Ancora tu…(ma non dovevamo vederci più?)

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Giorno 682.

Di nuovo India, sbarchiamo e ripartiamo. Dopo pochi giorni ci lasciamo alle spalle una Calcutta che non è nemmeno tutto quello schifo che il nome suggerisce. Grazie a David, un eccentrico canadese in bicicletta che soggiorna in città, ne esploriamo angoli nascosti e poco visitati come il mercato dei fiori, il quartiere degli artigiani di Kumartuli, e soprattutto il palazzo di marmo splendidamente decadente di una delle famiglie che furono potenti ai tempi degli inglesi ed ora cadute in disgrazia, ma che sfoggia dentro casa vasi Ming, dipinti di Rubens e Murillo ed un piccolo zoo privato ricco di magnifici uccelli tropicali. Il problema? Entrare, possibile in due modi: con un permesso ufficiale prenotato chissà dove, oppure alla maniera indiana, ovvero lasciando una mancia piuttosto cospicua al militare di guardia e ad un branco di personaggi che all’interno si propongono come guide improvvisate ed incompetenti. La famiglia Malik vive ancora qui, in un’ala dell’edificio, che purtroppo non si può visitare. Tutt’intorno, l’India di oggi è quella di sempre, con il traffico impazzito ed i mestieri senza tempo, gente che dorme dappertutto, gli esibizionisti, i barbieri a cielo aperto, i poveracci che si disfano per strada e l’alta borghesia che va a cena in ristoranti costosi e si compra BMW. Con i rompicoglioni più insistenti e gli uomini comuni dal sorriso più grande del mondo. 

            
Ma Calcutta per tutti, in Occidente, vuol dire soprattutto Madre Teresa. La casa di questa suorina albanese, icona del ventesimo secolo, e’ meta di pellegrinaggio delle genti più disparate, dai cattolici coreani ai curiosi qualunque come noi, che credenti non siamo, ma fa un certo effetto vedere la stanzetta minuscola e spoglia in cui questa signora, che si rapportava ai più potenti ed ai più disperati della terra, ha vissuto e lavorato per più di cinquant’anni. Giulia arriva a commuoversi e per un momento temo che mi chiederà di lasciare tutto e trasferirsi in pianta stabile tra le Missionarie della Carità.

    

gIl centro originario si trova poco lontano, di fianco al Kalighat, il tempio forse più importante della città, dedicato alla sanguinaria dea Kali. Qui si mormora che un tempo, in momenti di particolare difficoltà venissero eseguiti sacrifici umani per placare la sete di sangue della più terribile personalità del Pantheon Indù, consentendole in questo modo di trovare la forza necessaria per combattere i demoni e liberare il mondo dal male. Oggi si sgozzano più prosaicamente capretti, ed il rosso del sangue e’ sostituito da quello delle polveri rituali che ricopre persino i cani del quartiere e qualche vecchio mendicante, dando ai capelli una strana colorazione rosa acceso che fa tanto punk londinese anni 80. Entriamo nel santuario schivando le solite richieste di denaro da parte dei bramini, e ci mischiamo alla folla di credenti nella fila che conduce al sancta sanctorum in cui si può ricevere il Darshan, ovvero il contatto visivo con la divinità, che equivale ad una benedizione, o forse in questo caso sarebbe meglio dire una protezione, date le abitudini non proprio pacifiche della signora in questione che con il volto nero, i tre occhi spiritati, la linguaccia e soprattutto la ghirlanda di teschi, incute un certo timore.

    

Passiamo i tardi pomeriggi nello splendore neoclassico dei giardini del Victoria Memorial, il magnifico mauseleo dedicato alla regina Vittoria, che troneggia pingue, immortalata per sempre nel bronzo. È solo un’altra delle innumerevoli contraddizioni indiane, uno dei suoi monumenti più belli, costruito per una defunta sovrana straniera. Ma l’immagine più caratteristica della città, quella che più di tutte resta impressa nella memoria, e’ l’uomo-cavallo, il risciò a trazione umana, relitto dell’India del passato, ancora spaventosamente attuale nella metropoli del Bengala. E’ forse l’emblema che più di tutti incarna l’India moderna, un uomo scalzo, spesso di una certa età, che traina una carrozzeria con a bordo una signora corpulenta ricoperta d’oro e seta ed il figlio grasso, simbolo di un paese che, in parte, ha trovato il benessere e si ingozza di patatine, mentre il resto continua a morire di fame. E allora alzati bambino, inizia a camminare, che un po’ di movimento farebbe bene, ed un po’ meno disparità sociale, anche.  

