Archivi tag: Kanding

In viaggio con Stallone

Standard

Giorni 47-48-49.

Lasciare Chengdu ed i suoi agi da grande città non è stato facile, anche perché la sveglia alle 6 e’ sempre fastidiosa. Quando poi ci siamo ritroviamo entrambi a maledire qualche porcheria mangiata il giorno prima alle bancarelle, abbiamo capito che non sarebbe stata una giornata facile. La cagarella incombe, e l’unico modo per sopravvivere a otto o nove ore di bus e’ imbottirsi di imodium. Inoltre, l’autobus e’ affollato di gitanti del weekend, una masnada di ragazzini i quali, molto più previdenti noi, hanno già il biglietto in tasca. Ci toccano quindi due posti in ultima fila, quelli non reclinabili, i peggiori, quando si hanno sospensioni ed ammortizzatori a brandelli. Per fortuna, grazie alla loperamide, ce la caviamo con un po’ di mal di pancia, e non siamo costretti a far fermare l’autista tra le risate generali…solo una volta mi soffermo troppo in bagno dopo una sosta, ma me la cavo con qualche sghignazzata alle spalle…sono ragazzi…

Arrivati a Kangding, non riusciamo a trovare l’ostello che avevamo individuato. Nessun tassista lo conosce, e la popolazione del luogo si rivela del tutto inutile…anzi dannosa nel caso di due ragazzini, che con la scusa di parlare in po’ di inglese, ci trascinano da un capo all’altro della cittadina…piccolo particolare noi due siamo carichi di tutti i nostri averi sulle spalle, e farsi quattro o cinque chilometri in quelle condizioni ci distrugge la schiena, oltre all’umore. Ci salva una donna, che più o meno da’ degli imbecilli ai ragazzini, e ci accompagna a destinazione, di fianco a casa sua. Per fortuna l’ostello, di proprietà di un ragazzo americano, si rivela essere un luogo sublime, abbarbicato a mezza costa con una bella vista, camere confortevoli, bagni moderni e delle torte al cioccolato per colazione da far paura…sarebbe da restarci a lungo, ma la strada, anzi la Sichuan-Tibet Highway, mica cazzi, ci chiama…

A Kangding ci dedichiamo alla scalata di quattro ore di una montagna consigliataci dall’americano proprietario della guesthouse per la sua vista panoramica. Tanto per tenerci in allenamento e poi vuoi mica fermarti un giorno come consigliano tutti i manuali per combattere i sintomi di mal di montagna? Caldo e riposo la ricetta vincente, ma Giulia non la tiene ferma nessuno, non c’è terra che la regga, mi sembra quasi Manara.. Arranchiamo verso la cima, su sentieri che non conoscono la logica orizzontale, attraverso pinete e antichi cimiteri che ricordano i tumuli del Signore degli Anelli. Sudiamo come maiali, forse sbagliamo strada e per un po ci perdiamo a mezza costa, ma la vista delle montagne imbiancate e della vallata sottostante ci ripaga in abbondanza. In cima la prateria, una tenda nomade con i cavalli in un recinto ed un gruppo di cinesi in campeggio che chiassosamente stanno preparando il barbecue.

20121028-155436.jpg20121028-155442.jpg

20121028-155447.jpg20121028-155452.jpg

20121028-155456.jpg20121028-155501.jpg

Il giorno seguente si parte di nuovo. Ora, quando ti dicono che viaggerai sul ramo Nord della mitica Sichuan-Tibet Highway, ti aspetti chissà cosa. A noi tocca in sorte un autista modello Sylvester Stallone in “Over the top”, un supermacho cazzutissimo con tanto di occhiali da sole, che si presenta con un sorpasso in curva all’uscita dalla stazione dei bus. I primi chilometri scorrono via piacevoli tra una curva presa a velocità supersonica ed un altro sorpasso alla cieca, poi le cose peggiorano. Di colpo siamo in Iraq, la strada decide di polverizzarsi in una miriade di buche, sassi e cunette, in un saliscendi infinito tra nuvole di polvere e lavori in corso. Ad un certo punto Stallone, stanco perché una guida aggressiva richiede molte energie, decide di lasciare il posto al suo giovane padawan, che inizia il suo turno mostrando un approccio più dolce e rilassato. Purtroppo però la brutalità della Highway non perdona, e dopo pochi minuti ci troviamo impantanati in un guado improvvisato. Stallone allora riapre gli occhi, si gira verso i passeggeri, tira una boccata alla sigaretta, alza gli occhi al cielo e, inforcati nuovamente le sue lenti modello Ray Ban, allontana in malo modo il ragazzetto, riprendendo il controllo delle operazioni tra gli applausi della platea. In men che non si dica siamo fuori dai guai, a dimostrazione del teorema che certe strade non sono fatte per le mezze cartucce. Non mollerà più la guida, e prima di sera entreremo trionfalmente a Ganzi, 3400 metri sul livello del mare, in un anfiteatro di montagne, fiumi e praterie color ocra.

20121028-155405.jpg