Archivi tag: Baia di Halong

Due cuori ed un kayak

Standard

Giorno 104.

È mattina, fuori la giornata e’ calda ed umida, e sembra estate. Fede vuole di nuovo cimentarsi col kayak, così contrattiamo un’escursione nella baia di Han Lay, sul versante orientale dell’isola di Cat Ba. Ci mettiamo il costume, compriamo pane e formaggio, insacchettiamo bene gli zainetti affinché non si bagnino e ci infiliamo ai posti di combattimento. Con una mappa in bianco e nero sbiadito nel taschino del giubbotto salvagente, partiamo ai cento all’ora, pogando come bestie, ancora ignari del fatto che rientreremo solo sei ore dopo. Il nostro primo obbiettivo e’ raggiungere e superare due tedesconi salpati poco prima di noi. Siamo ormai padroni del mezzo, anche se pendiamo sempre un po’ a sinistra, e batterli per noi e’ un gioco da ragazzi…

20121221-132102.jpg20121221-132107.jpg

Attraversiamo una vera e propria città galleggiante. Le case azzurre sono costruite su piattaforme di legno che fanno da cortile. A loro volta le zattere sono appoggiate su galleggianti di polistirolo che richiedono continua manutenzione, sbriciolandosi ignobilmente un po’ dappertutto. I pontili sono pieni di vita, cani e gatti che prendono il sole, donne che cucinano, bambini a caccia di granchi, vecchi che riparano le reti. Dopo un paio di chilometri Fede perde già la bussola e non sa più nemmeno da che parte siamo girati, gli dico che non importa, basta che non smetta di remare…

20121221-131649.jpg20121221-131653.jpg

20121221-131936.jpg20121221-131941.jpg

Al mattino la marea e’ più alta e, con estrema cautela, riusciamo ad infilarci in una piccola apertura tra le rocce, senza speronare il fondo del kayak e far la fine del Titanic. All’interno si cela una laguna, chiusa a trecentosessanta gradi da una liscia parete di pietra a strapiombo sul mare, che ricorda la caldera di un vulcano. Ma i tedeschi ci stanno alle calcagna, così procediamo via veloci, alla conquista di una spiaggia isolata. Ne troviamo una corallina, anche se si tratta in realtà di una sottile lingua di sabbia, con il mare su entrambi i lati, che come un ponte levatoio collega due diverse isole. Ci rilassiamo con un bagno e poi pranziamo, quando di nuovo in lontananza compare il kayak dei tedeschi, pronti ad espugnare la nostra oasi di pace. Sono grossi almeno il doppio di noi, così li lasciamo vincere e spicchiamo il volo verso altri lidi…

20121221-132201.jpg20121221-132209.jpg

20121221-132215.jpg20121221-132219.jpg

Il cuore della baia, dove si apre il vero spettacolo, dista ancora diversi chilometri. Questa zona e’ molto meno turistica, i barconi dei tour organizzati si fermano a nord dell’isola. Solo pochi ricconi delle mini crociere di lusso vengono portati da questo lato, li vediamo seduti a tavola sotto baldacchini bianchi che si riparano dal sole, mentre pranzano a gamberoni, dal tetto delle loro navi super accessoriate. E poi ci siamo noi, straccioni in kayak col panino al formaggio vietnamita, che quasi ci rovesciamo ogni volta che incrociamo le onde sulla loro scia. Nemmeno i tedeschi hanno osato tanto, si sono fermati a crogiolarsi sulla nostra spiaggia di coralli, ma la fatica ne è valsa davvero la pena. La leggenda vuole che la baia sia stata creata da un drago ferito che, sprofondando in questo punto, ha sollevato migliaia di scogli e isolotti…e qui in mezzo al mare mi sento tanto piccola che mi sembra quasi vero.