   

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Vietato calpestare i sogni

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Giorno 679.

Ripartiamo. Ci eravamo lasciati in Colombia, e adesso siamo di nuovo in India. Nel mezzo, un ritorno a sorpresa a metà luglio, saluti ripetuti a famiglie ed amici, un doppio matrimonio italiano ed irlandese, una guarigione, la mia, miracolosa…qualche chilo di troppo messo su a forza di cene e bevute ed un’esperienza di tre mesi negli Stati Uniti di cui, forse, un giorno parleremo. E poi ancora un ritorno, Natale a casa dopo due passati in giro per il mondo, precisamente in Laos ed a Buenos Aires. Ripartiamo insomma da dove avevamo interrotto il nostro coito con l’Asia, da quell’India che abbiamo tanto amato in passato ma che l’ultima volta ci aveva respinto tra gli spasmi della Giardia e la fatica di sopportare un troppo che ad ogni visita sembra essere sempre più esasperato, ed esasperante. Però avevamo saltato il Nepal, ed il trekking dell’Annapurna non potevamo certo farcelo mancare. E poi ci sarebbe anche l’Iran, di cui mi ero innamorato qualche anno fa durante un viaggio in solitaria, ed i grandi spazi dell’Asia Centrale che avremmo voluto attraversare ritornando via terra nel piano originario…insomma, cose lasciate in sospeso che adesso vorremmo completare. 

       

Colombia – Informazioni pratiche 

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BOGOTA’

DA FARE: 

Non lo sappiamo. Ci fermiamo solo una notte nella capitale durante una lunga sosta tra un volo e l’altro.

DORMIRE:

A Mi Refujio Casa y Hospedaje – 18.000 a persona in dormitorio da sei con bagno in comune e colazione inclusa – il posto è bello, a metà strada tra il centro e l’aeroporto, in una via tranquilla di una zona abbastanza residenziale. Camere pulite, arredamento moderno e colorato. Personale gentile.

CARTAGENA

DA FARE:

La città vecchia all’interno delle mura e’ uno dei gioielli meglio conservati di tutto il Sudamerica. Ben restaurato, il centro brulica di caffè all’aperto, ristoranti, gelaterie, scorci caratteristici, palazzi vecchi e negozi alla moda. L’ambiente sembra quasi europeo, ma l’atmosfera è tutta Tricolor. Intorno alle zone più turistiche si trovano ancora vicoli abitati dalla gente comune, giovani seduti per strada che giocano a carte, vecchi appisolati all’ombra dei cortili, murales, qualche barbone. Unico neo, il caldo allucinante che ci consente di uscire solo la mattina presto e la sera verso il tramonto.

DORMIRE:

Casa Viena – 20.000 a persona in dormitorio da otto con aria condizionata e bagno in comune – l’ostello e’ centrale, ben organizzato, con una pratica cucina sul terrazzo. L’aria condizionata e’ fondamentale per sopravvivere alla calura. Le camerate sono spaziose e luminose, mentre all’interno del cortile si trovano anche diverse camere private più piccole, sempre con il bagno in comune. Il personale e’ molto disponibile ed utile per reperire ogni genere di informazione.

