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Filippine – Informazioni Pratiche

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SANTA JULIANA
FARE:
Escursione al cratere del Vulcano Pinatubo, anche se da un paio di mesi e’ proibito fare il bagno nel lago. Un vero peccato perché, dopo la camminata sotto il sole, le sue acque cristalline paiono terribilmente invitanti. Sulla via del ritorno si può visitare un villaggio Aeta, un’esperienza davvero autentica.
DORMIRE:
Bognot Homestay – 400 pesos a persona in camera da quattro, con colazione inclusa – questa graziosa casetta adattata ad accogliere turisti e’ l’unica accomodation in tutto il paese. Si servono ottimi pasti casalinghi cucinati su richiesta, al costo di 100 pesos. Il titolare organizza escursioni private al vulcano, ma per chi vuole risparmiare qualcosa e’ sufficiente rivolgersi all’ufficio turistico per dividere una jeep con i numerosi visitatori che raggiungono il sito in viaggio di giornata.

VIGAN
FARE:
Una passeggiata nel centro storico in stile coloniale, per chi vuole osare anche in calesse. E’ l’unica città delle Filippine a vantare qualcosa di “storico” da visitare.
DORMIRE:
Green R Hotel – 700 pesos doppia con bagno e A/C – grande albergo nella piazza del mercato, camere standard, ma piene di zanzare.
Granpa’s Inn – 630 pesos doppia senza bagno – ricavato in una vecchia casa coloniale restaurata, offre camere ariose e una buona cucina a prezzi non proprio economici.

PAGUDPUD – SAUD BEACH
FARE:
Probabilmente una delle spiagge più belle delle Filippine che offre tramonti indimenticabili. E’ ancora poco conosciuta dal turismo straniero, mentre è molto amata dai locals, dunque da evitare durante le grandi festività, tipo Pasqua eccetera.
DORMIRE:
Villa Carlina – 1000 pesos doppia con bagno – ottime camere all’interno di complesso nuovissimo a due passi dal mare, anche se i prezzi raddoppiano durante le festività. Il padrone e’ un tipo simpatico e molto ospitale.

TABUK
FARE:
Niente, a parte evitare la dengue.
DORMIRE:
Golden Berries Hotel – 1200 pesos doppia con bagno e A/C – prendiamo la camera più economica a disposizione, niente di eccezionale a dire il vero, ma inserita in un complesso di gran lusso, con piscina, giardino e ristorante.

TINGLAYAN – LUPLUPA
FARE:
Escursione al villaggio di Buscalan per incontrare l’ultima tatuatrice tradizionale, oggi ultranovantenne, ancora in attività. Per chi vuole osare, il tatuaggio si pratica a mano usando le spine di una pianta locale. Il simbolo tradizionale, diffuso fra i discendenti dei cacciatori di teste, e’ la scolopendra.
DORMIRE:
Riverside Inn – 500 pesos doppia senza bagno – camere semplici, ma pulite. Il proprietario Otmar e’ un simpatico tedesco che racconta volentieri la vita e la storia della comunità. I pasti, su richiesta, si consumano a tavola con tutta la famiglia.

SAGADA
FARE:
La vista alle Hanging Coffins, le bare sospesa, non richiede più di un mezzo pomeriggio, ma il top da non perdere e’ l’escursione nelle grotte. Due i percorsi offerti, con diversi livelli di difficoltà. La Cave Connection e’ davvero tosta, dalle quattro alle cinque ore di discesa, per un dislivello di oltre centocinquanta metri dentro la montagna, attraverso pozzi e passaggi da brivido. La guida e’ fondamentale, altrimenti il rischio di perdersi, o finire sfracellati in qualche crepaccio, e’ piuttosto elevato.
DORMIRE:
George Guesthouse II – 500 pesos doppia con bagno – appena fuori dal centro, offe camere semplici e luminose, con una bella vista sulle montagne circostanti.

BANAUE
FARE:
Punto di partenza per un trekking di qualche giorno attraverso le risaie più belle che abbiamo mai visto. A qualche chilometro dal paese si trovano alcuni scorci panoramici degni di nota, raggiungibili a piedi o noleggiando un tricycle.
DORMIRE:
People Lodge – 500 pesos doppia senza bagno – le camere al piano superiore, in legno, sono decisamente migliori e meno umide di quelle al pian terreno. Hanno muri molto sottili, perciò c’è da sperare di non avere vicini troppo rumorosi.
Sanafe Lodge – 200 pesos a persona camera da otto senza finestra – nel complesso il Lodge e’ di ottimo livello, le camerate hanno il bagno e l’acqua calda, resta il problema umidità per le camere al piano inferiore.

