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Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie

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Giorno26.

Le scale ci tagliano il fiato e siamo appena oltre i 2000 metri.

Il monastero di Mati Si e’ incastonato nella roccia, dal 300 Dopo Cristo circa. Le balconate in legno colorato sono come figurine sparse, appiccicate su un muro di pietra. Migliaia di piccole nicchie, ormai buchi di gruviera, ospitavano le figure sacre del Buddha. Dentro la montagna, gallerie e scale ripide come pozzi collegano i vari livelli. Nel buio dei cunicoli sento la pietra consumata, quasi lucida, a tratti memore dei monaci che l’hanno scavata a mano, la’ dove mostra ancora i graffi degli scalpelli e della fatica di un lavoro durato secoli. I Buddha all’interno sono bellissimi. Ci sorridono dietro a un sipario di capelli ricci e blu. Come Satomi dei Beehive o Shiva dal suo trono di loto.

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La vallata si riscalda nei colori bruciati di un paesaggio autunnale che sa di casa. Pastori a cavallo scorrazzano allegri nell’erba alta della pianura poco sotto di noi. Finalmente e per la prima volta, siamo quasi soli in questo pezzo mondo. Intorno a noi, alberi che non conosco si spogliano in un turbine di foglie gialle che volano leggere come petali. È da quando ho visto Hero di Zhang Yimou che sognavo di essere qui, in questo momento. In lontananza un vecchio con una giacca di lana grigia e copricapo spinge un passeggino. All’interno due gote rosse e paffute. Avrà due anni e occhietti vispi che curiosi guardano i laowai passare.

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