PLAYA BLANCA

DA FARE:

Un paradiso caraibico pieno di turisti. La spiaggia e il colore del mare sono davvero all’altezza delle migliori in Indonesia, ideale per nuotare o passeggiare. Per lo snorkeling invece bisogna acquistare un tour in barca alle Isole circostanti, perché in questo tratto la costa e’ molto sabbiosa e c’è poco da vedere. Le accomodation sono tantissime, tutte strutturate con capanne di paglia a palafitta a pochi metri dalla riva, oppure con più economici chinchorros, tettoie munite di amache direttamente sulla spiaggia. Di notte non c’è luce e spesso manca l’acqua dolce, ma i ristorantini a lume di candela coi tavoli sulla sabbia sono una vera delizia. L’unica pecca è che si tratta di una meta molto frequentata, trovandosi ad appena un paio d’ore da Cartagena ed essendo facilmente raggiungibile in barca o coi mezzi pubblici. Dalle dieci del mattino alle quattro del pomeriggio la spiaggia e’ un formicaio di colombiani in gita di giornata, ma dal tramonto all’alba si svuota e l’atmosfera e’ davvero suggestiva.

DORMIRE:

Hostal Any – 20.000 in cabaña sulla spiaggia con bagno in comune – le capanne a palafitta sono molto spartane, materasso appoggiato a terra con zanzariera sopra, che è fondamentale vista la quantità di zanzare notturne. Al piano inferiore si trovano le amache e sul retro i bagni. Il problema è il proprietario, che nel periodo in cui siamo stati lì non si è mai visto, poco male, se non fosse che non rifornendo i bidoni d’acqua e stato impossibile fare una doccia o anche solo lavarsi la faccia per diversi giorni.

Cabaña El Nary – 50.000 in cabaña sulla spiaggia con bagno in comune e cene incluse – le capanne sono sopra il ristorante, che offre una cucina semplice ma abbondante e generalmente a base di pesce. L’arredamento e’ sempre basico ma in questo caso c’è un vero letto oltre ad un tavolino ed all’immancabile zanzariera. Un secchio d’acqua dolce, a testa, al giorno, garantisce la possibilità di lavarsi il sale di dosso. Televisione sempre accesa per non perdersi neanche una partita dei mondiali, buona cucina e personale gentile. 

SANTA MARTA

DA FARE:

Città turistica e piuttosto grande, ideale come base di partenza per un viaggio nella remota regione della Guajira. Nei dintorni si trovano alcune riserve naturali con spiagge degne di nota, come il Parco di Tayrona, che però non abbiamo visitato. Noi siamo arrivati in Colombia in piene vacanze estive, quindi abbiamo cercato di evitare le più affollate mete turistiche nei pressi della città.

DORMIRE:

Hostal Miramar – 30.000 in camera doppia con bagno privato – a due passi dal lungomare, l’ostello e’ strutturato intorno ad un ampio cortile interno munito di ristorante. Le camere economiche sono piccole e calde nonostante il ventilatore, ma estremamente pulite. Quelle con aria condizionata sono più costose. Il personale e’ gentile ed abbiamo potuto lasciare in deposito i bagagli che non ci servivano prima di muoverci verso la Guajira.

CABO DE LA VELA

DA FARE:

Paradiso per il Kite Surf, la spiaggia e’ immersa in un paesaggio desertico e selvaggio davvero suggestivo. Il vento da terra soffia senza sosta, rinfrescando l’aria e appiattendo il mare che diventa perfetto per appassionati e principianti di questo impressionante sport. Il paese è poco più che una fila di case organizzatesi per accogliere i turisti. Una scuola di Kite Surf offre corsi a prezzi quasi europei, ma la location e’ davvero favorevole ed unica nel suo genere. Le spiagge più belle si trovano a qualche chilometro di distanza, intorno a Ojo del Agua e Playa del Pilon, raggiungibili anche a piedi o affittando un passaggio in motorino, ma da quella lato il mare e’ aperto e molto più agitato.

DORMIRE:

Rancheria Japira – 10.000 per amaca sulla spiaggia – e’ l’ultima in fondo al villaggio. Il padrone Rodrigo gestisce un buon ristorante dove serve piatti a base di pesce. Non ci sono camere, ma solo servizi igienici e chinchorros chiusi su tre lati direttamente sulla spiaggia, ideali per campeggiare o appendere amache. A proposito ce ne sono di diverse taglie e misure, a seconda del prezzo. Di notte fa fresco e grazie al vento non ci sono quasi zanzare.

