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Giappone – Informazioni pratiche

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OSAKA
DA FARE:
L’acquario di Osaka è stupendo, tra i più belli al mondo, e merita senz’altro una visita. Una passeggiata nel quartiere di Amerika-Mura e’ d’obbligo per il people watching, mentre il castello, con i suoi giardini, rappresenta un’oasi di pace nel cuore della città. Sotto la grande stazione di Umeda si trova un enorme food court con ogni prelibatezza. Le vaschette vanno in sconto tra le sette e le otto di sera, poco prima della chiusura. Dalla cima dell’impressionante Umeda Sky Building si può gustare uno splendido tramonto sulla città e la sua baia.
DORMIRE:
Toyo Hostel – 3.400 Yen camera doppia A/C, cucina comune e bagno condiviso – all’apparenza e’ forse il meno curato degli ostelli in cui siamo stati, come ambiente e arredamento, ma il rapporto qualità prezzo e’ il migliore. Ottimi i servizi: noleggio biciclette, sala comune con TV e Play Station, lavatrice, asciugatrice, fon. Il personale e’ efficiente e dispone di informazioni utili sui trasporti e gli eventi in città. Sul sito si trovano indicazioni facili da seguire per raggiungere l’ostello, fatto da non sottovalutare se ci si muove per conto proprio.

NARA
DA FARE:
La bicicletta può essere un buon modo per visitare la città, ma anche a piedi le distanze sono brevi e quasi sempre pianeggianti. Tutti i siti di maggiore interesse si trovano nel grande parco di Nara-Koen, dove milleduecento cervi si aggirano tra splendidi templi buddisti. Da non perdere una passeggiata nel vecchio quartiere di Naramachi, dove si può visitare una delle caratteristiche case tradizionale.
DORMIRE:
Yuzan Guesthouse – 2.300 Yen a persona in dormitorio da otto letti, A/C, cucina comune e bagno condiviso – graziosa sistemazione in una casetta tradizionale, proprio accanto alla stazione dei treni. Dispone di sala comune, lavanderia, noleggio biciclette. L’ambiente è’ piccolo, ma molto molto curato.

KYOTO
DA FARE:
La città offre centinaia di templi e pagode, da visitare fino alla nausea. Per noi i più suggestivi sono stati in assoluto il Kinkakuji Temple, con il suo padiglione dorato, e le splendide arcate arancioni del Fushimi Inari. D’obbligo una passeggiate a Gion, il quartiere delle Geishe, ed al Nishiki Market. Il modo migliore per muoversi a Kyoto sono gli autobus. La rete e’ efficientissima e copre tutta la zona del centro, i biglietti giornalieri economici e facili da acquistare in tutti i punti di informazione turistica. Per chi volesse rilassarsi dopo tanto camminare il Funaoka Onsen e’ il bagno pubblico più tradizionale della città.
DORMIRE:
Bakpak Gion Hostel – 4.500 Yen in camera singola più materasso extra, A/C e bagno condiviso – Hugo, il gestore, e’ un personaggio incredibile. La posizione e’ centralissima, e comoda sia per visitare i parchi ed quartiere vecchio, che la zona moderna. Ampia sala comune con divani e tv, ma solo mezza cucina, nel senso che c’è tutto, frigo, microonde, bollitore, però mancano i fornelli.

TOKYO
DA FARE:
La città e’ immensa e per noi la cosa più interessante e girovagare tra i vari quartieri a caccia di facce, curiosità e ristorantini economici. La rete metropolitana e’ suddivisa tra diverse compagnie, quindi attenzione quando si acquistano i biglietti giornalieri, perché valgono soltanto per le linee incluse nella stessa compagnia. Da non perdere l’enorme attraversamento pedonale di Shibuya, i teenager travestiti a spasso per Harajuku, le fliers agghindate come bamboline di Akihabara, lo Skytree, la torre più alta del mondo.
DORMIRE:
Khaosan Tokyo Smile – 2.200 Yen a persona in dormitorio da quattro letti, A/C, cucina comune e bagno condiviso – oppure – Khaosan Tokyo Annex – 2.000 Yen a persona in dormitorio da otto letti, A/C, cucina comune e bagno condiviso – i due ostelli hanno la stessa gestione. La reception e la sala comune si trovano presso il Tokyo Annex, ma le stanze del Tokyo Smile sono appena dietro l’angolo. Il primo e’ molto frequentato, luogo ideale per incontrare altri viaggiatori, il secondo e’ più tranquillo e dispone anche di camere private. L’ambiente è’ molto pulito ed il personale sempre utile e disponibile.