20121221-133353.jpg20121221-133402.jpg

Dopo tanto remare, riusciamo a tornare indietro a stento, prima del buio. Fede viene colto da crampi lancinanti e cerca di stirarsi, alzandosi in piedi sul fondo del kayak che per poco davvero non si gira. Io l’ho abbandonato già da un po’, remo per finta e cerco di spronarlo a fare tutto lui. Ogni tanto parte con la radiocronaca di qualche gara olimpica di canottaggio e dal ridere dobbiamo fermarci. L’unica soluzione sarebbe farci rimorchiare, provo anche a fare l’autostop, ma quelli dei barconi extra lusso hanno proprio la puzza sotto il naso…

20121221-132940.jpg20121221-132952.jpg

La sera ci trasciniamo stremati lungo il porto alla ricerca di un posticino dove cenare. Ci imbattiamo per caso nell’ennesimo esempio di intraprendenza vietnamita. Una donna ci viene incontro, attraversando di corsa la strada con il menù in mano. Ci propone di mangiare nel suo ristorante improvvisato: pochi tavolini in tutto, sparsi sul marciapiede, con vista sul mare, un telone tirato tra le piante che fa da tetto, e quello che da lontano sembra essere uno spillatore di Bia Hoi. Gli occhi già ci brillano al pensiero della birra da trenta centesimi al boccale, quindi accettiamo. Le chiediamo un piatto di Bum Bo, lei annuisce violentemente col capo. Ci fa sedere e si allontana. Solo quando finalmente ci porta da bere e da mangiare, comprendiamo il meccanismo in tutta la sua genialità: in realtà la signora non ha nessun ristorante, ogni volta che ordiniamo qualcosa, fa una telefonata e dopo dieci minuti va a ritirare il cibo già cucinato, in un locale diverso a seconda dell’ordinazione, birra compresa! È praticamente un intermediaria alimentare, con ottimi vantaggi: zero spese, zero sprechi, menu enorme, commissione garantita. Il culmine lo sfiora quando paga un ragazzo in motorino per mandarlo a ritirare chissà dove i nostri involtini primavera. Quasi quasi perdo la pazienza, ma poi ci facciamo una risata, tanta inventiva va comunque premiata…finché la signora abbassa un attimo le luci, si acquatta nel bel mezzo del lungomare e fa pipì dietro al finto spillatore…quando e’ troppo e’ troppo!

20121221-132915.jpg20121221-132919.jpg

Nella Baia di Halong

Standard

Giorno 102.

La Baia di Halong e’ uno di quei luoghi in cui il confine tra terra e mare si mescola in modo bizzarro e sorprendente nella sua perfezione. È un arcipelago di quasi duemila isole carsiche, sparse nel Golfo del Tonchino come montagne acquatiche che hanno smarrito la via di casa. Ricoperte da una lussureggiante vegetazione tropicale, sono abitate soprattutto da scimmie con la pelliccia rossa, intrappolate qui dal mare. Alcuni picchi sono completamente cavi e nascondo all’interno vaste grotte di straordinaria bellezza. All’ombra delle isole, nelle verdi insenature, sorgono interi villaggi galleggianti dove i pescatori hanno ancorato case, barche e scuole nelle acque quiete della baia, tutte rigorosamente verniciate in una brillante tonalità acquamarina.

20121221-130202.jpg20121221-130206.jpg

20121221-130256.jpg20121221-130301.jpg

Noi ci facciamo un tour da 42 dollari, per due giorni e una notte di escursione nella baia. L’abbiamo acquistato dalla padrona della nostra guesthouse di Hanoi, perché ci sembrava uno dei più economici sul mercato. E va detto che quando qualcuno sulla barca ci rivela di aver speso oltre 100 dollari per lo stesso servizio, proviamo pure una certa soddisfazione. Eravamo già stati qui, quasi sei anni fa con Marco e Silvia, ma abbiamo deciso di ripetere l’esperienza magica di una notte in barca nella baia, sperando anche in un clima un po’ più mite dei quaranta gradi all’ombra che ci avevano trasfigurato l’ultima volta. E veniamo accontentati, perché dopo una settimana di nebbia e pioggia, si prospettano davanti a noi alcuni giorni di sole, un residuo di estate nell’inverno che avanza. Le barche sono ancora le stesse che ricordavo: tutte di legno, con le sdraio sul tetto ed una verandina con i tavoli dove si mangia, anche se una mano di vernice bianca mal passata ha ricoperto il legno scuro degli scafi, rovinandone l’estetica. Quando chiedo a Fede il perché, lui mi dice che questa primavera una nave e’ affondata nella baia e dodici persone sono annegate, così le compagnie di crociera hanno probabilmente deciso di dare una bella rinfrescata alla propria immagine. Corrugo la fronte e “speriamo che me la cavo”.