PUNTA GALLINAS

DA FARE:

Quando il mare incontra il deserto si creano paesaggi suggestivi come quelli di Punta Gallinas. Non ci sono mezzi pubblici per raggiungere questo remoto tavolato che si trova sulla punta estrema del paese, ma solo jeep private che si posso organizzare da Cabo de la Vela. Già solo il viaggio attraverso il deserto punteggiato di cespugli e pozze di fango e’ davvero interessante. Spesso si ha la fortuna di incontrare qualche nomade che si muove a dorso di mulo o gruppi di donne che raccolgono acqua alle sorgenti. A destinazione non c’è un vero villaggio, ma solo alcune fattorie disseminate nel nulla, che si affacciano su un articolato golfo interno. Sulla punta si trova una suggestiva spiaggia costituita da una gigantesca d’una che dal tavolato si tuffa nel mare aperto. Uno dei posti più isolati e selvaggi che abbiamo visitato.

DORMIRE:

Rancheria Alexandra – 12.500 per amaca – e’ una delle fattorie che si trovano nei pressi del capo e forse l’unica attrezzata ad ospitare turisti. Ovviamente è meglio prenotare da Cabo della Vela, non tanto per la carenza di spazio, ma quanto meno per palesare il proprio arrivo. Offre ristorante, tettoia per le tende o le amache, bagni e docce con abbondante acqua dolce, che non è poco da queste parti.

BARRANQUILLA 

DA FARE:

Una grande città sul mare in cui ci fermiamo per una notte in attesa del volo l’indomani mattina presto. Guardiamo la partita e facciamo il pieno di frutta e verdura in uno dei grandi supermercati cittadini.

DORMIRE:

Hostel Mami Dorme – 46.000 in camera doppia con aria condizionata e bagno in comune – ricavato in una porzione di villetta in un elegante quartiere residenziale, lontano dal traffico centro, offre camere semplici e pulite, salotto con tv, ampia cucina perfettamente attrezzata e servizio lavanderia fai da te.

L’amore ai tempi dei Mondiali

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Giorno 672.

La spiaggia di Punta Sal ci ispira tranquillità e riposo, tanto da farci provare un’ulteriore voglia di mare. Ma l’acqua del Pacifico in questa stagione e’ troppo fredda, e noi abbiamo voglia di sabbia bianca e mare cristallino, stile Indonesia o Filippine. Inoltre non ne abbiamo per l’anima di andare di nuovo in Cordillera al freddo a scalare montagne, dormire in tenda a meno 5 e svegliarsi presto tutte le mattine…per cui annulliamo il Trekking a Huaraz, prenotiamo un volo economico e ci trasferiamo in…Colombia!
Dopo gli anni della guerriglia e dei cartelli della coca di Medellin, da un po’ il paese e’ tranquillo. Resta qualche sacca di resistenza, ma in zone molto remote, dove oggettivamente i turisti non vanno. E poi, il Perù non gioca i Mondiali. La Colombia in questi giorni vive solo per questo.

Colombia – Giappone 4-1.
Una Cartagena de las Indias tutta gialla, rossa e blu esulta. La Colombia travolge il Giappone e la città balla. La marea di magliette canarino, che si vendono ad ogni lato, trasforma le strade in un carnevale di salsa e vecchi bus urbani trasformati per l’occasione in trenini di tifosi in delirio. Siamo nella città preferita da Marquez che qui ha ambientato il suo “L’amore ai tempi del colera’, e tutti i vicoli ci fanno pensare a Florentino Ariza ed alla sua amata Firmina. Gli abitanti invece pensano solo al pallone e in giro si parla solo di calcio. La città e’ bellissima, con il centro coloniale tutto balconi in legno, finestre colorate, bouganville in fiore e scorci da cartolina. Si respira un’aria un po’ troppo commerciale, ma del resto la bellezza si paga, quasi sempre. Basta camminare dieci minuti per arrivare al quartiere del Getsemani, quello popolare. Qui le pareti sono scrostate, i balconi cadenti ed i muri traballanti, ed al posto dei manichini dei negozi di moda e delle gelateria, ci sono persone vere, che giocano interminabili partite di Ludo davanti a casa, assistono a tornei di baseball da strada, cantano e ballano. Insomma, vivono. Nonostante il caldo, a cui non eravamo più abituati e che ci trasforma in torce umane ogni volta che mettiamo il becco fuori dall’ostello. Siamo al Caribe e si respira un’aria più allegra rispetto ai mugugni andini e siamo felici. L’atmosfera di festa ci contagia. L’Italia e’ fuori, ma ce ne freghiamo. Ora tifiamo per la Tricolor.