BATAD – CAMBULO – PULA
FARE:
Trekking di tre giorni e due notti in mezzo alle risaie. I villaggi sono raggiungibili soltanto a piedi, dopo una prima tappa di avvicinamento in Jeepney o in Tricycle da Banaue. Un piccolo zainetto con il necessario per cambiarsi e dormire e’ sufficiente, perché in loco si trovano facilmente cibo e acqua, anche se a prezzi maggiorati, soprattutto l’acqua. La guida non è necessaria, contrariamente a tutto quello che cercano di farci credere in albergo a Banaue, dove a tutti i costi ci vogliono vendere un pacchetto completo. Non è facile perdersi se si segue sempre il sentiero principale ed in ogni caso lungo le terrazze si trovano spesso bambini o contadini cui chiedere indicazioni. Batad e’ sicuramente il posto più affascinante, ma anche il percorso tra Cambulo e Pula regala scorci mozzafiato. Le tappe sono tutte in salita e piuttosto faticose, perché l’umidità sfinisce.
DORMIRE:
BATAD – Hillside Inn – 400 pesos doppia senza bagno – la tradizionale struttura in legno offre camere semplici, ma pulite. Il ristorante ha la terrazza panoramica più stupefacente mai vista.
PULA – A casa di Carmen – 200 pesos a persona – unica sistemazione possibile e non facile da trovare poiché priva di indicazioni e situata appena fuori dal villaggio, perciò e’ meglio chiedere indicazioni. Carmen e’ una vecchia signora che cucina egregiamente ed offre sette letti puliti in una grande stanza con bagno in comune. Doccia fredda ovviamente, e con il padellino.

MANILA
FARE:
Una città da evitare. Noi la usiamo come tappa alla ricerca di un bancomat che non abbia commissioni aggiuntive sui prelievi. Gli unici senza costi in tutte le Filippine sono quelli della HSBC, poco diffusi ovviamente, ma in città se ne trovano un paio nel quartiere finanziario. Poi grandi centri commerciali superaccessoriati e supercondizionati.
DORMIRE:
Friendly Guesthouse – 695 pesos doppia senza bagno e senza finestra – probabilmente la più economica in tutta la città e per questo una delle più frequentate dai backpackers. Cambiamo due stanze perché la prima sera finiamo in un loculo dove il muro gira tutto intorno al letto, senza neanche lo spazio per posare a terra lo zaino. La seconda sera ci rifiutiamo categoricamente e la nuova camera e’ molto più spaziosa. I bagni in comune, per quanto abbastanza nuovi, puzzano terribilmente, però il terrazzo sul tetto con cucina a disposizione e’ un piacevole angolo dove trovare riparo dal caos della città e cucinarsi finalmente un piatto di spaghetti.

CORON
FARE:
In paese non c’è nulla, a parte il porto. Le escursioni in barca sono obbligatorie per lo snorkeling più bello delle Filippine. Le agenzie offrono tutte gli stessi tour A-B-C-D, agli stessi prezzi, ma la Nice in Paradise aggiunge pranzi a buffet a base di pescioni grigliati, granchi e calamari giganti che danno veramente un valore aggiunto alla giornata. Bellissimo il tour alle tre spiagge, peccato non poterci dormire se non a costi proibitivi. Per gli appassionati di wreck-diving ci sono anche numerosi relitti da esplorare.
DORMIRE:
Sea Breeze Lodge – 350 pesos doppia senza bagno – posto tranquillo a gestione familiare, appena dietro il celebre e super frequentato Sea Dive Resort. Qui le camere però costano meno della metà, anche se il vicino di stanza, un turista filippino, alla fine ci ha fregato un costume da bagno e un IPod.

EL NIDO
FARE:
Anche qui le escursioni sono obbligatorie, in barca per i siti più lontani, in kayak per le spiagge sull’isola di fronte. Lo snorkeling e’ bello ma forse non ai livelli di Coron, mentre il paesaggio di spiaggette sparse tra i picchi carsici e’ molto suggestivo. Io nuoto vestita perché a tratti ci si imbatte in colonie di migliaia di meduse. Obbligatoria almeno una cena con grigliata di pesce al grande mercato notturno del villaggio.
DORMIRE:
Bacuit Lodge – 600 pesos doppia con bagno – per una camera economica e’ necessario spostarsi alcune vie all’interno del villaggio rispetto alla “spiaggia”, perché in paese una spiaggia c’è anche se sporca, piena di alghe e di barche parcheggiate. La nostra sistemazione e’ nuovissima, pulita e confortevole, ma si deve rinunciare alla vista-mare.

