta in casa. Nonostante l’invito a fermarci, saremo già lontani, per mia fortuna.

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La casa e’ lontana dalla strada, un sentiero di cemento battuto scende in mezzo alle terrazze di riso per alcune decine di metri. Il marito di Ley sta costruendo una nuova abitazione per i genitori, proprio accanto a quella vecchia che cade letteralmente a pezzi e che a lavori ultimati verrà misericordiosamente abbattuta. I genitori sono contadini di una volta, producono da soli quasi tutto ciò che consumano, dal riso al tabacco, dalla legna da ardere al peperoncino, e sono decisamente orgogliosi del figlio, si vede: con immensi sacrifici devono averlo fatto studiare ed oggi è un architetto con una buona posizione ed una moglie Han. Il padre e’ un uomo di mezz’età dal sorriso ampio e la giacca rattoppata, che siede a disagio sul divano nuovo, ancora fresco di celofan, forse il primo della sua vita. La madre e’ minuscola, indossa una casacca turchese di velluto ricamato a mano e copre l’elaborata acconciatura tradizionale con un asciugamano da bidè, credo per non sporcarsi i capelli in cucina. Se lo sfila raramente e solo per farsi fotografare. Pranziamo nella vecchia casa, su minuscole panchette di legno, in una stanzetta buia ed annerita dal fumo, l’unica con il riscaldamento centralizzato, costituito da una grossa stufa a legna posta al centro che usiamo anche come tavolo. Zuppa di anatra, pollo con verdure e riso bianco, appesi alla pareti intorno a noi penzolano peperoncini e patate dolci. Il pranzo e’ gustoso anche se la carne e’ molto grassa, ma a loro sembra piacere così soprattutto la pelle che io invece trovo durissima e quasi immasticabile. Continuo a sorridere e ad inghiottire i bocconi interi.

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Hau Hau ha due anni, non parla e barcolla quando cammina, ma usa l’iPhone e ama la “danza”. Cerca sul cellulare di sua madre Ley un videoclip di musica tecno-cino, decisamente tamarra, e si diverte ad imitare i ballerini, mentre sgambettano sullo schermo in improbabili completini verde fosforescente e giallo limone. Alza il volume a stecca, saltella qua e la ad un ritmo incessante e psichedelico, batte le mani e si butta per terra quando anche i suoi beniamini lo fanno. Va avanti così per ore, copiando le mossette come un artista consumato, sempre e solo la stessa canzone che spacca i timpani (e le balle) a tutti quanti, familiari compresi. Poi, alla duecentesima volta che la scena si ripete, quando il cellulare ormai e’ scarico ed è pure ora di finirla perché il pranzo e’ servito, lui piange disperato. I nonni hanno appena preso un cucciolo di cane spelacchiato e puzzolente, e lui per consolarsi si mette a strapazzarlo senza pietà, come un uovo al tegamino. Lo seguo con lo sguardo, preoccupata perché credo che lo farà cadere nella stufa e ci toccherà mangiarlo a cena. Questo bambino e’ un toro. Un’ora prima, mentre suo zio lo sorvegliava, e’ caduto dal sentiero di cemento dietro casa e si è scorticato mezza faccia, ma non ha quasi versato una lacrima. Suo nonno, intento a spennare l’oca, e’ accorso fulmineo e con mano sapiente ha coperto la ferita con foglie di tabacco fresche, appena tritate. Incredibilmente ha smesso subito di sanguinare.

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Dopo pranzo vado a fare due passi dietro casa, dove trovo Hau Hau tutto solo nel luogo in cui poco prima si è spaccato la faccia, mentre grida ed indica agitato verso la cima del sentiero. Apprensiva, lo stringo per mano e lo accompagno su per la salita, per capire cosa sta cercando. Troviamo il suo cucciolo pancia all’aria, tra le zampe di un altro cane adulto e ringhiante. Hau Hau si dibatte dalla mia stretta, vuole salvare il suo amico! Cazzarola non so che fare: mentre cerco di afferrare il cagnetto, senza lasciare la mano del bambino per evitare che si butti di nuovo giù dalla scarpata e senza farmi mordere dall’altro cane, Hau Hau parte all’attacco vorticando calci e pugni al cattivone e riuscendo a fargli mollare la presa. Giustizia e’ stata fatta, sollevata e sbigottita della grinta dimostrata dal mio nuovo piccolo amico, trascino via entrambi prima che sopraggiunga qualcos’altro a guastarci il lieto fine. Hau Hau dal canto suo pare molto soddisfatto.

