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Trekking dell’Annapurna (Parte prima) – Tutto quello che c’è da sapere prima di partire

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Questo articolo, insieme ai tre che seguiranno, vuole essere una breve guida per chi come noi e’ interessato ad intraprendere questo percorso in maniera indipendente. Vista la difficoltà che abbiamo incontrato nel reperire informazioni su internet, soprattutto in italiano, abbiamo deciso di condividere la nostra esperienza, sperando che sia di qualche utilità per altri trekkers. 

In questo primo post abbiamo inserito tutte le informazioni pratiche utili da acquisire prima di partire, seguiranno altri tre articoli in cui riassumeremo brevemente ognuno dei 31 giorni di trekking affrontati, con informazioni dettagliate sul percorso seguito, le tempistiche, le Tea House, i paesaggi ed anche le difficoltà che abbiamo incontrato. In particolare saranno così suddivisi:
– Annapurna Circuit, da Besisahar a Muktinath in 10 giorni: la via per la salita al passo del Thorong La.
– Annapurna Circuit, da Muktinath a Tatopani in 12 giorni: la discesa attraverso la valle del Lower Mustang e Poon Hill.
– Annapurna Sanctuary, da Tadopani a Pokhara in 9 giorni: andata e ritorno per l’Annapurna Base Camp.

IL PERCORSO
L’Annapurna ha tradizionalmente due percorsi.
Il più lungo e’ l’ANNAPURNA CIRCUIT, gira intorno al maestoso complesso dell’Annapurna e regala viste mozzafiato su altri ottomila come il Manaslu ed il Daulagiri. Il circuito, per ragioni logistiche e di acclimatazione, si affronta preferibilmente in senso antiorario, risalendo la valle che parte da Besisahar e, attraverso il passo del Torongh La (5416 metri), scende nella valle del Lower Mustang, fino ad arrivare a Nayapul, passando per il belvedere di Poon Hill.
Tradizionalmente e’ considerato uno dei trekking più belli al mondo, per le sue viste e la natura imponente. Un percorso accessibile a molti grazie alla presenza delle Tea Houses, l’equivalente di pensioncine locali, originariamente al servizio dei viaggiatori nepalesi, che offrivano vitto e alloggio durante i lunghi spostamenti per raggiungere i remoti villaggi disseminati nella valle. Negli anni, le Tea House si sono evolute in Lodges più o meno basici al servizio dei turisti.
Oggi una strada sterrata percorre quasi tutto il circuito, con jeep che strombazzano dietro ogni curva e ricoprono gli escursionisti di polvere. Nonostante le perplessità di molti, il progetto va tuttora avanti, fortemente voluto dai villaggi più isolati e probabilmente finanziato coi proventi dei permessi pagati dai turisti. Solo dopo la sua realizzazione i nepalesi si sono accorti che il mercato del turismo ha iniziato a subire un calo. Per non perdere la magia di questo trekking alcuni volontari hanno ridisegnato il percorso tracciando nuovi sentieri, alternativi alla strada. È nato così il NATT, il New Annapurna Trekking Trail, un sentiero segnalato col sistema europeo delle bandierine colorate che, con un pizzico di fatica in più, permette di evitare quasi completamente la strada, lasciando la sensazione di aver affrontato un percorso ancora abbastanza incontaminato. Il sentiero principale e’ ben tracciato, ad ogni bivio o ponte, con segnaletica bianca e rossa, mentre le bandierine bianche e blu indicano i percorsi alternativi o secondari.
Il secondo percorso classico e’ quello dell’ANNAPURNA SANCTUARY. Con partenza e arrivo variabili da diversi villaggi, a seconda del tempo a disposizione, consente di entrare nel cuore del circuito fino al campo base dell’Annapurna I (4130 metri) e ritornare indietro lungo lo stesso percorso dell’andata, o apportando alcune variazioni ma solo nella parte più a valle. Questo trekking, che è molto più breve del Circuit e fisicamente meno impegnativo, e’ anche decisamente più turistico, cosa per noi assolutamente negativa. Il vantaggio è che non è stato quasi toccato dalla costruzione delle strade, anche perché da un certo punto in avanti non ci sono veri villaggi da collegare, ma solo agglomerati stagionali di Tea House, nati ad uso e consumo esclusivo dei trekkers, che si svuotano al termine della stagione.
Noi abbiamo lasciato una splendida Kathmandu pre-terremoto, con un progetto ambizioso, quello di percorre entrambi i trekking, senza barare, cioè completamente a piedi, partendo da Besisahar e finendo direttamente a Pokhara, ignorando per quanto possibile la strada. Ci sono voluti 31 giorni di cammino, incluso qualche giorno di riposo qua e là, ma pochi, ed un paio di giorni in cui siamo rimasti bloccati dal maltempo. La sfida più dura e’ stata quella di seguire interamente il NATT, intenzione che per diverse ragioni non siamo riusciti a mantenere completamente, ma che si è rivelata un ottimo allenamento fisico in vista della parte più dura del percorso, l’ascesa al Thorong La, e soprattutto fonte di grosse soddisfazioni organizzative nonché motivo di grande orgoglio.