MONTE FUJI – KAWAGUCHIKO
DA FARE:
Il trekking sulla cima e’ ufficialmente aperto solo tra luglio e agosto. Dopo può fare molto freddo. Inutile salire fino alla quinta stazione, l’ultima raggiungibile coi mezzi, se non si intende scalare il vulcano, perché la vista e’ migliore da sotto, nuvole permettendo. Con la bicicletta si può fare il giro dei due laghi, il Kawaguchiko e il Saiko, ma una bici col cambio sarebbe davvero opportuna. Altrimenti ci sono le navette.
DORMIRE:
K’s Backpackers House – 2.700 Yen a persona in dormitorio da otto letti, A/C, cucina comune e bagno condiviso – sicuramente il posto più bello in cui siamo stati, anche il più caro ma a ragione, perché l’ambiente è davvero curato. Le camere sono spaziose, la sala comune enorme, con divani e zona tatami. Tavoli di cristallo, cucina modernissima e luminosa. Noleggio biciclette e free pick up dalla stazione, basta fare una telefonata. Scopriamo che in realtà si tratta di una specie di catena, che dispone di altri ostelli in diverse parti del Giappone. Con una specie di tessera a punti, gratuita, si possono avere sconti e agevolazioni.

NOTE:
Cambio settembre 2013: 1 euro = 130 Yen circa.

Un mondo perfetto? – Il Giappone dalla A alla Z

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Giorno 385.

ARIGATO – Vuol dire grazie ed è sempre accompagnato da un leggero inchino che noi cerchiamo di emulare, con risultati piuttosto goffi e rigidi. E’ l’unica parola che conoscevamo in giapponese, insieme a “sushi” e “tsunami”, ed anche una delle più rappresentative di una cultura dove l’educazione e’ un comportamento socialmente sentito e ampiamente diffuso.

BAR A TEMA – In Giappone le inventano proprio tutte. Dai locali per i fanatici dei fumetti a quelli dove le cameriere si travestono da bambole sexy con tanto di spettacolo. Poi ci sono bar dove conigli sornioni o gattoni pelosi scorrazzano liberamente, lasciandosi accarezzare tra una tazza di te e l’altra. La tariffa si aggira sui 1500 yen all’ora, consumazione escluse. Solo per amanti del genere animal. BIDONI PER L’IMMONDIZIA – Altro che Singapore! In Giappone le città sono pulitissime, nessuno butta cartacce, sigarette, spazzatura per terra. Però in giro non si trova mai un bidone quando serve. Non possiamo far altro che riempirci le tasche di immondizia fino al ritorno in ostello per evitare di passare per i soliti italiani sudicioni. Come facciano i giapponesi, non è dato sapere. Il caso resta tuttora aperto.

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CESSI ELETTRONICI – Bellissimi quelli all’interno dei migliori centri commerciali: musichette paradisiache ti accolgono all’entrata, aromi esotici ti avvolgono in un profumato abbraccio, ed una tazza super tecnologica piena di pulsanti, che servono presumibilmente a far godere l’utilizzatore della massima pulizia delle parti intime direttamente sul posto, si prepara ad accogliere le tue delicate evacuazioni. Tutto perfetto fino al momento di tirare l’acqua: non si sa letteralmente dove mettere le mani. Nel dubbio, ci allontaniamo furtivamente dal luogo del misfatto, sperando che il marchingegno si metta in funzione da solo. O almeno di non venire colti sul fatto da qualche inserviente.

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DIVISA DA SCOLARETTA – Diffusissima tra le vere scolarette e le teen-ager, ma non solo. Perché l’uomo nipponico e’ portatore di una passione viscerale per lo stile lolita in divisa, con tanto di gonnellino a quadri, camicetta azzurra, calzettoni di lana fino al ginocchio e mocassino. Così, e’ tutto un fiorire di negozi specializzati in questo genere di abbigliamento, anche per chi liceale non lo è più, magari da un bel pezzo. Il divertente e’ immaginarsi impeccabili signore mature agghindate nell’intimo della propria camera da letto come quindicenni in gita scolastica…che all’atto pratico si tolgano almeno calze contenitive e panciera, please!

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EFFICIENZA – Quando si pensa, come a un miraggio, ad un paese in cui tutto funziona alla perfezione, ecco che questo luogo idilliaco esiste davvero. Il Giappone ci appare un’oasi felice in cui tutto è strutturato per venire in contro al cittadino, per semplificargli la vita, per risparmiare tempo. Forse siamo noi Italiani a non essere abituati a tanta efficienza e per questo rimaniamo così affascinati dalle cose più ovvie, come una rete capillare di servizi igienici sempre puliti e dotati di carta igienica, un sistema di trasporto pubblico economico e puntuale, personale ovunque gentile e disponibile, come dai servizi più curiosi, le biciclette a gettoni, il forno a microonde all’uscita dei supermercati, le numerose lavanderie a gettoni e i bagni pubblici di quartiere. Puliti e senza puzza, ovviamente…

FUJI – Il monte sacro c’è, si trova su tutte le cartoline e nei negozi di souvenir, ma non si vede mai! Perennemente coperto di nuvole, si lascia accarezzare da noi quando ci avviciniamo la sera alle sue pendici, fiduciosi in un colpo di fortuna per la gita del giorno seguente. Al mattino però, appena usciti in bicicletta in una giornata di sole pieno, nubi beffarde si addensano sulla vetta, impedendoci la vista. Ci accontentiamo di un piatto di sushi consumato su una panchina in riva al lago con mezza vista, ma c’è di peggio nella vita…

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GEISHA DELLA DOMENICA – Le vedi gironzolare per le vie turistiche, e ti rendi subito conto che sono dei tarocchi. Sgraziate nei loro kimono stretti, si aggirano con tanto di teleobiettivo al collo, per una foto ricordo old school. Di solito sono bruttine, probabilmente quelle carine non hanno bisogno di coprirsi di ridicolo per vivere il proprio momento di gloria.