PORT BARTON
FARE:
Qui la spiaggia va un po’ meglio, ma per le immagini da cartolina e’ sempre necessario affidarsi alle escursioni in barca. Tramonti mozzafiato.
DORMIRE:
Elsa’s Place – 500 pesos doppia senza bagno – i bungalow vista mare come sempre sono più costosi, ma le camere sono pulite, luminose e dotate di zanzariera e balconcino.

SABANG
FARE:
Mare stupendo soprattutto sulla spiaggia poco a nord del paese. Bellissima l’escursione in barca nel fiume sotterraneo, ma sconsigliata a chi teme i pipistrelli. Per i permessi di accesso al sito, il ticket si può acquistare a Puerto Princesa, prenotando la visita in anticipo, oppure direttamente al porto di Sabang, ma sempre e solo per il giorno successivo, quindi è necessario passare almeno una notte al villaggio.
DORMIRE:
Mary’s Cottages – 600 pesos bungalow con bagno – e’ l’ultimo in fondo alla spiaggia, lontano dal porto e dall’invasione di turisti coreani. I bungalows sono spartani ma immersi in un bel giardinetto e dotati di zanzariera e terrazzino vista mare. L’elettricità e’ erogata solo poche ore al giorno.

PUERTO PRINCESA
FARE:
Noi siamo stufi, ma anche qui si possono fare escursioni interessanti a spiagge e lagune segrete. In paese invece non c’è granché.
DORMIRE:
Manny’s Guesthouse – 600 pesos doppia senza bagno – il posto e’ carino, a gestione familiare, con cucina a disposizione e un’ampia area comune. Fa un po’ caldo nelle camere.

CEBU CITY
FARE:
Il posto migliore dove passare la giornata, al riparo da traffico e smog, e’ l’Ayala Center, un enorme centro commerciale con parco interno, fontane, supermercato e ristoranti. Per il resto, meglio ripartire il prima possibile.
DORMIRE:
La Guardia Hotel – 700 pesos doppia con bagno e A/C – camere standard, pulite, ma la sistemazione nel centro vecchio della città lascia alquanto a desiderare, soprattutto di sera e’ meglio non andare in giro fino a tardi.
La Florentina – 800 pesos doppia con bagno e A/C – graziose camere in rosa con arredamento in stile italiano per l’alberghetto sito proprio accanto all’Ayala Center, nella zona più moderna della città.

SIQUIJOR ISLAND – SAN JUAN
FARE:
Affittare un motorino per visitare l’isola. Interessanti le spiagge sulla costa orientale e le cascate, dove un bagno e’ veramente d’obbligo. Meno interessante lo snorkeling ai santuari marini, soprattutto dopo essere stati a El Nido e Coron. Impossibile invece rilassarsi in spiaggia perché i sandflies uccidono. Anche i tramonti uccidono, di bellezza.
DORMIRE:
The Sylvia’s – 600 pesos doppia con bagno – la camera non è vista mare perché su una collina appena nell’interno, ma e’ molto spaziosa e accogliente. Il complesso e’ nuovissimo, con piscina ed offre anche bungalow sulla spiaggia, attrezzati con cucina, al doppio della cifra. Il ristorante e’ senz’altro il migliore trovato in tutte le Filippine e i prezzi accessibili.

APO ISLAND
FARE:
Nuotare per ore in mezzo alle tartarughe giganti e’ un’esperienza indimenticabile.
DORMIRE:
Ronor’s Homestay – 500 pesos doppia senza bagno, colazione inclusa – Ronor e’ una simpatica vedova che offre camere in legno al piano superiore della sua abitazione. E cucina da dio. L’elettricità viene erogata col contagocce e sull’isola non c’è acqua, quindi attenti a non sprecare.

MALAPASCUA ISLAND
FARE:
Per i divers e’ una tappa fondamentale per immergersi e nuotare con gli squali volpe. I coralli invece sono tutti morti, per colpa della indiscriminata pesca con le bombe degli anni passati. Da non perdere una pizza al ristorante Angelina, oppure gli spaghetti al nero di seppia.
DORMIRE:
Hiltey’s Hideout House – 500 pesos doppia senza bagno – anche qui bisogna togliersi dal lungomare per una sistemazione economica. Il complesso ha un bel giardino, dove si trovano le stanza piu costose, mentre quelle economiche sono un po piu appartate, ma pulite e con un ampio terrazzo.

BANTAYAN ISLAND – SANTA FE
FARE:
Sugar Beach e Paradise Beach sono senza dubbio le spiagge più suggestive dell’isola, tutte vicino a Santa Fe. Il resto non offre molto, tranne per gli appassionati di combattimenti tra galli.
DORMIRE:
Payag N JK – 500 pesos doppia con bagno – a due passi dalla spiaggia, il complesso di nuova apertura offre camere accoglienti, stile Ikea, con terrazzino e cucina in comune.