LA STAGIONE DEL TREKKING
Il percorso in teoria è fattibile durante tutto l’anno, anche se i periodi di alta stagione sono l’autunno e la primavera:
Da metà dicembre a febbraio fa molto freddo con temperature che possono scendere anche oltre i venti gradi sotto zero in alta montagna ed è pertanto necessaria un’ottima attrezzatura tecnica. Inoltre c’è il rischio che il passo sia bloccato dalla neve per giorni e giorni.
Da marzo a giugno e’ il periodo delle fioriture. Il tempo e’ generalmente limpido al mattino, mentre si annuvola e può piovere nel pomeriggio.
Da luglio a inizio ottobre, durante la stagione dei monsoni, piove molto e le montagne sono praticamente sempre coperte dalle nuvole.
Da metà ottobre a metà dicembre il clima e’ generalmente secco e le viste sulle montagne sono le migliori in assoluto, pertanto il circuito e’ molto frequentato. Ovviamente le temperature si abbassano man mano che si avanza con la stagione.

I PERMESSI
I permessi sono due:
– l’ACAP, o Annapurna Conservation Area Project, con cui si paga l’accesso vero e proprio al parco. Costa 2000 Rupie, circa 20 $.
– il TIMS, pagato all’associazione delle agenzie di trekking che in caso di necessità collaborano nelle operazioni di ricerca degli escursionisti dispersi. Costa altri 20 $.
Vanno acquistati preventivamente negli appositi uffici di Kathmandu (in centro, vicino a Ratna Park) o di Pokhara (in Damside, poco lontano dalla stazione turistica degli autobus). Esiste anche la possibilità di sbrigare le pratiche alla partenza di Besisahar, ma a prezzo maggiorato. Oppure in alternativa ci si può rivolgere ad un’agenzia, ma sempre pagando un sovrapprezzo.
I permessi sono nominativi e per ottenerli sono necessarie due fototessera e la compilazione di alcuni moduli forniti in loco. Code a parte, il tutto viene rilasciato sul momento. La validità e’ di un anno dalla data di emissione, ma una volta timbrato l’ingresso non si possono riutilizzare. Lungo il percorso ci sono numerosi check post obbligatori dove i permessi vengono controllati e timbrati. A noi non hanno mai chiesto un documento d’identità ma è meglio avere con sé almeno una fotocopia del passaporto.
Per il Circuit ed il Sanctuary e’ sufficiente un unico permesso a condizione che si eseguano i due percorsi consecutivamente, cioè senza mai uscire dall’area. Più precisamente, in senso antiorario prima il Circuit poi il Sanctuary, in senso orario all’opposto.

IL TRASPORTO
La partenza del circuito era tradizionalmente fissata dalla cittadina di Besisahar, ma ogig, grazie alla nuova strada, alcuni autobus locali raggiungono regolarmente anche i successivi villaggi di Bulbhule e Ngadi Bazaar. Da qui in avanti, in teoria, la strada continua, completa fino a Manang, ma è stretta, pericolosa e percorribile solo a bordo di fuoristrada.
Per raggiungere Besisahar da Kathmandu o Pokhara, esistono alcuni autobus diretti, da prenotare rigorosamente con un giorno d’anticipo in qualsiasi albergo o agenzia. In alternativa si può salire anche all’ultimo minuto su qualsiasi mezzo della tratta Katmandu/Pokhara, o viceversa, e scendere a Dumre, un villaggio circa a metà strada, da cui partono diverse corse al giorno in direzione Besisahar.
Il trasporto verso l’Annapurna Area, per quanto si parta presto, può richiedere anche tutto il giorno e spesso si arriva a destinazione spossati dalle lunghe attese e da un estenuante viaggio su autobus sconquassati, quindi difficilmente sarà possibile iniziare il trekking lo stesso giorno.

