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Nusa Tenggara – Informazioni pratiche

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TIMOR EST – DILI
DA FARE:
La città e’ triste da morire, ma può essere una buona base di partenza per escursioni di più giorni sulla splendida Atauro Island. E’ anche possibile organizzare trekking in visita ai villaggi sulle montagne circostanti. I prezzi, dal dormire al mangiare, sono decisamente spropositati rispetto alla povertà del luogo, ma la massiccia presenza di “expats” ha contribuito all’aumento dei costi. La valuta e’ il dollaro americano, distribuito direttamente tramite ATM.
DORMIRE:
One More Bar – 35 Usd appartamento composto da camera matrimoniale, bagno, soggiorno con angolo cottura, terrazzo vista mare, TV, aria condizionata e servizio di pulizie giornaliero – il posto e’ carinissimo, con un ottimo rapporto qualità prezzo rispetto al costo di una comune camera d’albergo (dai 40 ai 50 Usd a notte). Il ristorante annesso alla struttura e’ il locale più frequentato dagli australiani in città. La sera si organizzano spesso feste con musica dal vivo fino a tarda notte.

TIMOR OVEST – ATAMBUA
DA FARE:
Niente, una barca dovrebbe partire una volta a settimana da qui verso l’isola di Alor. Si e’ rotta tre mesi fa ed il servizio e’ tuttora sospeso a tempo indeterminato.
DORMIRE:
Nusantara Dua – 135.000 Rp camera doppia + colazione inclusa – le camere non sono male, ma affacciandosi sul patio interno adorno di stagni e fontanelle, si riempiono di zanzare. Per il prezzo c’è di meglio. Colazione a base di toast e uova sode.

TIMOR OVEST – KUPANG
DA FARE:
Base di partenza per chi vuole visitare l’isola di Rote, paradiso del surfista. Purtroppo le barche non hanno un servizio regolare a causa del mare spesso burrascoso. Si possono gustare ottime cene a base di pesce fresco nel colorato mercato notturno della città, a prezzi non sempre economici.
DORMIRE:
Lavalon B&B – 50.000 Rp camera doppia senza bagno – alcune camere sono più nuove, mentre altre avrebbero bisogno di una bella rinfrescata. Il proprietario sta costruendo nuovi bungalows vista mare, ma i lavori non sono proprio a buon punto.

FLORES – MONI
DA FARE:
Il trekking sul vicino vulcano Kelimutu per vedere i tre laghi colorati all’interno dei crateri e’ un’impresa alla portata di tutti. Dal villaggio la cima e’ comodamente raggiungibile da auto o motorini in poco più di mezz’ora. Dal parcheggio si prosegue con una passeggiata di una ventina di minuti fino al punto panoramico. Il giro completo dei tre crateri non è invece così agevole, il percorso può essere sdrucciolevole, soprattutto in caso di maltempo.
DORMIRE:
Hidayah – 200.000 Rp camera doppia + colazione inclusa – camere nuove e pulitissime in mezzo ad un giardinetto panoramico. La famiglia che lo gestisce e’ molto accogliente e le colazioni a base di frutta e pancake rigeneranti. Per il resto, il ristorante lascia un po’ a desiderare come tutti gli altri in paese.

FLORES – BAJAWA
DA FARE:
Affittare un motorino per un’escursione ai villaggi Ngada e’ la scelta migliore. Ogni villaggio ha una biglietteria per la registrazione dei turisti, dove una piccola offerta e’ obbligatoria. Peccato che le mappe della zona siano introvabili, anche all’ufficio del turismo. Il paesaggio vulcanico punteggiato da hot springs e sorgenti sulfuree e’ davvero mozzafiato. Non dimenticate il costume da bagno! Vivamente consigliata una scappata al sunset point per gustare un panorama indimenticabile.
DORMIRE:
Edelweiss Hotel – 175.000 Rp camera doppia + colazione inclusa – caro, anzi carissimo, come tutto in città. Con questa cifra, sudata dopo una lunga contrattazione, ci rifilano una camera economica fredda, umida e senza acqua calda. Le colazioni invece sono appetitose: a scelta toast, frutta, pancake, uova, riso fritto o zuppa di noodels.