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Colombia – Uruguay 2-0.
Quando la Colombia gioca contro l’odiato Uruguay, James Rodriguez diventa eroe nazionale sfondando la rete con uno spettacolare sinistro al volo da fuori area. Il Paesino di Cabo de la Vela sembra Copacabana. Tutti festeggiano, e pare che non esista nessun ostacolo verso il trionfo della Seleccion. La Guajira e’ una penisola arida al confine con il Venezuela. Savana pura, sembra di essere in Africa. Persino le donne hanno vestiti simili alle sorelle del continente nero. La popolazione Wayuu e’ stata una delle poche in Sudamerica a resistere agli spagnoli, e sono molto fieri di ciò. Attraversiamo il deserto su di un pick up stracarico di gente e mercanzia. Ghiaccio da portare nei villaggi, dove non arriva l’elettricità ed i frigoriferi sono improvvisati. A Cabo de la Vela ci sistemiamo da Rodrigo, che ci affitta due amache sulla spiaggia, ci serve aragosta per cena e ci accoglie in famiglia. La costa rocciosa si spezza in baie su cui si affacciano spiagge di sabbia color ruggine. Le onde sono potenti, come il vento che soffia costantemente, tanto da fare del paesino la capitale colombiana del kitesurf. Spingendoci ancora più a nord, ci ritroviamo in jeep con Debbie e James ed un autista pazzo che crede di correre la Parigi-Dakar, tra le dune. Fino a Punta Gallinas, il luogo più settentrionale del Sudamerica. L’abbiamo fatta tutta, da Ushuaia fino a qui. Non so quanti chilometri, ma sono tanti. La spiaggia di Taroa e’ una delle più selvaggiamente belle che abbiamo visto durante il viaggio, e si può dire che ormai siamo degli esperti. Una duna enorme di sabbia rosata si tuffa direttamente in mare. Non c’è nessuno, solo noi quattro e un gruppo di asini. La sensazione di scoperta ed isolamento e’ palpabile, quasi non riusciamo a parlare.

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Colombia – Brasile 1-2.
A Playa Blanca, una lunga striscia di sabbia chiarissima con di fronte un mare cristallino, l’amore ai tempi dei Mondiali ha le treccine di Cuadrado e la faccia da bravo bambino di James Rodriguez, che e’ figlio di tutti. L’avversario e’ il Brasile, che mena e vince, tra l’incredulità generale. Qualcuno invoca Pablo Escobar, affinché ritorni tra i vivi e faccia giustizia a modo suo. L’arbitro deve assolutamente pagare, e morire. Tutto il mondo e’ paese. Da Colombiani adottivi soffriamo con i ragazzi del bar, e vicino a me un uomo di cinquant’anni piange come un bambino per tutta la sera. Le discussioni su chi abbia sbagliato cosa, vanno avanti per giorni. Per fortuna il mare ci consola. Al mattino, prima dei tour da Cartagena, e nel tardo pomeriggio, quando se ne vanno tutti e la spiaggia diventa il nostro paradiso di sole ed acqua tiepida, cene a base di granchi e docce salate. Ci ritroviamo con un coppia di pappagallini verdi innamorati come vicini di stanza e lo schiamazzo dei bambini a scandire giornate senza tempo e senza scarpe. Dormiamo in riva al mare, in una capanna senza luce e senz’acqua, ma la gente e’ eccezionale ed ha un sorriso grande così. Nonostante l’arbitro, e quella troia di sua moglie.