LE TEA HOUSES
Lungo il percorso c’è solo l’imbarazzo della scelta, soprattutto nel Circuit sembrano esserci più accomodations che turisti, al di fuori del picco stagionale metà ottobre/metà novembre. La maggior parte dei Lodge di solito si concentra nei villaggi, ma a quasi ogni ora di cammino si trovano sistemazioni per la notte dove ci si può fermare, il che rende più facile affrontate gli imprevisti di percorso come maltempo o stanchezza.
Le strutture sono rustiche, in legno o in pietra, ed hanno sempre una stanza comune che funge da ristorante. Di solito garantiscono una doccia calda grazie a piccoli impianti solari, ma in alcuni casi e’ a pagamento. L’elettricità stranamente non manca mai, ma anche la ricarica delle batterie ogni tanto si paga a parte, soprattutto lungo il Sanctuary. Le camere sono basiche, più o meno pulite e sempre senza riscaldamento. Per le coperte extra basta chiedere, sono abbastanza puzzolenti, ma non mancano mai.
Il prezzo delle stanze è praticamente nullo, da zero a qualche centinaio di Rupie, a seconda della capacità di contrattazione. I prezzi indicati successivamente in queste pagine sono soggettivi, a seconda della stagione, della quantità di turisti, dell’umore del proprietario o dalla nostra voglia di contrattare.
Di solito la regola impone di mangiare dove si dorme, almeno cena e colazione, mentre per il pranzo ci si ferma a piacimento lungo il cammino. I prezzi dei pasti sono talmente alti rispetto alla media nepalese, che quasi sempre si può spuntare anche una camera gratuita, o quasi, sopratutto lungo il Circuit. Nel Sanctuary, invece, le Tea House sono numericamente ridotte e spesso sovraffollate dalla massa di gruppi e di agenzie che prenotano in anticipo, quindi i viaggiatori indipendenti faticano a trovare posto, figuriamoci ad ottenere uno sconto.

MANGIARE E BERE
Il circuito e’ talmente turistico che i ristoranti si sono ingegnati per venire incontro a qualsiasi esigenza, basta pagare. Dagli spaghetti alla torta di mele si può trovare di tutto, ma più si sale più i prezzi si avvicinano all’Europa, ed anzi nel caso della birra addirittura la superano. I menù si assomigliano tutti, spaziando dalla cucina tradizionale, ai piatti tibetani, alla pizza e, mentre la qualità può cambiare, generalmente i prezzi restano uguali all’interno dello stesso villaggio. I tempi di preparazione possono essere epocali, perciò soprattutto a pranzo, se non si vuole stare fermi delle ore, e’ meglio scegliere qualcosa di veloce.
Il piatto tipico e’ il Dal Bhat, non costa molto ed è abbondate visto che viene ricaricato a volontà. Consiste in un insieme di più portate, servite contemporaneamente, a base di zuppa di lenticchie, curry di verdura, riso bianco, pappadam (un foglio sottile di pane fritto), pickels (verdure fermentate) e salsa piccante a piacimento. Per colazione si trova di tutto, dalle uova ai pancakes, dal muesli alle torte al cioccolato. Mentre la frutta e’ rara, eccetto le mele in stagione di raccolta, birre, bibite, te e caffè si trovano a volontà ed in alcuni posti si può provare un succo a base di sciroppo di seabuck, una bacca locale che ricorda vagamente l’albicocca.
L’acqua del rubinetto non è sicura, ma si può purificare con i filtri e le pastiglie. In giro si trovano anche le bottiglie confezionate, ma sono sconsigliabili, non solo per i prezzi esorbitanti ma sopratutto per evitare di produrre rifiuti, che nei lodges generalmente vengono smaltiti gettandoli direttamente nel fiume. Lungo il percorso si trovano anche alcune, poche a dire il vero, Safe Water Drinking Station, postazioni dove è possibile ricaricare la propria borraccia a pagamento, ma le pastiglie restano la soluzione più pratica ed economica.
Vale sempre la regola di mangiare dove si dorme, se non si vuole pagare un sovrapprezzo sulla camera anche pari a dieci volte il suo valore. In ogni caso la montagna non offre molte opzioni, generalmente i villaggi non sono altro che agglomerati di lodges ad uso e consumo dei turisti, e a meno che non si voglia andare a mangiare in un altra Tea House, cosa che non avrebbe molto senso, tanto vale fare tutto nello stesso posto.
Noi per scongiurare il rischio di intossicazioni alimentari abbiamo scelto un regime vegetariano, prevalentemente a base di Dal Bhat che a dire il vero abbiamo mangiato fino alla nausea. Per risparmiare, raramente abbiamo ceduto alla tentazione di concederci tutto quello che ci passava sotto gli occhi, ad esempio, niente birra e pochi dolci, eccetto quelli che ci eravamo portati. Spesso abbiamo pranzato al sacco comprando pane, uova, formaggio o pomodori nei negozietti lungo la strada, risparmiando così tempo e denaro. Anche il tè ce lo siamo quasi sempre fatto per conto nostro, portandoci le bustine e comprando solo l’acqua calda.
Prezzi indicativi:
1 porzione di Dal Bhat, tra 350 e 550 Rupie
1 pancake col miele o le mele, tra 200 e 300 Rupie
1 tazza di tè, tra 30 e 80 Rupie, con picchi da 150/200/250 Rupie salendo in cima al Thorong La.