La nostra famiglia passa il pomeriggio a spadellare, affannata nei preparativi del grande party notturno. Tutti cucinano uomini compresi, mentre le donne a turno si preparano indossando gli abiti tradizionali di ciniglia blu e si acconciano le chiome in enormi pomodori, puntati sul capo con sgargianti fiori di plastica e pettinini d’argento. In realtà si aiutano con capelli finti, lunghe code di cavallo che incrementano i volumi, come una specie di push up. Noi ci leviamo di torno per lasciarli lavorare, seguiamo il padre di Ley nei boschi, alla ricerca di fantomatiche ghiande, un po’ nocciole un po’ castagne, che non riusciremo mai a trovare. Il vecchio sembra quasi intimorito dalla nostra presenza, dall’impossibilità di comunicare con noi, e quando gli spieghiamo a gesti che intendiamo tornare al villaggio, mi pare quasi sollevato. L’aria e’ satura di umidità, la nebbia inizia a salire dal fondovalle e fa sembrare la vegetazione ancora più folta, camminiamo su tappeti di foglie morte e ghiande cadute. Attraversiamo il villaggio e le risaie, passiamo accanto a una famiglia che sta macellano un capretto, cammino ad occhi bassi, non voglio vedere l’agonia della bestiola, mi basta il suo belato.

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Tradizionalmente la festa propiziatoria del nuovo anno coinvolgeva l’intero villaggio. Oggi ogni famiglia fa per conto suo, ma tutte con le stesse regole. Tre cose devono abbondare come buon auspicio per l’anno a venire: i fuochi d’artificio, il cibo e gli invitati. Al nostro party arrivano almeno cinquanta persone dalla città, tutti coi SUV, tutti troppo eleganti per finire stipati nel futuro salotto dell’edificio ancora in costruzione, coi divanetti di vimini appena usciti dal celofan. Le donne affondano nel fango sul loro tacco dodici e quando chiedono dov’è il bagno le immagino scarpinare nel buoi, in mezzo alle risaie ed alla merda di gallina, fino alla latrina. I petardi scoppiano senza sosta, nel nostro cortile, nei cortili delle altre case del villaggio, nei cortili di tutte le case di tutti i villaggi della valle. I fuochi di artificio brillano enormi sopra di noi, illuminando la campagna, a dimostrazione del fatto che questi cinesi con il kit del piccolo piromane sanno quello che fanno. Per oltre un’ora, sembra una gara o una guerra. I maiali impazziti, nell’ora dell’ultima cena, cercano di fuggire dalla porcilaia, senza risultati.

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Passiamo la serata tra giocatori incalliti di mahjong e vino bianco distillato in casa che la vecchia madre fa tracannare a tutti i convitati dalla stessa tazza sbeccata, mentre intona canti antichi. Nemmeno ora ha tolto il suo asciugamanino. Il cucciolo, terrorizzato dai boati, e’ stato rinchiuso in una gabbia, mentre Hau Hau spadroneggia tra gli ospiti. Fede seduto accanto al padre non riesce più a sganciarsi, il vecchio continua a farlo bere e brindare, mentre lui sfoggia un sorriso forzato, gridando “campai”. Lo vedo fingere quando può, ma l’uomo gli rabbocca in continuazione il bicchiere, temo per la sua incolumità. Poi la musica si spegne, gli amici se ne vanno, troviamo un passaggio per la città. Il padre ci accompagna fino alla strada, non vuole lasciarci andar via. Non la finisce più di abbracciarci, di salutarci, di ringraziarci, di cosa poi quando siamo noi ad essere commossi da tanta ospitalità. Aspetta con noi finché il mega SUV non viene a caricarci. Mentre saliamo in macchina il vecchio è ancora li, al buio, con la sua giacca scucita, alla cima del sentiero che ci saluta con la mano. Sta piangendo.

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