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HOTEL DELL’AMORE – In una città come Tokyo, dove i costi degli appartamenti sono proibitivi, e’ normale che i giovani continuino a vivere con i genitori fino al matrimonio. Però anche loro avranno bisogno di privacy, per cui ecco spuntare come funghi questi alberghetti adibiti ad alcove a ore per giovani lussuriosi. E non sono posti affatto squallidi come si potrebbe immaginare, anzi sono puliti e curati, molti propongono addirittura un arredamento a tema ed in generale offrono un ottimo rapporto qualità prezzo.

INQUINAMENTO – Anche nelle grandi città, l’aria e’ sempre pulita, ed una passeggiata in centro non ti lascia le mucose annerite dai gas di scarico, come succede invece in tutto il resto dell’Asia.

LOOK ANNI OTTANTA – Lo stile Madonna dei primi tempi mi ha sempre fatto schifo, ma evidentemente in Giappone la pensano diversamente. Un giro a Shibuya, e ti ritrovi di colpo sbalzato in un videoclip di Boy George o degli Wham, con tanto di pantaloni tipo “acqua in casa”, vita altissima e colori fluo che fanno a cazzotti tra loro. In qualche armadio dovrei ancora avere dei rimasugli di quando ero ragazzino, appena torno parto all’attacco su eBay..

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MANGA PORNO – Frequentare il reparto vietato ai minori dei negozi manga ti apre una finestra su un mondo sconosciuto e per certi versi anche intrigante. Le più perverse abitudini sessuali dei giapponesi trovano sfogo nei fumetti porno, con tutta una serie di gadget annessi. Il più simpatico e’ senza dubbio il cuscinone double face delle più belle sexy eroine con le puppe e le natiche in rilievo. Da una parte nude, dall’altra vestite da scolarette sexy. Solo per veri intenditori.

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NEOGOTICO – Stile in voga tra le giovanissime che si strizzano dentro corsetti borchiati dai colori dark e gonnelline a palloncino con tanto di cerchio rinforzato. Corredano il tutto accessori di vario genere, come calze a rete, numerosi piercing facciali, ciuffi di capelli tinti o cotonati, mantelline alla cappuccetto rosso, anfibi zeppati o in alternativa i più classici stivaletti rinascimentali.

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ONSEN – La tradizionali saune Giapponesi, chiamate anche bagni pubblici, sono un’esperienza da non perdere. Costano pochissimo, per questo sono molto frequentate, e si trovano ovunque, almeno una per ogni quartiere. Un retaggio del passato, quando le vecchie case giapponesi non disponevano di bagni privati e le saune diventavano luogo di incontro e socializzazione. All’interno vige una rigida separazione dei sessi, dato che si entra completamente nudi, e vinta una prima resistenza mentale, ci si abitua in fretta alla cosa, data la naturalezza del comportamento degli indigeni. Nel reparto maschile esiste un sano cameratismo che spinge i più giovani, probabilmente i figli o i nipoti, a lavare amorevolmente la schiena ai più anziani, in segno di rispetto. Mi ritrovo a sorridere nel vedere confermate le tesi secondo cui gli uomini asiatici sono meno dotati “della virtù meno apparente, di tutte le virtù la più indecente…”, e per una volta mi rendo conto di cosa dovevano provare certi miei compagni di squadra superdotati nel fare la doccia con noi comuni mortali! Nel reparto femminile intanto Giulia sembra essere l’attrazione di turno. In quanto unica straniera, bionda e depilata, cattura gli sguardi curiosi delle compagne di sauna. Scopriremo più tardi che la depilazione delle parti intime e’ prevalentemente diffusa tra le prostitute, per questa ragione soprattutto le signore di una certa età preferiscono coltivare l’aiuola a bosco per dimostrare al vicinato di essere persone rispettabili. OTAKU – Gli sfigati di nuova generazione. Di età variabile, non lavorano e vivono ancora con i genitori. Passano il tempo sui social network e soprattutto a leggere fumetti manga, da cui sono ossessionati. Chiusi nel proprio mondo virtuale, escono solo per recarsi nei negozi specializzati ad acquistare le ultime novità fumettistiche. Sono maschi e femmine, e proprio tra queste ultime la tendenza ha avuto recentemente un grande boom, con tutto un fiorire di una produzione per sole donne.

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PIEDI IN DENTRO – Non si capisce bene se sia una moda o una deformazione genetica, ma le ragazze giapponesi, soprattutto le più giovani hanno spessissimo i piedi che guardano all’interno. Tanto che a volte si fatica a capire come facciano a stare in posizione eretta.