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Perù – Informazioni pratiche

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PUNO
DA FARE:
La città e’ nota come base di partenza per escursioni sul lato peruviano del lago Titicaca. Noi la sconsigliamo. Le isole galleggianti sono una pacchianata ad uso e consumo di turistoni americani. E poi sul lato boliviano tutto costa la metà.
DORMIRE:
Maison D’Lago – 40 S camera doppia con bagno privato e colazione inclusa – un hotel in stile locale situato in centro, con camere pulite e spaziose, dotato di wifi e tv satellitare. Niente di speciale, ma per una notte di passaggio si adatta allo scopo.

AREQUIPA
DA FARE:
La città era un antico centro coloniale e ne mantiene viva la memoria grazie ad un’architettura piacevole e molto ben conservata. Chiese spagnole, piazze porticate e antichi monasteri. E’ la base di partenza per il trekking al Canyon del Colca, ma diffidate delle agenzie, non sono assolutamente necessarie. Dalla stazione degli autobus tutti i giorni partono diversi mezzi in direzione Cabanaconde. Raccomandato partire sul presto.
DORMIRE:
Posada del Virrey – 40 S camera doppia senza bagno – offre camere spaziose ricavate in una vecchia casa coloniale, un terrazzo con gazebo e divanetti, una piccola cucina per gli ospiti e la gestione e’ davvero gentile e simpatica. Un ottimo posto.

CABANACONDE
DA FARE:
Raggiungibile da Arequipa con almeno sei ore di viaggio mozzafiato, e’ l’ultimo avamposto in cui è possibile rifornirsi di acqua e cibo a prezzi ragionevoli prima di intraprendere il trekking. Da non perdere l’alba al Mirador Cruz del Condor per assistere al risveglio di questi dominatori del cielo.
DORMIRE:
Hostel Villa Pastor – 12 S a persona in camera doppia con bagno privato – le stanze all’ultimo piano sono gelide, perché completamente vetrate. Quelle ai piani inferiori invece lasciano un po’ a desiderare e mostrano i segni di una pulizia un po’ approssimativa. In ogni caso e’ una delle soluzioni più economiche in paese.

CAÑÓN COLCA
DA FARE:
Optiamo per un trekking di tre giorni, due notti, senza tour e senza guida. I gruppi che scendono quaggiù accompagnati sono ridicoli, perché la strada e’ a prova di imbecille. Il primo giorno ci alziamo all’alba, prendiamo un autobus locale per andare al Mirador Cruz del Condor e rientrare in paese un paio d’ore dopo. Quindi scendiamo nel Canyon dal lato di San Juan, dove passiamo la prima notte. Il secondo giorno ci spostiamo all’oasi e ci godiamo un rilassante pomeriggio in piscina. L’ultimo giorno e’ il più duro, ci alziamo presto per affrontare la salita all’ombra. Si possono anche noleggiare degli asinelli, ma il percorso davvero è fattibile. Copriamo un dislivello di milleduecento metri in pochi chilometri di ascesa. In realtà ce la caviamo in poco più di due ore e arriviamo in tempo per l’autobus delle undici che rientra ad Arequipa.
DORMIRE:
San Juan – Posada Gloria – 10 S a persona in camera doppia senza bagno – belle camere in un bel giardino. Bagno esterno con doccia calda. La gestione e’ un po’ aggressiva ed i prezzi del ristorante un furto, ma purtroppo ci sono poche altre opzioni.
Oasis Sangalle – Oasis Las Palmeras – 15 S a persona in camera doppia senza bagno – un posto da sogno sul fondo del canyon. Giardini fioriti, piscina termale, piccoli bungalow in legno di cactus. Delizioso.