FLORES – LABUHANBAJO
DA FARE:
Il diving tra le isole del Komodo National Park e’ grandioso. Ci affidiamo al Flores Diving Center per organizzare delle super immersioni. Il centro e’ appena aperto, con attrezzatura nuovissima e personale molto preparato e disponibile. In città si trovano diversi ristoranti italiani dove si possono gustare ottime pizze con ingredienti importati direttamente dall’Italia. Il migliore? Il toscano “Made in Italy”, ma preparatevi anche a prezzi nostrani.
DORMIRE:
Sunrise Hotel – 150.000 Rp camera doppia + colazione inclusa – situato in una grande struttura a mezza costa. Offre camere piuttosto nuove in classico stile cinese. Un grande terrazzo con vista sulla baia ospita tavolini e divanetti. Peccato per le colazioni: una fetta di pane e un uovo sodo.
Flores Diving Center – 100.000 Rp camera doppia bagno con in comune – camere nuove di zecca sono ad esclusiva disposizione dei clienti del dive center. Per chi frequenta i corsi la sistemazione e’ addirittura gratuita. Un’ampia living room mette a disposizione frigorifero e stoviglie per spuntini fai da te. La colazione non è ufficialmente inclusa, ma ogni mattina ci accoglie un cestino pieno di ciambelle e altre prelibatezze. La sera dal tetto dell’edificio si consumano tramonti di fuoco.

LOMBOK – KUTA
DA FARE:
Le chilometriche spiagge bianche di Kuta sono un sogno ad occhi aperti. Con un motorino si possono girare calette deserte in mezzo ad una natura selvaggia. Corsi di surf sono sponsorizzati in ogni angolo da agenzie e guesthouse. Il villaggio offre una grande varietà di alberghi e ristoranti per tutti i gusti e portafogli. Tra tutti vince l’affollatissimo Nana’s Warung con piatti succulenti a prezzi decisamente local.
DORMIRE:
Banana Homestay – 100.000 Rp camera doppia + colazione inclusa – la struttura, gestita da diverse famiglie imparentate tra loro, e’ piuttosto grande e dispone di numerose camere molto frequentate. Quando arrivi credi di trovarti nel cortile di un villaggio. Le stanze sono spaziose e verniciate di fresco, inserite in un giardinetto rigoglioso. Le colazioni sono abbondati e il personale molto cordiale. Se si vedesse anche il mare sarebbe perfetto.

BALI – KUTA
DA FARE:
Bali e’ Bali. Spiagge, risaie, locali, McDonald, massaggiatori e shopping sfrenato tra negozi di lusso e bancarelle artigianali. Kuta e’ la spiaggia più famosa, quella che per prima e’ stata colonizzata dal turismo straniero. Non per questo e’ la più bella. Super affollata, sabbia grigia, acqua torbida. Decine di surfisti alle prime armi che ti investono con la tavola mentre cerchi di farti un bagno. E poi troppi venditori, procacciatori di clienti e rompicoglioni di ogni genere.
DORMIRE:
Bene Yasa I – 150.000 Rp camera doppia + colazione inclusa – grande albergo a prezzi economici. Offre camere dignitose che si affacciano su un vasto cortile interno con ristorante e piscina annessa.

NOTE:
Cambio luglio 2013 – Indonesia: 1 euro = 13.200 Rp circa.

Lo Sponsor

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Giorni 288-292.