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QUARTIERI A LUCI ROSSE – Quello dietro la stazione di Shinjuku, a Tokyo, e’ il più famoso. I locali equivoci pullulano, offrendo una vasta gamma di servizi ai clienti. La prostituzione e’ legale, ma per una strana vecchia legge, il rapporto completo classico ne’ escluso. Tutto il resto, e dico proprio tutto, e’ lecito. Chi ha orecchie per intendere, intenda…

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REPARTO GASTRONOMIA – Parleremo anche sempre di cibo, ma frequentando assiduamente i reparti gastronomici dei supermercati o dei centri commerciali giapponesi, e’ impossibile fare altrimenti. In vendita c’è di tutto, e a noi “gaijin”, rozzi stranieri, sembra tutto eccezionale. Dal sushi appena preparato alla tempura, dalle super insalate ai dolciumi, c’è davvero di che dare di testa. Soprattutto perché, dopo le sette di sera, i prezzi vengono tagliati dal 30 al 50 percento, con tanto di ressa per accaparrarsi i pezzi più pregiati. Noi impariamo presto la tecnica del risparmio, anche se alcuni arzilli vecchietti giapponesi sono imbattibili, dei veri professionisti dello sconto…

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SUSHI – Di gran lunga il nostro cibo preferito. Incuranti delle possibili contaminazioni post-Fukushima, ne facciamo vere scorpacciate, anche perché la qualità e’ altissima, e i prezzi competitivi. Certo, i migliori locali sono inavvicinabili, e ci chiediamo quali prelibatezze possano offrire, dato che siamo già entusiasti dei semplici “kaiten zushi”, i sushi train per intenderci.

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TACCHI A SPILLO – Per chi si ritrova a fine giornata i piedi gonfi, massacrati da chilometri percorsi in infradito, resta un mistero come facciano a sopravvivere le deliziose signorine giapponesi in tacco dodici, le più modeste, quindici le più sfrontate…e non e’ che stiano ferme tutto il giorno, anzi camminano a velocità supersonica…

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UDON – Un’entusiasmante scoperta gastronomica, anche nella variante Soba, cioè di grano saraceno. Si tratta di tagliolini tagliati spessi, a sezione quadrata, che vengono proposti in locali specifici in diversi modi. I noodels vengono scottati e poi serviti caldi o freddi, con diversi intingoli come accompagnamento, dalle salse non ben specificate, alla tempura, ai panetti di riso e tonno, tipo quelli che si vedono sempre nei cartoni animati giapponesi, di cui era famoso produttore Marrabbio, il padre di Kiss me Licia. Super. UOMO CAVALLO – Abbronzati, muscolosi, sudati. Sono i galantuomini più ambiti dalle turiste straniere e locali. Scorrazzano le clienti nel centro cittadino tra una spiegazione turistica, una battutina ed una foto ricordo. La versione asiatica dei gondolieri veneziani insomma.

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VIDEOGIOCHI – Per un cultore delle vecchie consolle Nintendo e Playstation 1, un giro in una sala giochi e’ d’obbligo. Qui si trovano i veri professionisti, e anche se i giochi non sono più quelli della mia infanzia, mi ritrovo a guardare estasiato i ragazzini giapponesi sfidarsi a colpi di gettoni nelle più svariate discipline. Non avranno una vita sociale, ma in quanto a video games, lasciateli stare…

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ZONA FUMATORI – In Giappone non si fuma per strada, stop. Esistono aree in cui intossicarsi liberamente, all’aperto ma seminascosti da muretti e paratie. L’unica eccezione e’ la città di Osaka, in cui i libertini possono sbizzarrirsi senza paura di essere ferocemente multati.

Si trasforma in un razzo missile

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Giorno 384.

A dirla tutta, la vera ragione che mi ha spinto a voler andare in Giappone non e’ il sushi e nemmeno lo sono le ragazze smutandate, come le definisce Giulia. La vera ragione sono i cartoni animati. Nel mio immaginario di bambino, il Giappone era un posto mitico in cui Oliver Hutton e Mark Lenders si sfidavano in interminabili partite di calcio, su campi lunghissimi da sembrare infiniti. Dopo la puntata quotidiana, tutti in cortile a cercare di emulare il tiro della tigre o la catapulta spaziale. Quest’ultima invero con scarsissimi risultati.

Questo mondo idilliaco era tale perché difeso dai più grandi supereroi della storia, i robot come Goldrake, Gundam, Mazinga, Daitarn, Jeeg. Gli ecologisti di oggi sono i bambini di ieri che ascoltavano estasiati le parole “..e in aria si trasforma…in un robot che ha un’arma…e’ l’energia solare che…e’ invincibile” nella sigla di Daitarn. Io sono cresciuto con questa roba, e a quattro anni ho imparato a leggere da solo per poter capire i titoli di testa delle puntate dei cartoni, dato che mia madre arrivava sempre in ritardo. A Tokyo gli ex bambini appassionati di robot non devono essere mai cresciuti, visto che esistono decine (forse centinaia..) di negozi specializzati in collezionismo che sono sempre pieni e fanno affari d’oro.

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La capitale giapponese e’ una megalopoli verticale che tutto ingloba, vista dall’alto sembra senza fine e girare a piedi e’ un impresa masochistica. I colletti bianchi si mischiano ai punk, alle Lolita, a strani personaggi travestiti da orsacchioni rosa. In giro bazzicano cameriere sexy che ti invitano a cenare in locali dove la massima aspirazione dei clienti e’ quella di venire serviti da bamboline con la gonna a palloncino e nulla più. In teoria dovrebbero essere tutte maggiorenni, ma a vederle non si direbbe proprio.