CUZCO
DA FARE:
La città e’ molto bella e sicuramente merita un giorno per girovagare tra le piazze ed i palazzi coloniali. Da qui si parte per raggiungere Aguas Calientes e Macchu Picchu, in treno se si è pigri e spendaccioni, in autobus e a piedi se lo si è un po’ meno. Dal Terminal Santiago si prende un autobus in direzione Quillabamba. Scesi a Santa Marìa, si prosegue con alcuni mezzi locali verso Santa Teresa e l’Idroelettrica, dove finisce la strada. Da li sono meno di tre ore di camminata in pianura, seguendo i binari del treno fino ad Aguas Calientes.
DORMIRE:
Atawkama Hostel – 54 S in camera doppia con bagno in comune e colazione inclusa – l’ostello e’ molto bello e ben attrezzato. Camere nuove, bagni sempre puliti, cucina funzionale, uno spazioso cortile interno arredato con piante e tavoli. Il wifi però e’ lentissimo.
Pakari Hostal – 15 S a persona in dormitorio da due con bagno in comune – la differenza di prezzo sicuramente si sente, ma credo sia uno dei posti più economici in città. E’ un posto più ruspante ma comunque pulito. La cucina ha di tutto, basta solo trovarlo. La gestione e’ particolare, ma e’ sufficiente entrare in sintonia con lo spirito del luogo.

AGUAS CALIENTES
DA FARE:
La città capolinea del treno alle porte del Macchu Picchu. E’ una moderna località turistica nel bel mezzo della Cordillera adatta ad ogni genere di portafoglio. Cercando si possono ancora trovare camere economiche e consumare pasti semplici e abbondanti nel mercato locale. In paese si trova una biglietteria per accedere al parco ed un servizio navetta che a cifre esorbitanti conduce fino al cancello d’ingresso. Altrimenti la salita a piedi prevede quarantacinque minuti di scale spaccapolpacci.
DORMIRE:
Hostal Puñuy Huasi – 40 S in camera doppia con bagno privato – la camera sembra ottima, purtroppo dal lato strada la luce dei lampioni passa dalle finestre ed illumina a giorno la stanza per tutta la notte. Dal lato fiume il rumore del torrente e’ tanto forte che non si riesce quasi a dormire. Una notte in bianco ci spinge a non tornare.
Hostal El Mirador – 30 S in camera doppia con bagno privato – la stanza e’ senza finestra e per questo un po’ umida. A parte questo e’ pulita e tranquilla. Buona la connessione internet.

AYACUCHO
DA FARE:
E’ considerata la capitale peruviana dell’artigianato, oltre ad essere un vivace centro universitario. L’architettura coloniale e’ interessante, anche se meno sfarzosa di Cuzco o Arequipa. Però non e’ assolutamente commercializzata, e per questo più autentica. Vale la pena fermarsi un paio di giorni.
DORMIRE:
Hostal Ayacuchano – 25 S in camera doppia con bagno privato – guesthouse molto basica, ci fermiamo solo una sera perché l’acqua, anche quella fredda, funziona solo a sprazzi.
Hostal 3 Mascaras – 42 S in camera doppia con bagno in comune – ostello molto più accogliente del precedente. La titolare e’ un’anziana signora che si prende cura molto attentamente dei propri ospiti, del patio con giardino, dei cagnetti e dei pappagalli che ci vivono.

HUANCAYO
DA FARE:
E’ una delle città più’ grandi della Cordillera, anche se l’interesse dal punto di vista turistico e’ quasi nullo. Ci va bene perché ci imbattiamo in una sfilata di costumi tipici per una non ben specificata festività, così passiamo una bella giornata girovagando nel colorito mercato, provando creativi piatti locali e ciarlando con i locali, curiosi di vedere due stranieri in città.
DORMIRE:
Hotel Confort – 20 S a persona in camera doppia con bagno privato – Albergo di medio livello ma a prezzi economici, con camere enormi. Va benissimo per una notte o due.

LA MERCED
DA FARE:
Per noi e’ un punto di transito verso la parte più selvaggia dell’Amazzonia. Niente di speciale, ma qualche buon ceviche ed un clima piacevole ci convincono a restare in città un paio di giorni, anche se uno sarebbe più che sufficiente.
DORMIRE:
Hospedaje Santa Rosa – 30 S in camera doppia con bagno privato – la guesthouse e’ carina, anche se la gestione e’ un po’ taciturna. Serve allo scopo.