Lasciamo Bukit Lawang sorridenti e fiduciosi, direzione Medan dove ci aspetta un aereo per Jakarta. Abbiamo ancora alcuni giorni sul visto, per cui non ci preoccupiamo. Siccome il volo e’ in tarda serata, decidiamo di prenotare per tempo una camera in città. Scegliamo un ostello tranquillo appena fuori dal centro. Ancora non sappiamo che starà per iniziare una spirale perversa di inconvenienti, incomprensioni ed errori che ci porterà a vivere una settimana piuttosto movimentata. Appena arrivati in ostello infatti scopriamo con orrore di non essere attesi. Spiacenti, fully booked. Pare che una dipendente stordita abbia cannato la data della nostra prenotazione, quindi non vedendoci arrivare hanno dato via la nostra camera. Usciamo inviperiti nella notte, sbattendo rumorosamente il cancello. Perfetto, sono quasi le due del mattino, siamo in una delle megalopoli più grandi dell’Asia e non sappiamo dove andare a dormire. Prendiamo un taxi e ci facciamo portare nella via delle guesthouse economiche…siamo fortunati a trovare un posto decente, anche se ci sono dei lombrichi in camera, e la zona non e’ granché, con locali loschi e centri massaggio aperti fino a tarda notte…ci siamo capiti…

Il giorno seguente lo dedichiamo alla visita dello studio di Durga, un tatuatore locale piuttosto famoso da cui vorremmo farci decorare un po’ il corpo, ma purtroppo in questi giorni non ha posto ed inoltre e’ parecchio più caro di quello che ci aspettavamo…meglio pensarci sopra ancora un attimo, casomai ci si ritorna. Ma e’ mentre passeggiamo senza meta lungo il bazar delle cianfrusaglie pseudo-antiche, che il mio cervello viene attraversato da un fulmine che mi fa sudare freddo….cazzo il visto!! Mi sono appena reso conto che il tempo stringe, la burocrazia per queste cose può essere lenta e complicata ed il weekend si avvicina…così dopo un attimo di panico decidiamo di correre all’ufficio immigrazione più vicino per avere informazioni. E’ chiuso, ma riapre alle due…quando ci presentiamo alla reception veniamo gentilmente rimbalzati, non si entra con pantaloni corti ed infradito, e poi Giulia ha addirittura le spalle scoperte, orrore!! Inizio a sentire qualcosa nello stomaco che mi dice che le cose saranno più complicate del previsto. Tornare a cambiarci e’ escluso, dovremmo attraversare mezza città e l’ufficio chiude alle quattro, troppo poco tempo…così iniziamo a chiedere alle signore che cucinano il nasi goreng sulle bancarelle fuori dall’ufficio se hanno una maglietta da prestare a Giulia, perlomeno lei potrà entrare…alla fine ce ne procurano una, dietro piccolo compenso ovviamente, così dopo aver aspettato mezz’ora sotto un sole cocente, riusciamo a superare i controlli, ed almeno uno di noi e’ dentro…

Le brutte notizie non tardano ad arrivare, perché rinnovare il visto e’ facile, ma si deve avere uno sponsor…avevo letto qualcosa su internet, ma da quello che avevo capito dipende un po’ dagli uffici, non esiste una legge chiara che valga per tutti. Comunque, in questo ufficio niente da fare, senza qualche amico indonesiano che garantisca per noi non ci estendono il soggiorno. Perfetto. Torniamo in ostello e mi dedico ad una ricerca approfondita su internet. La questione dello sponsor emerge in tutta la sua assurdità su vari forum di viaggio: in alcuni uffici non e’ richiesto, in altri basta presentarsi con il primo pirla preso per strada che sia disposto a firmare due carte per te, in altri uffici addirittura non sono disposti a rinnovare il visto nemmeno se ti presenti con Maometto in persona a farti da garante…e non solo, nello stesso ufficio a volte il trattamento dipende dall’ufficiale in carica in quel momento. Una vera roulette russa insomma… Comunque Jakarta, secondo le esperienze di altri viaggiatori, non sembra il posto migliore in cui cercare fortuna…leggo in giro che alcuni ci sono riusciti senza inconvenienti nella città di Solo…e’ nel nostro itinerario, ma a dodici ore di bus…oppure 50 minuti di aereo, se riesci a trovarne uno economico per il giorno successivo…in questo caso siamo fortunati, ed il mattino dopo siamo in volo…un po’ preoccupati perché e’ mercoledì ed il visto ci scade sabato, ma siamo ancora fiduciosi.

