Archivi tag: Paraty

Paraty

Standard

Giorno 462.

Con il cielo grigio e le nuvole basse, e’ un Brasile in bianco e nero. Le case coloniali della cittadina di Paraty, qualche ora a sud di Rio, si affacciano su stradine di ciottoli, mentre il tempo e qualche erbaccia hanno steso un velo umido sul loro antico splendore. L’esuberante energia di Rio ci sembra già lontana, il ritmo qui e’ tranquillo, tropicale, languido. E’ il Brasile che ti aspetti, quello delle palme e delle piantagioni, decadente, appiccicoso, che sembra quasi sfaldarsi a poco a poco sotto il tuo sguardo. Alcuni bambini di etnia guarani’ agghindati in abiti tradizionali, raccolgono lumachini tra i ciottoli, mentre dietro l’angolo le madri cercano di vendere qualche pezzo di artigianato locale ai pochi turisti che popolano il centro.

20140113-163543.jpg20140113-163558.jpg

20140113-163655.jpg20140113-163711.jpg

20140113-163730.jpg20140113-163813.jpg

Lentamente anche i parassiti intestinali, ultimo fantastico regalo dell’India, sembrano mollare la presa, per cui possiamo dedicarci al vagabondaggio lungo la costa verde, che si estende per duecento chilometri a sud di Rio. Le spiagge sono selvagge, battute da onde adatte al surf. A Trinidad raggiungiamo una piscina naturale, circondata da rocce granitiche che sembrano balene. Purtroppo non possiamo godercela più di tanto, perché il tempo fa schifo. Oppressi dalla cappa grigia, osserviamo i pochi surfisti cimentarsi nelle proprie cavalcate, seduti sulla spiaggia bagnata, come i cani d’inverno.

20140113-164142.jpg20140113-164148.jpg

Ci riscopriamo viaggiatori poveri. Il Brasile e’ un paese piuttosto caro, e in pochi giorni siamo passati dal poterci permettere tutto al dover contare i centesimi. In Asia infatti, i prezzi bassi ci consentivano camere doppie e tre pasti al giorno al ristorante. In Brasile questo si e’ trasformato in letti in camerata con bagno in comune ed un ritorno ai fornelli. Ci sbizzarriamo però cucinando pesce fresco e qualche piatto di pasta che scopriamo esserci mancato negli ultimi mesi. Condividendo la cucina con altri viaggiatori, scopriamo curiosi e non sempre ortodossi modi di preparare il cibo. Spesso ci troviamo a guardare inorriditi piatti di spaghetti terribilmente scotti, affogati in salse che il mio cane farebbe fatica ad ingurgitare. Di contro, notiamo una certa invidia negli sguardi dei nostri compagni di ostello, quando sforniamo manicaretti, che a noi sembrano normali, ma che per ragazzini del nord Europa, abituati a mangiare pastoni per maiali nelle loro stanze di studenti fuori sede, devono sembrare una ragione sufficiente per trasferirsi seduta stante nel nostro paese. Se non altro per un anno di Erasmus. La cucina italiana e’ famosa nel mondo, ma decisamente non è alla portata di tutti…

20140113-164247.jpg20140113-164252.jpg