PUERTO BERMUDEZ
DA FARE:
Da qui inizia la selva. Si possono organizzare trekking sulle montagne circostanti alla scoperta di cascate e villaggi, con la speranza di osservare qualche animale selvatico, ma quando ci arriviamo noi la piogge non sono ancora del tutto passate e ci viene sconsigliato di metterci in marcia. Ci consoliamo con una gita in barca ad un villaggio degli indigeni Ashaninka, due ore più a monte.
Ma l’attrazione più grande del paesino e’ senza dubbio Jesus, il nostro scorbutico ospite basco.
DORMIRE:
Albergue Humbold – 18 S a persona in camera doppia con bagno in comune – di gran lunga il migliore ostello del paese, per non dire dell’intera Amazzonia, probabilmente. Jesus ti tratta come un vecchio zio brontolone, ma a modo suo e’ molto simpatico ed e’ una fonte eccezionale di informazioni sulla zona circostante. Vale la pena venire fino a qui per conoscerlo!

PUCALLPA
DA FARE:
E’ la nostra base di partenza per la discesa in battello lungo il fiume Ucayali, fino a Iquitos. Ci sono diverse compagnie che offrono il servizio, ma le barche non partono tutti i giorni. Aspettano di riempire la stiva. Il viaggio ha una durata variabile da cinque a sette giorni a seconda delle condizioni del fiume e di eventuali guasti. Sconsigliata la cabina, perché trattasi di piccoli forni crematori disposti sul tetto in pieno sole e con poca aria. Molto meglio l’amaca. E’ necessario munirsi di repellente super potente e di frutta o altri generi alimentari per variare la dieta monotona offerta dalla mensa. I bagni comuni sono sorprendentemente abbastanza puliti e dotati di docce che però utilizzano l’acqua fangosa del fiume. In città contattiamo Cesar, guida che ci organizza una permanenza di alcuni giorni nella foresta amazzonica, a metà strada tra Pucallpa e Iquitos. Ottimo servizio a prezzo economico. Per maggiori info visitarne http://www.viajeselvaperu.com.
DORMIRE:
Hospedaje Richard – 50 S in camera doppia con bagno privato e colazione inclusa – un alberghetto locale vicino al centro, comodo e pulito.

IQUITOS
DA FARE:
La città e’ immensa e fa impressione il pensiero che non ci siano strade a collegarla con il resto del Perù. Da non perdere una passeggiata mattutina nello stravagante mercato di Belem, ma occhio alle borse!
DORMIRE:
Casa del Frances – 45 S in camera doppia con bagno privato – sistemazione economica e centrale. Le camere non sono eccezionali ma pulite, ed almeno non ci sono molte zanzare. La cucina nel patio e’ uno spettacolo.

CICLAYO
DA FARE:
Nei pressi della città sono state rivenute alcune piramidi tombali ricche di tesori, risalenti ad una civiltà preincaica. Il museo archeologico dedicato al signore di Sipan e’ uno splendore. Ma e’ consigliabile affrontarlo con una guida per comprendere meglio la ricchezza dei ritrovamenti. Da non perdere un ceviche mixto al ristorante El Pescador.
DORMIRE:
Piramide Real Hotel – 55 S in camera doppia con bagno privato – situato a due passi dal centro, offre camere piccole ma ben curate con bagno e tv satellitare. Offre anche un’ariosa terrazza sul tetto.

PUNTA SAL
DA FARE:
Lunghe passeggiate sulla chilometrica spiaggia oceanica. Rilassarsi e poco più.
DORMIRE:
Hospedaje Las Terrassas – 60 S in camera doppia con bagno privato – gestito da un’emigrante inglese trasferitasi in Perù da oltre trent’anni, il posto e’ molto bello. Camere confortevoli, cucina a disposizione ed una stupenda terrazza per leggere e rilassarsi. Tramonti da paura.

LIMA
DA FARE:
Purtroppo ci fermiamo nella capitale peruviano solo un giorno, il tempo di fare due compere e prendere l’aereo per la Colombia.
DORMIRE:
Hostel Pay Purix – 21 S a persona in dormitorio da 12 con bagno privato – carino e soprattutto vicino all’aeroporto, e’ perfetto per chi abbia un volo presto o arrivi tardi in città. Il personale e’ molto gentile e simpatico.