TACLOBAN
FARE:
Nulla, solo una tappa lungo la via di ritorno verso Manila.
DORMIRE:
Royal Suites – 750 pesos doppia con bagno e A/C – appena accanto alla stazione dei minivan, e’ un grande albergo che offre camere standard, abbastanza pulite.

SORSOGON
FARE:
Nulla ,solo una tappa lungo la via di ritorno verso Manila.
DORMIRE:
Asia Novotel – 680 pesos doppia con bagno e A/C, per dodici ore – alla fine siamo capitai in una catena con stanze ad ore, ma la camera e’ veramente ottima.

DONSOL
FARE:
Purtroppo non abbiamo visto gli squali balena, nonostante una costosa uscita in barca. Sono ormai due anni che gli avvistamenti in queste acque sono sempre più rari. Per chi volesse vederli e’ meglio provare a Oslob, sull’isola di Cebu, dove le bestiole di oltre quindici metri sono nutrite quotidianamente dai barcaioli che li attirano col plancton. Sicuramente un’esperienza meno suggestiva, ma almeno l’incontro e’ assicurato!
DORMIRE:
Shoreline Resort – 600 pesos doppia con bagno – camera dignitosa, con giardino e ristorante che offre piatti molto cari, ma nei pressi del centro marino tutto e’ parecchio costoso. E’ la stanza più economica che riusciamo a trovare.

LEGAZPI
FARE:
Un’escursione in quad nel letto del fiume fino alle pendici del Vulcano Mayon rompe il culo, ma lo spettacolo e’ davvero suggestivo
DORMIRE:
Sampaguita Tourist Inn – 400 pesos doppia con bagno – la camera e’ piccola e vecchiotta, ma è l’unica disponibile in tutta la città per via di un congresso. La cosa veramente preoccupante e’ il cartello, affisso all’esterno all’edificio, che avvisa la clientela che la palazzina e’ ad elevato rischio incendio.

NAGA
FARE:
Nulla, solo una tappa lungo la via di ritorno verso Manila.
DORMIRE:
SOGO Hotel – 603 pesos doppia con bagno e A/C, per dodici ore – ennesima stanza ad ore, con luci rosse, specchi dappertutto e fil porno gratuiti in TV…. La catena e’ meno bella dell’Asia Novotel, ma è proprio adiacente alla stazione degli autobus, quindi per noi molto comoda.

CLARK
FARE:
Noi aspettiamo l’aereo, ma per gli appassionati del genere la cittadina, sede della ex base militare americana, e’ la più rinomata per la prostituzione femminile, insieme alla vicina Angeles.
DORMIRE:
SOGO Hotel – 820 pesos doppia con bagno e A/C, per dodici ore – come sopra.

NOTE:
– Cambio febbraio/aprile 2013: 1 Euro = 53 Pesos circa.

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Io canto – Le Filippine dalla A alla Z

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Giorno 220.

AIUOLE. La passione per il giardinaggio contagia un po’ tutti. Dalla villetta, alla più semplice capanna di legno, tutte vantano giardinetti recintati da piante e fioriere in perfetto ordine. Però non si vede mai nessuno prendersene cura. ADOBO, e’ il metodo tradizionale di cottura della carne, pollo, maiale o vitello che sia. Lo spezzatino si cuoce in un intingolo scuro di salsa soia misto a pepe, tanto pepe, che gli conferisce un gusto decisamente molto saporito.

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BALUT. Uno dei piatti più ostici di tutta l’Asia. Si tratta di un uovo d’anatra fecondato, per cui ti ritrovi a mangiare di fatto un feto a diversi gradi di sviluppo. In alcuni casi ha già la piume. Solo per stomaci forti.

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CEVICHE. Chiamato qui kinilaw, e’ uno dei nostri piatti preferiti, di chiara ispirazione sudamericana. Pesce crudo con cipolla, pomodoro e zenzero, marinato in limone e aceto. Il migliore, quello preparato sul momento da due barcaioli con una conchiglia gigante appena pescata, non sappiamo quanto legalmente.

DISASTRI NATURALI. Pare che le Filippine siano il paese al mondo più soggetto a catastrofi naturali. Terremoti, tsunami, frane, alluvioni, eruzioni vulcaniche…non si fanno mancare niente.

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ELEZIONI. Città e paesini sono tappezzati di manifesti dei loschi figuri candidati alla guida del paese. Alcuni sembrano preti, altri hanno un ceffo degno dei peggiori narcos. Il migliore e’ senza dubbio un ibrido tra Hugo Chávez ed il Walter Sobchek del Grande Lebowski. Con tanto di camicia militare.