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In mezzo ai grattacieli sopravvivono vecchie e fumose osterie in cui si mangia carne alla piastra o tagliolini in brodo. Minuscoli ristoranti senza tempo, con le tendine a mezz’aria che lasciano intravedere solo gli sgabelli. Dietro la stazione di Shinjuku si estende un enorme quartiere a luci rosse, paradiso per tutti i gusti. Molti locali ancora oggi non accettano stranieri, retaggio del periodo in cui l’AIDS non era diffuso in Giappone e si pensava che tenere fuori dai bordelli gli occidentali salvasse il paese da quella piaga.

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Ogni quartiere ha il proprio centro di gravita’ e le proprie attrazioni: a Shibuya si incontrano le nuove tendenze, a Ginza l’alta moda, ad Harajuku si ritrovano la domenica pomeriggio i tipi strani vestiti come personaggi dei fumetti, Akihabara e’ il regno dell’elettronica e dei manga porno, Roppongi quello dei locali di tendenza più frequentati dagli stranieri in cerca di un’avventura, Shinjuku e’ la zona dello shopping e dei grandi centri commerciali, Maronuchi quella del palazzo imperiale e dei grattacieli sedi delle grandi banche, oltre che della bella stazione centrale.

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Sicuramente una città affascinante e dalle mille facce, ma alienante allo stesso tempo. Il mito del giapponese che lavora venti ore al giorno, dormendo in azienda, e’ in declino, ma aumentano i giovani che si rinchiudono dentro mondi virtuali, sviluppando seri problemi di socializzazione. Non a caso il numero dei suicidi in Giappone e’ altissimo, e Tokyo ne e’ l’apoteosi. Forse ci sarebbe bisogno di un po’ meno cordialità e un po’ più calore umano, e se tutti la smettessero di stare a pasticciare con il telefonino da mattina a sera sarebbe già un bel passo avanti. Qualcuno dovrebbe istituire corsi per sviluppare l’affettività tra giapponesi, magari ispirandosi al caloroso modo che abbiamo noi italiani nel manifestare i nostri sentimenti…quasi quasi mi propongo come nuovo guru emozionale, chissà che non esca una professione…dopo tutto vivere in questo paese non mi dispiacerebbe affatto!

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Lost in translation

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Giorno 380.

Si dice che i periodi migliori per visitare il Giappone siano la primavera e l’autunno. La prima per la fioritura dei ciliegi, il secondo per gli aceri che incendiano il paesaggio. Noi ci arriviamo nella calura di un’estate che tarda a concludersi, sotto la coda di un tifone che rovescia biciclette e sradica ombrelli. Ne trovo uno abbandonato sulle scale della metro, di quelli trasparenti che regalano negli ostelli. Mi sento fortunata, ma non appena esco per strada vengo travolta da una raffica di vento che, come in una perfetta scena comica, mi ribalta sotto sopra, lasciandomi con una manciata di stecche svolazzanti per le mani.

Gironzoliamo per Osaka senza una meta precisa, così per prendere contatto con la cultura e la cucina. Sono giorni festivi, la silver week, la settimana dedicata agli anziani. In giro c’è un sacco di gente, concerti all’aperto, travestimenti, raduni di Ferrari… Visitiamo l’acquario, considerato uno dei più belli al mondo e finalmente riusciamo a vedere uno squalo balena. Per il resto tutto ci appare nuovo e bizzarro, tanto che la città meno turistica del Giappone ci sembra comunque bellissima. Il centro vero e proprio e’ costituito da un dedalo di vie pedonali, trasformate in gallerie da luminose coperture in plexiglas. Migliaia di negozi si affacciano invadendo il passaggio con prodotti tradizionali mescolati alla merce più curiosa. Dalle zoccolette di legno, alle zeppe psichedeliche. Dai kimono in perfetto stile maiko, agli abiti punk, lollypop, neogotici. I ristoranti espongono in vetrina cibo di plastica. Centri super tecnologici, il paradiso di Manara, si alternano a negozi specializzati in pupazzi da collezione o fumetterie per appassionati del manga porno, paradiso di un’altro Manara. Al settantesimo piano il tramonto visto dall’osservatorio di Umeda e’ mozzafiato. Col buio la città si accende di mille luci al neon che si riflettono sul lungofiume, in un susseguirsi di cartelloni pubblicitari, ristoranti e sale giochi. Un guazzabuglio di colori che stordisce e fa girar la testa, come quando passi la giornata all’Ikea.

