Archivi categoria: Singapore

Singapore, vado a Singapore…

Standard

Giorno 226.

…cosi cantava Giuni Russo negli anni ottanta. Oggi e’ una metropoli frenetica, dove tutto funziona come un orologio svizzero. Un’isola-stato perfetta, organica, elegante, pulita. La metropolitana sfreccia silenziosa chiusa dietro porte di plexiglas, le palme si susseguono in file disciplinate ai bordi delle strade, la gente abita in palazzine multicolor, nelle varie tonalità Ziguli’. Non una cartaccia per terra, neanche l’ombra di un cicles spiaccicato sull’asfalto.

20130502-145117.jpg20130502-145123.jpg

Cartelli a lettere cubitali minacciano ad ogni angolo sanzioni da migliaia di dollari.. se mastichi chewing-gum, se fumi nel dehor, se attraversi col rosso, se non tiri l’acqua quando vai al cesso… La popolazione e’ multietnica: cinesi, indiani, malesi e occidentali. Tutti convivono senza alcun contrasto, non è permesso. Cammino per strada terrorizzata, ho paura di sbadigliare senza la mano davanti. E poi ho importato clandestinamente un pacchetto di Brooklyn filippini, uno di quelli grossi, da cento pezzi.. Li sento scricchiolare dentro la borsa, nella loro scatola di plastica, e ad ogni passo temo che qualcuno mi scopra…

I singaporesi, sebbene vivano in una delle città più sicure del globo, sono ossessionati dalla sicurezza. Per strada e nella metro spuntano cartelli del tipo “Se vedi un soggetto sospetto, non esitare a denunciarlo alla polizia”, con tanto di fumetto in cui un uomo si trasforma in lupo. Svariati cartelli invitano ad entrare nell’esercito, importantissimo per la difesa della patria o per fronteggiare i fantomatici, ma forse temibilissimi, invasori malesi.

Con 35 gradi all’ombra ed un umidità che te ne fa percepire dieci in più, osserviamo invidiosi eleganti uomini d’affari aggirarsi per le vie del centro in giacca e cravatta, senza una goccia di sudore, quando noi grondiamo letteralmente acqua. Sostiamo di fronte alle entrate delle banche o dei supermercati per respirare una boccata d’aria condizionata a sedici gradi. Come sempre ci capita in questi ambienti, siamo quelli messi peggio, appiccicosi individui in ciabatte, fuori luogo fra abiti di Prada e borse Louis Vuitton come se piovessero. Speriamo che almeno per il nostro look umido e impresentabile non si comminino sanzioni.

Ci sistemiamo a Little India, dove la gente sembra uscita da un set di Bollywood. Indiani scuri e baffuti sfoggiano orgogliosi jeans a zampa e camicia stirata, il profumo delle spezie invade strade impeccabili, asettiche, la gente fa la coda per usare i bagni pubblici, anziché orinare per strada. Nessuno ti chiama, nessuno ti tocca, prezzi fissi sulle bancarelle del mercato, la contrattazione e’ disdicevole. Ma qualcosa dell’indisciplina tipica del sub continente indiano contagia l’aria di questa metropoli perfetta. Qualcosa trasuda dal modo caotico di attraversare la strada, dall’abitudine di accucciarsi per terra ad ogni angolo, dal brusio umano della gente ammassata in piazza.

20130502-145224.jpg20130502-145236.jpg

20130502-145242.jpg20130502-145250.jpg

La Marina, il cuore moderno della città, si specchia nella laguna come il plastico di se stesso, manca solo la teca di vetro per la polvere. Tre enormi grattacieli reggono un transatlantico di vetro acciaio che ospita l’albergo più esclusivo della città. Il teatro e’ un durian metallico, l’osservatorio un guscio d’uovo. Il simpatico leoncino Merlion sputa acqua da una gigantesca fontana. Incarna contemporaneamente il gadget più venduto e la foto più ambita tra i turisti coreani, onnipresenti…

20130502-145350.jpg20130502-145344.jpg

20130502-145359.jpg20130502-145406.jpg

A Orchad Road gli immancabili centri commerciali sono grandi come intere città. E si intrecciano nel sottosuolo, come labirinti dove gli stranieri non fanno altro che vagare, alla ricerca dell’uscita giusta. Avvistati due monaci aranciati aggirarsi sperduti davanti ale ventine di Cartier.

20130502-145730.jpg

A Chinatown tutto e’ più facile, basta seguire la scia di lanterne rosse fra le bancarelle traboccanti cineserie di ogni tipo che emanano quell’odore inconfondibile di plastica al petrolio. Il quartiere e’ un bon bon di casupole e templi ricostruiti ad hoc, che manco in Cina se ne vedono di così curati. Una vera Gardaland ingolla turisti, ma a noi che ci frega… anche a Singapore siamo in perenne caccia di cibo.

20130502-145608.jpg20130502-145602.jpg

20130502-145622.jpg20130502-145629.jpg

SINGAPORE – INFORMAZIONI PRATICHE
DORMIRE:
Inncrowd Hostel – 20 SGD per persona in dormitorio da 12 posti, con AC e colazione inclusa – il posto e’ situato nel quartiere indiano. Offre camere pulite con bagni in comune. Il personale e’ molto simpatico e l’ambiente cosmopolita.