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FUNERALI CON LA BANDA. Ne incontriamo almeno tre. La bara viene di solito trasportata nel cassone di un pick-up, segue un corteo di parenti, amici e beghine che pregano sotto il sole cocente. E davanti a tutti incede la banda, con tanto di divisa stirata e ottoni tirati a lucido, mentre nell’aria rimbomba il sound della marcia funebre.

GALLI DA COMBATTIMENTO. L’anima latina del paese si riflette anche in questa tradizione piuttosto cruenta. I galli vengono cresciuti, nutriti, vezzeggiati nell’attesa del grande giorno. Vincere o morire, terzium non datur.

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HALO HALO. Il dessert nazional-popolare. Si tratta di un intruglio di ghiaccio, gelato alla crema e al taro, con zucchero, gelatine di pseudo-frutta, fagioli più o meno dolci ed altre prelibatezze indefinibili. Definirlo buono, sarebbe esagerato.

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IGLESIA NI CRISTO. La devastazione culturale portata dagli spagnoli prima, e dagli americani poi, accomuna l’arcipelago in modo piuttosto evidente al Sudamerica. Il fervente cattolicesimo ne è un esempio lampante. Nulla e’ rimasto della religione originaria, se non in pochissime tribù del tutto emarginate. In compenso il paese e’ pieno di chiese.

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JEEPNEY. Sicuramente il mezzo di trasporto più caratteristico dell’arcipelago, e forse dell’Asia intera. Immaginate un pick-up coperto, con due file di panche ai lati, e con il muso tipo camion americano. Le decorazioni esterne costituiscono i veri capolavori, dalle tamarrate con fuoco e fiamme, ai modelli di ispirazione religiosa, con Cristi, Marie ed angeli a profusione, una vera chiccheria.

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KARAOKE. Un’istituzione nazionale. Letteralmente, ogni cento metri si trova un drappello di persone che canta a squarciagola davanti ad un televisore, sulle note di successi pop internazionali e locali. Nemmeno i traghetti vengono risparmiati, così come le nostre orecchie. Il mondo secondo Fiorello.

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LECHON MANOK. La cucina Filippina nel complesso non è niente di che. Il classico pollo allo spiedo, decisamente migliore del nostro, ci ha salvato numerosi pasti. Le varie catene locali si combattono a forza di slogan altisonanti, di cui il migliore ci è sembrato quello del cosiddetto Sr. Pedro: “Once tasted, always wanted”.

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MATRIMONI MISTI. Americani di cinquanta/sessant’anni, di solito brutti e grassi, che si accompagnano con ragazze Filippine sulla ventina, anche piuttosto carine, sono la regola. Sarà una nuova forma di commercio equo e solidale?

NIKNIK. Piccoli bastardi che infestano in massicce quantità la spiaggia di Siquijor. Nascosti nella sabbia, ne escono solo per divorarti le membra, lasciandoti in ricordo decine di puntini rossi che costringono ad epiche grattate per diversi giorni. Talmente fastidiosi che preferiamo le zanzare, molto meno subdole nella propria azione.

ONESTA’. Diciamocelo, i filippini sono persone oneste. Difficile che tentino raggiri o aumenti spropositati dei prezzi, come spesso accade nel Sud Est Asiatico…un esempio che spesso citiamo e’ il classico fruttivendolo di strada, che non ti vende la frutta se non la ritiene sufficientemente matura.

PALLACANESTRO. Sport nazionale, seguito con fervore e amatissimo da grandi e piccini. Non manca mai un campo anche nei villaggi più remoti, dove il vero fico gioca in infradito. La passione non manca, l’unico problema resta per loro sfondare a livello internazionale, avete mai visto un Filippino alto?

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QUANTE ISOLE? 7.107, lo dice Wikipedia.

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RISAIE. Quelle di Batad sono senza dubbio le più belle che abbiamo visto. Un anfiteatro di verde.

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SQUALI BALENA. Dovevano essere uno degli highlights del nostro viaggio nelle Filippine. Per vederli, ci siamo sorbiti ore e ore di autobus, per giorni, pianificando gli spostamenti per arrivare a destinazione nel periodo in cui gli avvistamenti erano più probabili. Da dieci a venti al giorno, dicevano. Fino all’anno scorso, perché al momento questi teneri giganti hanno deciso probabilmente di migrare altrove, lasciandoci a bocca asciutta. E anche parecchio incazzati.

TRICYCLE. Il tuk-tuk filippino, praticamente un sidecar, ricoperto di stickers con motti di ogni tipo.

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UOVA FUCSIA. Un’altra delle prelibatezze locali. La chiamano Salty Egg, ma il gusto sembra piuttosto quello del gorgonzola andato a male.