EXTRA
Carta igienica, saponette, pile di ricambio, cioccolata, sigarette… nei Lodges si trova tutto quello che può servire, anche se noi per risparmiare abbiamo cercato di essere autosufficienti o in caso di rifornirci nei negozietti lungo il percorso o nei centri più grandi e vicini alla strada dove i prezzi erano più bassi. In alcuni villaggi, tipo Manang, si può anche acquistare materiale da trekking di ricambio come guanti, giacche, ghette o racchette, e souvenir di ogni tipo.

SOLDI
È fondamentale avere con se tutto il denaro necessario per la durata del trekking, rigorosamente in contanti, perché non ci sono ATM lungo il percorso, eccetto uno a Jomsom, che però pare funzionare col singhiozzo. Si paga tutto in Rupie nepalesi, quindi è obbligatorio cambiare o prelevare prima di lasciare Pokhara o Kathmandu. Lungo il percorso non abbiamo mai visto accettare dollari o euro, anche se pare ci sia un cambiavalute sempre a Jomsom.

SPESA TOTALE
È stata una delle valutazioni più difficili da fare prima di partire, visto che bisognava avere con se tutto in contanti. Nessuno sapeva darci informazioni utili e cercando su internet, abbiamo calcolato un budget di 30 $ al giorno in due, ma con l’intenzione, se possibile, di spendere meno. E stando attenti in effetti ce l’abbiamo fatta, abbiamo speso 79862 Rs per due persone, in 31 giorni di trekking. L’equivalente di 26 $ al giorno per due persone, tutto incluso (con un cambio indicativo pari a 100 Rp = 1 $). Naturalmente, se non si sta un po’ attenti a quel che si mangia o si beve, e’ un attimo arrivare a 25/30 $ per persona!
In dettaglio:
– Trasporto: 750 Rs, il costo di due biglietti d’autobus non turistico da Kathmandu a Besisahar, con cambio a Dumre.
– Permessi: 8042 Rs, per due persone per entrambi i permessi.
– Dormire 3650 Rs. È la voce più economica, grazie ad una buona dose di contrattazione ed anche perché abbiamo sempre mangiato dove dormivamo.
– Mangiare 66355 Rs. La cifra include tutto, colazione, pranzo e cena in abbondanza, ma sempre con un occhio al portafoglio.
– Extra 1065 Rs. Carta igienica, sapone, dentifricio, quelle cose li insomma.