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Passeggiare nel centro vecchio di Nara e’ come essere teletrasportati in uno di quei cartoni animati che guardavo da bambina. Di quelli ambientati nei quartieri popolari, dove tutto sembrava fatto di carta e legno. Le casette basse e monocolore, le porte scorrevoli, i cortiletti interni. Adesso spunteranno Kiss me Licia e Mirko dei Beehive mano nella mano, oppure Mila e Shiro in un remake di due cuori nella pallavolo. Invece no, però si vedono passare alcune donne che indossano kimono tradizionali, con zoccole infradito e cestino della spesa. Ci sembrano misteriose e bellissime, così le seguiamo per un po’, come due maniaci guardoni. La prima capitale del Giappone ospita nel cuore cittadino un antico complesso di pagode e templi buddisti immersi in uno splendido parco. I giardini, in perfetto stile giapponese, sono un susseguirsi di armoniosi laghetti ed eleganti ponticelli, dove centinaia di cerbiatti golosi avvicinano i turisti in cerca di gallette e biscotti. Da quel momento in poi templi e giardini non mi interessano più, mi aggiro tra le fresche frasche a caccia di Bambi come una Biancanave in bermuda e canotta militare. Passiamo le serate dentro un supermercato accanto alla stazione. Abbiamo scoperto che tra le otto e le nove il reparto gastronomia fa i saldi su tutto: dal trenta, al cinquanta per cento. Seguiamo la commessa che appone le etichette con cupidigia ed un carrello pieno di prelibatezze a basso costo. Insieme a noi una ressa di fanatici della vaschetta a caccia di offerte. Ma non è finita qui, perché questo Giappone e’ una vera sorpresa: quando paghi alla cassa, ti danno salsine e bacchette, e accanto c’è persino un forno a microonde. Per non farmi mancare proprio nulla, decido di infilarmi attraverso la colonna dell’illuminazione. E quando dico infilarmi, intendo dire che letteralmente passo attraverso un foro piccolissimo scavato nel legno. Impresa possibile, così si dice, solo per esseri particolarmente evoluti, ma aggiungerei anche magri e contorsionisti. Avidano col suo culone mi guarda invidioso mentre striscio verso il Nirvana. Ma anche l’illuminazione ha il suo prezzo, alla sera sono piena di lividi.

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A Kyoto ci sono ancora le geishe. Poche quelle vere, tante quelle della domenica. Impariamo quasi subito a riconoscere la differenza, non è difficile. L’originale trasuda eleganza in ogni movimento, quando la vedi camminare da sola per strada, aggraziata nell’ombra del suo parasole, ha un aspetto quasi sostenuto, perché non ha tempo da perdere lei, sta andando davvero da qualche parte, per sbrigare commissioni o faccende. I tarocchi al contrario girano in gruppo, passeggiano senza meta nelle vie del centro per esibirsi di fronte a conoscenti e turisti, e quasi sempre sghignazzano con le amiche. Sfoggiano i loro kimono a noleggio con macchina fotografica al collo e si scambiano foto ricordo da postare su facebook. Oserei aggiungere che sono anche quasi tutte bruttine e sgraziate, in abiti che evidentemente non sono facili da portare. Poi ci sono le coppie, quelli che il sabato pomeriggio vanno a farsi due vasche in centro in abiti tradizionali. Non si sfiorano nemmeno, però sono sempre perfettamente coordinati. La città più turistica del Giappone ci accoglie con una facciata graziosa e ben curata. Dai templi sulla collina si gode di un bel panorama sulle viuzze della città vecchia, anche se ovunque è pieno di turisti. Risciò trascinati da giovani muscolosi e sudati che a loro volta trascinano finte geishe in libera uscita. Il lungofiume e’ una via di mezzo tra Trastevere e i Murazzi, in versione asiatica. Le lanterne segnalano graziosi ristorantini con vista che non possiamo permetterci, però con quattro euro ci regaliamo una seduta alle terme, o bagni pubblici come li chiamano da queste parti. Un’esperienza curiosa che viviamo separatamente, uomini a destra, donne a sinistra, anche perché all’interno si gira completamente nudi. Quando ci rituffiamo nella giungla di luci al neon, optiamo per una serata in sala giochi, per assistere all’alienazione adolescenziale del venerdì sera. Contagiosa, perché alla fine una partita la facciamo anche noi. L’ultimo giorno ci regala una pioggerella fine, l’ideale per un’escursione al tempio scintoista di Fushimi Inari, a sud della città. Fede e’ di cattivo umore, la pioggia ci perseguita, le foto non riescono come dovrebbero, insomma brontola come una pentola di fagioli. Però il percorso sotto migliaia di arcate arancioni e’ tra le esperienze più suggestive che ci offre questo Giappone.

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Il Fuji e’ il monte fantasma, c’è ma non si vede mai. Una coltre di nubi lo avvolge quasi sempre, come un cappotto di cotone. Ovviamente ci sfugge, ne abbiamo una fugace visione la sera che arriviamo e la mattina della partenza, sempre dalla fermata degli autobus. Ci consoliamo con una stupenda giornata in bicicletta intorno ai laghi alle pendici del vulcano. Il picnic nel parco riesce alla perfezione, sempre grazie ai saldi del reparto gastronomia nel supermercato dietro l’angolo. Peccato per la salita inattesa. Con la mia gazzella senza cambio mi areno sul dislivello che separa i due laghi. Mi guadagno la vetta spingendo, rossa in viso come un peperone. Fede con la sua mountain bike mi semina in un attimo, mentre un’orda di turisti giapponesi mi supera comodamente seduta in navetta. Alcuni mi salutano dal finestrino, incitandomi, la maggior parte ritiene indispensabile farmi qualche foto.

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Sushi loves me

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Giorno 376.