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VOLLLEYBALL. Mai visto giocare così male. Ci imbattiamo casualmente in un torneo di ragazzine, ed assistiamo ad un incontro comico e quasi surreale. E non si tratta di giocatrici casuali, ma di vere squadre con tanto di divisa. Le normali tattiche di gioco vengono stravolte, il palleggio e la schiacciata abolite, il gioco si riduce ad una sfida a colpi di bagher poco ortodossi e bruttissimi da vedere. Perde il punto chi la tira fuori. Indecente.

ZIO SAM. Le Filippine sono indubbiamente il paese più yankee dell’Asia. Grandi catene di fast food ovunque, motel a ore vicino alle stazioni degli autobus, basi militari americane in disuso, che hanno però come lascito un esercito di signori di mezz’eta’ in cerca di moglie o semplicemente d’avventura. Anche le canzoni in voga sono per lo più americane, ma degli anni 70/80.

Quando pensi a una gita

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Giorno 219.

Ci sono certe faccette che ormai avrei dovuto imparare a riconoscere. Quando Fede fa quell’espressione, si sa, non promette nulla di buono. Invece io mi ostino ad ignorare i segnali premonitori e dopo e’ inutile piangere sul latte versato.

Lungo la lenta via di ritorno verso Manila facciamo sosta a Legaspi, dove il Vulcano Mayon si erge maestoso nella sua linea conica perfetta da cui domina la pianura circostante come un enorme cono gelato rovesciato, solcato qua e là da profondi canyon al cioccolato fuso. La punta e’ difficile da vedere, perché lassù, a 2500 metri d’altezza, e’ quasi sempre nuvolo, anche nelle giornate migliori come oggi. Pare che un circolo di correnti faccia sì che tutta l’umidità nel raggio di chilometri vada ad ammassarsi proprio là, come attratta da un irresistibile parafulmine.

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Per fortuna non si può scalare ( e’ troppo ripido e poco sicuro, perché sempre attivo) così mi aggiro rilassata tra i punti panoramici, sicura che Fede non potrà inventarsi nulla per turbare la quiete della mia giornata. Gli ultimi cinque giorni, spesi tra autobus e barche nel disperato tentativo di risalire verso nord lungo la via più breve, che ovviamente non abbiamo azzeccato, mi hanno stremato nel corpo e nella mente. Ho male al culo, ai reni, al collo e su quegli autobus patisco per quasi tutto il tempo. Oggi voglio proprio godermi una bella gita e sgranchire le ossa in vista degli ultimi due giorni di viaggio che ci attendono….

E poi leggo un cartello: divertentissimo tour in quad nel letto del fiume fino alle pendici del vulcano. Per info, cento metri più avanti sulla destra. E mi sembra una bellissima idea per una gita, non sono mai salita sopra un quad e ci immagino scivolare su quattro ruote lungo sentierini di ghiaia accanto al ruscello, fra campi e banani, fino a sfiorare l’ombra del vulcano. Fede sembra incredulo, mi chiede diverse volte se sono sicura, ma io insisto entusiasta, anche se costa caro. Ed ecco che per un secondo compare la faccetta, quella del bambino che sta per rubare caramelle, con tanto di autorizzazione genitoriale. Ingenuamente la ignoro e vado a mettermi il casco.

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Quando torno Fede ha scelto il più grosso. Perché come spesso accade nella mente del maschio, la virilità e direttamente proporzionale alla potenza del mezzo di trasporto. Dentro di me inizia a suonare un campanellino di allarme. Mi siedo dietro, mi stringo forte e annuisco, sempre più preoccupata, alle duecento raccomandazioni del titolare su cosa vuol dire condurre una guida sicura. Fede intanto romba col motore. E via, si parte. Mi bastano cento metri per capire che non sarà la gita che immaginavo. Fede sgasa e incalza la nostra guida in una specie di gara nel letto del fiume. Spruzzi di fango e acqua, e ghiaia, e terra, mi schizzano ovunque mentre sobbalzo disperatamente sul sedile posteriore, come un burattino sgraziato. Credo di aver strillato “PIANO!” per tutto il tempo nelle orecchie di un Avidano completamente fuori controllo e sordo a qualsiasi richiamo.

Impossibile godersi il panorama ovviamente, sono troppo intenta a non volare via come uno straccio steso in balia di troppo vento. Quando torno mi sanguinano le nocche delle dita, tanto ho stretto quelle dannate sbarre posteriori per tenermi. Fede, improvvisamente rinsavito, mi chiede con un sorriso colpevole se non mi sono divertita. Incrocio le braccia e gli comunico ufficialmente che c’è poco da ridere perché non ci sarà una prossima volta. Ma devo ammettere che anche io ho imparato qualcosa: fino ad oggi, nel mio immaginario un quad era qualcosa di molto simile a quelle macchine elettriche che intrepidi sessantenni usano sui campi da golf, oppure i paraplegici per andare in giro in centro. Bene, adesso ho scoperto che non è così.