Appena sbarchiamo a Solo ci fiondiamo all’ufficio immigrazione, con zaini e tutto…le cose sembrano mettersi bene, un ragazzo gentile ci spiega che ci vuole si’ uno sponsor, ma che va bene chiunque, anche un dipendente della nostra guesthouse. Ci dice quindi di tornare nel pomeriggio appena ci siamo sistemati, di portare con noi il nostro nuovo amico, ed in due giorni la pratica e’ archiviata…bene, le cose si mettono bene. Ci sistemiamo in un alberghetto del centro, convinciamo il proprietario a farci da garante, lui si lava si cambia e si profuma, perché sa come funzionano gli uffici governativi nel suo paese, ed alle due in punto siamo di nuovo in pista con tutti i nostri documenti, pronti ad affrontare nuovamente il leviatano. Ci accorgiamo che l’ufficiale in carica e’ cambiato, adesso c’è un cicciotto piuttosto giovane con la faccia da leccaculo…in fronte ha scritto a caratteri cubitali PIANTAGRANE… Lo stronzetto inizia a tirare fuori ogni genere di scusa malsana, che il nostro visto non e’ estendibile, che il nostro sponsor non va bene, che non siamo nel database e balle varie…io inizio ad indispettirmi, perché ho studiato come funziona e capisco di trovarmi di fronte al classico burocrate ottuso che vuole far bella figura con il capo per la propria inflessibilità. Contro ogni logica ed ogni regola, respinge la nostra richiesta e ci invita poco cortesemente a lasciare l’ufficio. Non mi faccio allontanare dalla security prima di aver espresso chiaramente cosa penso di lui, cioè che e’ un idiota che non sa le regole e che non sa fare il proprio lavoro… Giulia e lo “sponsor” mi guardano terrorizzati, già mi vedono sbattuto in qualche cella indonesiana…per fortuna non succede, e vengo solo allontanato in malo modo.

Sono incazzato nero. Ma il tempo stringe, urge trovare una soluzione. Ormai non possiamo più rinnovare in tempo, con il maledetto weekend che incombe, per cui siamo costretti a lasciare il paese. Tornare di nuovo a Kuala Lumpur o Singapore non ci garba, e poi quei voli costano un occhio..ad un certo punto ho un’illuminazione: Timor Est. E’ da qualche anno uno stato separato dall’Indonesia, e scopro che ci sono voli economici da Bali…solo che dobbiamo raggiungere Bali e sforare il visto di un giorno…pagando una tassa questo non dovrebbe essere un problema, per cui prenotiamo un bus notturno ed il pomeriggio seguente siamo in viaggio per l’isola del surf. Qui passiamo un pomeriggio in spiaggia a farci massaggiare dalle mani sapienti di una signora, ed il mattino dopo siamo di nuovo in ballo, destinazione Dili, la capitale della neonata Repubblica di Timor Leste.

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Paghiamo 20 profumati dollari di multa per l’overstay, e ci sistemiamo in aereo, dai che forse e’ andata. Ma ci sbagliamo. Mentre siamo in volo il tempo volge al peggio, una tempesta tropicale in piena stagione secca ha investito la regione, l’aeroporto di Dili e’ inagibile per cui siamo costretti ad una sosta d’emergenza a Kupang, nella parte indonesiana dell’isola di Timor. Giulia e’ terrea, già in volo alle prime turbolenze mi supplicava di farla scendere, come se fosse facile. Quando atterriamo e’ finita, si impunta e inizia a dire che lei su quell’aereo non avrebbe rimesso più piede e via dicendo…le ricordo che siamo in uno spazio internazionale senza visto, un po’ come Edward Snowden, e che in qualche modo siamo obbligati a risalire. Quando finalmente il tempo sembra migliorare, mi sembra ragionevolmente rassegnata… Si riparte, la spingo sulle scale mentre chiedo lumi a un attendente. Questo mi dice che non dovrebbero esserci problemi, di regola la visibilità minima richiesta e’ di 10 km, al momento siamo solo a 6 km, ma il pilota si sente coraggioso… evito di comunicare a Giulia questo piccolo dettaglio…..