ALTITUDINE E ACCLIMATIZZAZIONE
Il trekking dell’Annapurna raggiunge altezze considerevoli che costringono il corpo umano ad uno sforzo di adattamento che può richiedere alcuni giorni. Quando si sale troppo in fretta si corre il rischio di non lasciare al corpo il tempo sufficiente per questi adattamenti fisiologici, dovuti alla carenza di ossigeno e di anidride carbonica. Generalmente a partire dai 3500 metri in su si possono iniziare ad accusare sintomi come: mal di testa, nausea, confusione, mancanza di sonno, inappetenza, stanchezza. Si tratta di un campanello d’allarme da non sottovalutare, perché le conseguenze possono essere molto gravi ed in alcuni casi mortali.
Per limitare la probabilità d’insorgenza del mal di montagna e’ importante rispettare alcune semplici precauzioni.
– Innanzitutto non è vero che le persone molto allenate corrono meno rischi delle altre, anzi è più probabile il contrario. La prima regola da seguire prevede di procedere sempre ad un’andatura leggermente inferiore a quella che le proprie gambe consentirebbero per evitare di sovraffaticassi. Le persone molto allenate ed abituate alla fatica corrono il rischio di salire troppo in fretta senza rendersene conto.
– In secondo luogo non è detto che se in passato non si abbiano avuto problemi di acclimatizzazione, non si possano avere in futuro. Non esiste un modo di abituare il corpo all’altitudine, a meno che non si viva in pianta stabile in alta montagna. Quindi bisogna tener presente che ogni persona è diversa e che ogni volta che si affronta un trekking in altura il corpo può reagire diversamente.
– In caso di malessere, vale sempre la regola del non cercare scuse: un leggero mal di testa non deve preoccupare troppo, l’importante è non confonderne le cause, difficilmente sara’ per via del sole, la stanchezza o chissà che altro, bisogna sempre tener presente che è il mal di montagna ad affliggerci ed agire di conseguenza. Se il dolore persiste o aumenta e’ necessario fermarsi, bere molta acqua e prendere una compressa di paracetamolo. Se non si hanno miglioramenti, si deve assolutamente scendere di quota, anche poco può bastare, e riprovare il giorno dopo. Mai e poi mai andare avanti se ci si sente male.
– L’uso del Diamox può aiutare a prevenire l’insorgenza dei sintomi. Noi di solito lo prendiamo e ci siamo sempre trovati bene. Il dosaggio che seguiamo e’ di due compresse al giorno, mattino e sera, per cinque giorni. L’importante è iniziare almeno due sere prima di passare la prima notte intorno ai 3500 metri, altrimenti se ne vanificano gli effetti preventivi.
– L’altezza critica di solito parte dai 3000 metri in su, perciò da qui in avanti si consiglia di dormire ad un’altezza non superiore di 500 metri, rispetto alla sera precedente. Inoltre e’ fondamentale salire lentamente, ascoltando il proprio corpo, bevendo molto e cercando di stare al caldo quando ci si ferma.
– Nel caso dell’Annapurna Circuit, per scongiurare l’insorgere della malattia e’ fondamentale passare almeno due notti intorno a 3500 metri prima di proseguire a salire. L’ideale è fermarsi nella zona di Manang, un villaggio più grande dove si può sostare per un giorno di riposo o allenarsi con uno dei trekking laterali al percorso principale.
– Dopo Manang, si devono trascorrere almeno altre due notti prima di affrontare il passo, una nella zona di Yak Karka ed una al campo base del Thorong La. Noi abbiamo scelto di non dormire all’High Camp perché l’abbiamo considerato troppo alto e troppo freddo, ed abbiamo preferito affrontare l’ascesa al passo tutta nello stesso giorno, partendo all’alba e confidando in un buon allenamento fisico.
– Durante l’Annapurna Sanctuary abbiamo incontrato meno problemi di acclimatizzazione, un po’ perche eravamo gia stati a lungo in altura, ma soprattutto perche abbiamo scelto di non dormire al Campo Base (4130), ma al Machapuchre Base Camp (3700), dove la mattina all’alba abbiamo lasciato gli zaini per salire fino alla cima e tornare in mattinata.

L’ATTREZZATURA
Escluse le scarpe da trekking, noi non avevamo assolutamente nulla di valore, niente attrezzatura supertecnica o di goretex che costa un occhio della testa. Tutto quello che ci mancava, come i pantaloni da trekking, le ghette e le racchette, l’abbiamo comprato nei negozi di tarocchi di Thamel ed è stato più che sufficiente.
Segue un elenco dettagliato.