Nessuno scrive al colonnello

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Giorno 215.

Dato che ormai siamo diventati centauri provetti, anche a Bantayan affittiamo un super scooter per girovagare l’isola in cerca di qualche baia deserta da cartolina. Dopo una deludente serie di spiagge infestate da immondizia, delle vere e proprie discariche a cielo aperto, ne troviamo un paio veramente belle, Paradise Beach e Sugar Beach. Scatto qualche foto tipo catalogo alla mia felicissima sposa e poi via di nuovo ad imperversare sulle polverose strade locali.

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Le sbagliamo tutte, ed invece di fare il giro lungo la costa e goderci il panorama, ci ritroviamo a vagabondare nell’interno, scansando bambini, cani, maiali e galli ad ogni curva. Poi l’illuminazione. Alle Filippine il combattimento tra i suddetti galli e’ molto popolare, ogni paesino ha la sua fiesta in cui i pennuti si sfidano in lotte all’ultimo sangue. Sembra sadico, ma mi vengono in mente il Pablo di De Gregori, con il suo gallo da battaglia, ed il Colonnello di Gabriel García Marquez, che faceva la fame pur di non dover mangiare il proprio, di gallo, perché l’illusione non si mangia, si alimenta…
Decido pertanto che non possiamo lasciare l’arcipelago senza averne visto almeno uno.

Casualmente ci imbattiamo in una di queste arene improvvisate lungo il percorso, chiediamo informazioni circa l’orario di inizio della contesa alla gente che si appresta ad accalcarsi con bancarelle e gabbie piene di pennuti. Bene, sarà il nostro battesimo del fuoco. Vinco le resistenze di Giulia, che sembra molto contrariata di fronte a questa prospettiva e continua a chiedermi con insistenza se i galli muoiono, se poi quelli feriti li curano, eccetera. Certo, come no, esiste un ospedale attrezzato per gli animali vittime dei combattimenti illegali…povera illusa…la scruto con uno sguardo di compassione per la sua ingenuita’ e purezza di sentimenti e le dico che io ci vado, con lei o senza.

Verso le sei arriviamo all’arena, traboccante di gente eccitata e di uccelli impazienti di entrare in azione. Capiamo al volo il perché delle espressioni “fare il galletto” oppure “non mettere due galli nello stesso pollaio”. Anche l’oroscopo cinese indica i nati sotto il segno del gallo come vanitosi ed aggressivi. La ragione e’ ovvia non appena si osservano le bestiole in attesa, legati sotto le palme, col piumaggio rigonfio che si puntano in cagnesco anche a distanza. Per favorire il divertimento, attorno all’evento si crea un circolo di scommesse incomprensibile, con persone che urlano ed alzano le mani sotto la moderazione di un caporione che sta nel mezzo dell’arena tra i due contendenti ed i loro allevatori/allenatori. E come se non bastasse, ogni pennuto e’ dotato di una lama affilata, lunga centimetri, legata alla zampa. Giulia mi guarda inorridita…non sarà una cosa soft, ma ormai ci siamo le dico…

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Prima di ogni competizione si da il via e tutti iniziano ad urlare contemporaneamente. La logistica con cui si svolgono le scommesse francamente ci rimane oscura, sembra di essere in borsa. Tutti gridano indicando cifre con le dita a destra e a sinistra, come si capiscano tra loro e’ un mistero, ma sembra funzionare. Dopo alcuni minuti cala il silenzio e i galli vengono liberati. In meno di trenta secondi tutto e’ concluso. Il perdente viene portato via dal padrone, gettato insieme agli altri sotto un albero in attesa di finire direttamente sulla griglia. In ogni caso tutti sembrano soddisfatti, tranne Giulia che, ormai incastrata tra la folla e le transenne, non può sfuggire allo spettacolo e finge di guardare. Io stesso provo pena per i poveri galli, e devo ammettere che quando ce ne andiamo mi sento sollevato.