Recentemente pensavo ad un’amica. Il suo fidanzato nel bel mezzo di un trekking ha tirato fuori un anello e le ha chiesto di sposarlo. Avidano, diventato mio marito su mia insistente richiesta, un bel giorno in motorino mi ha detto, perché non andiamo in Giappone? Ognuno ha ciò che si va a cercare..

Poi sbarchi in Giappone e tutto quello a cui eri abituata prima improvvisamente non vale più. Nel resto dell’Asia il pedone non vale niente. Nella giungla automobilistica dei gas di scarico un mezzo di locomozione in movimento rispetta solo un altro mezzo dalle dimensioni superiori alle sue. E’ la legge del più forte. La graduatoria passa dai camion agli autobus, seguono le automobili, i motorini e poi le biciclette. Il pedone comune e’ alla base di questa catena alimentare in cui pesce grande mangia pesce piccolo. In Giappone invece il traffico non esiste, l’aria anche nelle grandi città e’ apparentemente pulita e respirabile. Sulla quantità di radiazioni non mi pronuncio, perché quelle non si vedono. La gente va a piedi o si muove in bici, sotto un cielo sempre limpido e libero da smog. Il movimento aiuta a rendere i giapponesi un popolo magro e giovanile, oltre ad essere più sano. Un efficientissimo, oltre che economico servizio di mezzi pubblici fa da corollario a questo paese in controtendenza. Se un treno deve partire alle 12.38, alle 12.36 arriva, si ferma due minuti per caricare e scaricare i passeggeri e quando spacca il minuto e’ pronto a lasciare di nuovo il binario. La lotta quotidiana per attraversare incolumi e’ rimpiazzata da disciplinate file di automobilisti che, quando ti vedono da lontano avvicinarti al ciglio della strada, nel dubbio inchiodano. Vedi il guidatore eseguire un leggero inchino al volante, prego passi pure, no grazie vada lei, insisto lei ha la precedenza sulle strisce, no guardi sto solo aspettando mio marito, non voglio mica attraversare. Prima regola da imparare: non avvicinarsi agli attraversamenti pedonali senza motivo, il rischio e’ di bloccare il traffico di un’intera città per eccesso di educazione.

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Una cosa che invece accomuna Indonesia e Giappone e’ la carenza di cestini per l’immondizia, con la differenza che però qui le strade sono immacolate. Neanche l’ombra di una cartaccia, non parliamo delle cicche, visto che tanto non si può fumare in giro a piacimento, ma solo accanto agli appositi punti fumatori. Comunque dei bidoni neanche l’ombra, molte volte sono mimetizzati tanto bene, forse per rispettare l’armonia architettonica generale, che raramente riusciamo a scovarne uno. Giro per la città con le tasche piene di moccioli e cartacce di caramelle, nello zaino bottigliette vuote e residui del pranzo. Scarrozzo i miei rifiuti avanti e indietro tutto il giorno, solo a tarda sera riesco a scaricare la zavorra nella pattumiera dell’ostello. Ma il mistero su come il giapponese medio a spasso in centro gestisca la faccenda, resta irrisolto.

Nel paese del Sol Levante l’educazione la fa da padrone. La gente non grida, non alza la voce, fa la fila, non spinge, non si tocca, non ha mai fretta. Persino i cani sono talmente educati, che si portano a spasso da soli. Noi italiani già siamo i meridionali d’Europa, poi dopo un anno passato in viaggio dove devi imparare a lottare per far valere i tuoi diritti, dobbiamo apparire ai loro occhi come buzzurri pericolosi e sovversivi dell’ordine pubblico, o forse pensano che siamo solo stupidi. Se chiedi un’informazione ad un passante nel novanta per cento dei casi questo interromperà quello che sta facendo e con deviazioni anche di diversi minuti ti accompagnerà a destinazione. Quando domando dove posso trovare una toilette ad una ragazza conosciuta al parco, lei si preoccupa di chiedermi se sono in grado di usarla. Forse davvero ci credono stupidi, e quando alla fine non riesco a capire quale pulsante usare per lo sciacquone mi ci sento pure io. Scappo veloce lasciando tutto a galleggiare. La gente che si incontra per un sushi o una passeggiata in centro neanche si sfiora. A turno ci si saluta con una serie di inchini sempre più profondi. Quando alla stessa ragazza racconto che in Italia tra amici ci si bacia due volte sulla guancia o perlomeno ci si stringe la mano, inorridisce allo scambio di batteri e calore umano. Quando si congeda da noi, con fatica evidente, ci allunga una mano e ci chiede se per favore possiamo non baciarla. Nei monumenti principali un’associazione di volontari pensionati offre un servizio di guide gratuite a beneficio dei turisti. Se sbagli a fare il ticket per la metro, un attimo dopo un addetto ti rifonda il prezzo del biglietto e poi ti aiuta con la destinazione che volevi scegliere. Niente pratiche interminabili, niente burocrazia perditempo, tutto è’ semplice, veloce, efficiente. Persino la carta igienica e’ compatta, diecimila strappi in un solo rotolo. Il fatto che nessuno cerchi mai di fregarti, invece e’ un deficit per gente che tra quindici giorni sarà in India. Le nostre barriere si rilassano, giriamo rammolliti credendo con fiducia a tutto ciò che ci viene detto. Se uno volesse fare il furbo questo paese sarebbe una vera pacchia. Si potrebbero facilmente saltare tutte le code, lo facciamo all’inizio, per ignoranza del sistema metropolitano, e nessuno osa mai dirci una sola parola. In aeroporto, appena arrivati, chiediamo informazioni per un bancomat ed un ragazzo si offre di prestarci il denaro per il treno in caso avessimo problemi. Da noi i giapponesi in aeroporto pagano cinquecento euro per un taxi… Please visit our country!