20121221-125555.jpg20121221-125600.jpg

L’escursione non delude, proprio come mi aspettavo. L’imbarcazione scivola silenziosa nelle articolate insenature, mentre gli immensi picchi boscosi proiettano la propria ombra sulle acque verde scuro della baia. Trovo che l’inquinamento sia molto aumentato e soprattutto che il livello del mare sia molto più basso di allora, tanto che in alcune lagune oggi in barca non si può più entrare, ma la guida ci spiega che dipende non solo dalle maree, ma anche dalle stagioni. La grotta che visitiamo e’ esattamente la stessa della volta scorsa, un’immensa cavità scavata dal mare, dove stalattiti e stalagmiti riproducono un paesaggio acquatico di conchiglie e alghe marine. E questa volta, a dire il vero, ce la godiamo ancor di più: ricordo quanto eravamo rimasti delusi, aspettandoci un’atmosfera meno artefatta, quando entrati ci ritrovammo a camminare su sentierini piastrellati, in un’illuminazione psichedelica tipo Gardaland. Questa volta, perlomeno, non è stata una sorpresa, e poi Fede stringe amicizia con un pinguino. Raggiunto il villaggio dei pescatori la guida ci comunica che fa freschetto per il bagno, quindi chi vuole girovagare tra le case galleggianti può farlo in kayak, tutto compreso nel prezzo. Fede mi sembra un po’ pigro, ma io insisto.

20121221-125143.jpg20121221-125147.jpg

E diventò il suo nuovo grande amore. Si sente il terzo fratello Abbagnale. Li chiamavano Carmine, Giuseppe e Federico. Indossiamo giubbotti galleggianti ammuffiti, ideati per americani obesi, perché di almeno dieci taglie superiori alla nostra. Ci ficcano in mano due remi di piombo, ricordandoci che se smarriti ci verrà addebitata la modica cifra di 25 dollari ciascuno, cioè un furto quando a quello di Fede manca già quasi tutta la pala destra. Lo metto dietro, dove in genere si siede chi comanda, ma dopo un metro comprendo che posso far conto solo sulla sua maggior potenza fisica, sempre che le sue spalle reggano. Non riusciamo neanche ad allontanarci dal molo galleggiante, senza rischiare di speronare il barcone che ci ha portato fino qui, che peraltro e’ cento volte più grosso di noi. Continuiamo a girare in tondo, perché Fede quando rema tira a sinistra e non c’è verso di controllare questa sua naturale inclinazione. Procediamo nella baia a zig zag: per fare tre metri in linea retta, noi ne remiamo sei, due a destra e quattro a sinistra. Penso a quello che direbbe quel vecchio lupo di mare di mio padre nel vederci brancolare nella baia come canoisti ubriachi. Cerco di attingere con la mente a qualche remoto ricordo su come gestire un remo e di dare qualche input a Fede che nel frattempo, emozionato come un bambino, rotea l’attrezzo in aria come una mazza da baseball. In fondo, meglio che mio padre non sia qui a vederci in questo momento.

20121221-130333.jpg20121221-130338.jpg

Passiamo la notte sul tetto della barca, a cacciare stelle cadenti. Siamo in compagnia di quattro israeliani rumorosi, reduci dal servizio militare, che a turno si baccagliano una svizzera, una svedese ed una tailandese poco più grandi di loro. Unico pesce fuor d’acqua, troppo arrapato per ammetterlo, e’ Beato, uno svizzero sulla sessantina che pensa di avere qualche chance con la tedesca tettona, che fa invece gli occhi dolci a Fede. La annego almeno dieci volte, col pensiero.

20121221-125326.jpg20121221-125453.jpg