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La sera stessa, tornati alla guesthouse troviamo una sorpresa. Due gattini molto piccoli, abbandonati da mamma gatta al proprio destino ci aspettano miagolanti e semiciechi davanti alla porta del bungalow. Giulia decide di prendersene cura, nutrendoli e pulendogli gli occhi per tre giorni. All’inizio sembra che non ce la possano fare, ma pian piano si riprendono e si ringalluzziscono. Quando per noi e’ ora di andare, si apre la tragedia: il visto sta scadendo e abbiamo di fronte un lungo trasferimento di 5 o 6 giorni per arrivare a Manila, cosa fare dei gatti? Giulia piange disperata e cerca di affibiarli ad una coppia di francesi stagionati, che si fermerà sull’isola per una ventina di giorni. Ma i due non vogliono sentire ragioni, mentre Giulia li insulta in italiano chiamandoli vecchi, acidi e rinsecchiti. Portarli con noi e’ impossibile, non avrebbe senso toglierli da un ambiente tutto sommato tranquillo per poi abbandonarli comunque nel centro della capitale filippina. Ma lei e’ inconsolabile e si affanna alla ricerca di altre soluzioni. Per farla sentire meglio strappo al custode della guesthouse una promessa, non so quanto sentita, di prendersene cura. Considerando lo scarso amore verso gli animali, randagi o allevati che siano, che si riscontra in Asia in generale, stento a credergli.

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Finisce con noi che saliamo sul traghetto e Giulia in lacrime. Per fortuna veniamo deliziati da un karaoke improvvisato che coinvolge una decina di passeggeri locals. Cantano con dedizione commovente canzoni molto tristi, in cui spesso il padre, la madre o il marito muoiono tragicamente. Trattengo mia moglie a stento quando già si sta apprestando a farla finita gettandosi tra le onde…

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Invasioni barbariche

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Giorno 211.

Alle Filippine la Pasqua conta più del Natale, come insegna l’ortodossia cattolica. Facciamo tappa per la notte a Cebu il venerdì santo, e ci troviamo di fronte ad una situazione per noi quasi surreale, che si potrebbe paragonare al 25 dicembre in Europa: negozi chiusi, trasporti fermi, nessuno per strada. Di fatto, la città e’ un deserto.

Il giorno dopo arriviamo sull’isola di Malapascua, una piccola Mecca per i subacquei di tutto il mondo, e uno di quei luoghi che più o meno tutti quelli che abbiamo incontrato in giro ci hanno raccomandato. Per questo motivo, quando ci troviamo catapultati in un delirio di turisti filippini che si godono la Pasqua sulle piccole spiagge dell’isola, in un tripudio di barche ancorate ad un metro dalla riva, la delusione e’ forte. Non esiste nessuna possibilità di trovare una sistemazione vicino al mare, sullo stile Thai per intenderci, a meno che non si vogliano pagare prezzi quasi europei. Il caldo e’ soffocante, ed io in particolare passo la prima notte quasi a sciogliermi nell’acido.

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Per nostra fortuna, passate le vacanze la situazione migliora decisamente. Le masse scompaiono e scopriamo qualche spiaggetta isolata con acque cristalline, oltre alla solita escursione di snorkeling, che si rivela interessante, eccezion fatta per una corrente fortissima che tutto spinge, come un fiume in piena, e più nuoti e più stai fermo. Osiamo anche un temerario tuffo da una scogliera alta 12 metri, consigliataci dal nostro barcaiolo di fiducia. Mi lancio senza pensarci, meglio levarsi il dente in fretta, anche perché vista da sopra l’altezza e’ abbastanza “suggestiva”. Giulia ci mette circa 10 minuti prima di decidersi al grande passo, incitata anche da alcuni divers che stazionano nei dintorni, mentre io la osservo preoccupato da sotto…dice che deve concentrarsi, ma credo che in realtà le tremino le gambe. Alla fine si esibisce in un tuffo a picco con stile perfetto, applausi a scena aperta anche per lei.

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Ma per due gourmet come noi, i veri momenti topici sono costituti dalla cene da Angelina, ristorante aperto da una coppia di italiani che naturalmente sforna il miglior cibo dell’isola, e forse delle Filippine intere…pizze con forno a legna, spaghetti al nero di seppia, grigliate miste, pane fatto in casa…dopo quasi sette mesi, ne avevamo una voglia matta e passiamo le giornate pensando al menù. A tavola poi non mancano i momenti di ilarità mentre osserviamo il disgusto di una turista locale alle prese con un tomino di capra ricoperto di prezzemolo o una coppia di filippini che avanza con disinteresse alcune fette di prosciutto crudo, che noi ci saremmo mangiati con gli occhi…come sempre i coreani danno il proprio contributo alla nomea che li precede, srotolando goffamente i saltimbocca prima di assaggiarli e poi tentando di assumerne il contenuto per suzione… Il culmine lo raggiungono due ragazze del Nordeuropa che ci fanno letteralmente inorridire quando decidono di devastare degli ottimi spaghetti ai frutti di mare, inondandoli con dello schifosissimo ketchup….mah, forse sentono la nostalgia di würstel e crauti, barbare che non sono altro!!!

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