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Il servizio d’ordine e’ inutile in un paese in cui l’educazione e’ un fenomeno culturale generalmente diffuso. Tuttavia in giro, come dappertutto, non mancano poliziotti che pattugliano e vigilano sul benessere collettivo. Già perché questo e’ il loro vero scopo, non la corruzione o l’esercizio arbitrario del potere in virtù di una posizione di forza o supremazia sul cittadino. Finalità ampiamente diffusa in altri paesi asiatici e direi anche in molti europei. Noi stessi siamo testimoni di un esempio sconcertante. In ostello conosciamo un certo Nick, viaggiatore dell’est che si mantiene con una piccola attività di venditore ambulante di bigiotteria di sua produzione. Quando lo incontriamo in pieno centro di fronte al castello di Osaka, la polizia lo pizzica sul fatto. Non dispone di permessi ovviamente e pare che nel parco non siano ammesse bancarelle abusive. Con gentilezza inaspettata il poliziotto in un inglese maldestro spiega al nostro amico che nel loro paese quel tipo di attività non è consentita. Niente voce grossa, niente spintoni anche quando Nick finge di ignorare il problema, niente sequestro della merce. Immagino i nostri poliziotti girare per il mercato e con la stessa ferma educazione spiegare a senegalesi e marocchini, in fondo anche loro sono stranieri, che in Italia la vendita del tarocco e’ vietata. Già, proprio la stessa scena…

In molti paesi asiatici mangiare con le mani e’ un must. Una genetica modificata consente ai commensali l’accesso a tecniche segrete con cui portare alla bocca fino all’ultimo granello di riso, senza sporcarsi e senza sprecarne nemmeno un chicco. In Giappone invece il cibo non si tocca mai con le mani. Ora con le bacchette direi che ce la caviamo alla grande, impariamo anche per emulazione la tecnica di suzione degli udon, i tagliolini in brodo, direttamente dalla scodella, con schiocco annesso. Il vero problema e’ il sushi, perché quando in preda alla fame ti sfrecciano davanti migliaia di appetitosi piattini colorati, le bacchette diventano un vero impiccio. Primo perché non ti consentono di mangiare alla velocità che il tuo stomaco vorrebbe. Secondo perché è scientificamente provato che un boccone di sushi ha dimensioni superiori alla capienza della bocca umana, quindi non te la cavi mai in un colpo solo, ma devi gestirlo almeno in due morsi. Tralasciando poi il fatto che il pesce crudo e’ nato per scivolare tra le bacchette e che per carenza di esperienza il riso finisce immancabilmente per sgretolarsi come sabbia dentro lo scodellìno della salsa soia quando cerchi di intingercelo. Manifestando una certa indifferenza, ogni tanto mi infilo in bocca grossi pezzi di pesce che non riesco altrimenti a manovrare. Ma che ci posso fare, io amo il sushi, e lui ama me…

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Quando viaggi da un anno si legge nei vestisti, usurati, sbiaditi, rattoppati. Si vede dalle scarpe polverose e dagli zaini anneriti. Fino ad ora siamo riusciti a mimetizzarci bene tra le masse di turisti in vacanza, e di solito le popolazioni locali sono piazzate ancora peggio di noi. Quando manca tutto l’abbigliamento non conta, il telefonino si però. In Giappone invece la differenza salta proprio all’occhio. Non sembriamo proprio due turisti. Anche alla dogana un’educatissima poliziotta ci ferma per farci alcune domande, del tipo “non trasporterete mica droghe?” Mi fa davvero piacere essermi guadagnata l’aspetto di una pericolosa narcotrafficante. Fede non ha più una maglietta che non sia bucata, il mio abbigliamento dalle fantasie neo hippy sembra decisamente fuori luogo qui, nel futuristico Giappone. I nostri sandali sono talmente fragranti che a volte in metropolitana se ne sente l’aroma. Speriamo che nessuno si accorga che siamo noi. Porto a spasso una testa di capelli ingovernabili e Fede avrebbe bisogno di una bella rasata. Insomma, come sempre nelle grandi metropoli, siamo i più straccioni e sudati. Nessun problema, se non fosse che in giro e’ pieno di ragazzine smutandate che ondeggiano provocanti con la loro piega perfetta e le unghie laccate, e che mio marito non fa altro che guardarsi intorno con aria svanita. Ma mio cugino non avrà mica sposato una così? In ogni caso chi la fa l’aspetti, perché la prossima volta, nel bel mezzo di un trekking in Ladakh, sarò io a proporgli “amore, perché il prossimo viaggio non lo facciamo in Senegal?”

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