INDUMENTI
Preferibilmente caldi ma leggeri, meglio se poco voluminosi ed in materiali ad asciugatura rapida.
– Giacca impermeabile medio peso (qualcuno utilizzava un piumino corto, abbinato alla giacca di goretex leggera, per noi un solo pezzo intermedio fra i due e’ stato sufficiente, ma avendo molto tempo a disposizione abbiamo potuto scegliere di non camminare sotto la neve o la pioggia, cosa che altri sono stati costretti a fare)
– Pile (per me 2, uno leggero ed uno pesante, ma sono molto freddolosa)
– 2 pantaloni tecnici (uno per camminare ed uno di riserva o da indossare la sera dopo la doccia, per tornare ad essere persone civili almeno per qualche ora)
– 2 T-shirt manica corta da sport
– 2 T-shirt manica lunga da sport (con zip sul collo meglio) o in alternativa 1 T-shirt e 1 camicia tecnica, leggera ma ideale contro il vento.
– Paracollo, cuffia, guanti (fondamentali)
– Pantalone e maglia termica (da indossare sotto gli abiti in alta montagna)
– Qualcosa per dormire (nel mio caso tuta in micro pile)

MATERIALE TECNICO
– Zaino con cover (noi ne abbiamo utilizzato uno da 50 litri ed uno da 36, il resto del bagaglio l’abbiamo lasciato in deposito nella Guesthouse di Kathmandu)
– Sacco a pelo leggero (il nostro pesa meno di un chilo, e’ poco voluminoso e molto pratico da trasportare. Ovviamente non resiste alle basse temperature, ma nelle Tea House si possono facilmente reperire coperte extra, anche due o tre a testa in alta montagna. L’importante se si ha questa esigenza è specificarlo subito al momento della contrattazione della stanza, pena il rischio di rimanere senza. In ogni caso e’ meglio scegliere una sistemazione poco frequentata da agenzie e gruppi per limitare la concorrenza, visto che anche le guide e soprattutto i porter usano le coperte)
– Scarpe da trekking basse in goretex ( le scarpe sono fondamentali, perché ogni piede ha le sue esigenze e quindi sono state l’unico oggetto di valore che abbiamo scelto con cura prima di partire. Nel nostro caso un paio di Salomon Gtx con suola da trekking, ma basse alla caviglia, sono state più che sufficienti, più pratiche e leggere del classico scarponcino alto)
– Ghette per la neve (in base alla stagione possono essere utili, sopratutto se si utilizzano scarpe basse. Per noi sono state fondamentali a causa delle abbondanti nevicate fuori stagione)
– Racchette (io non le usavo, ma dopo pochi giorni le ho comprate, preoccupata soprattutto dalla neve e dalla ripida discesa che segue il Thorong La, e devo dire che per me si è rivelata un’ottima scelta. Fede non ne ha avuto bisogno, ma lui ha gambe forti…)
– Infradito o ciabatte (per fare la doccia o rilassare un po’ il piede dopo una giornata di cammino)
– Torcia frontale con pile di ricambio (solitamente nelle camere non manca mai la luce, ma è servita spesso per raggiungere il bagno di notte, e soprattutto per la traversata del Torong La con partenza prima dell’alba. Da ricordare che in alta montagna e’ consigliabile dormire con la torcia e le pile dentro il sacco a pelo, perché il freddo della notte scarica rapidamente le batterie)
– Kindle (per leggere un buon libro senza doversi portare dietro un peso eccessivo)
– Macchina fotografica
– Caricabatterie (da usare con parsimonia perché in molte Tea House la ricarica e’ a pagamento)
– Coltellino svizzero
– Borraccia da un litro
– Filtro o pillole per potabilizzare l’acqua (per quanto sembra incredibile l’acqua non è del tutto sicura ed il costo delle bottiglie più si sale, più diventa esorbitante, oltre che ecologicamente insostenibile)
– Bicchiere pieghevole in silicone (e’ servito a noi che per risparmiare ci facevamo il tè per conto nostro, visto che spesso il costo di una tazza di tè raggiungeva livelli europei, mentre un litro di acqua bollente ci consentiva di berne tre tazze a testa ad una cifra modesta)
– Mappa (se ne trovano diverse tipologie. Senza una guida la scala deve essere almeno 1:100.000, per identificare meglio i sentieri e le deviazioni. E’ consigliabile trovarne una che indichi anche il NATT, il sentiero alternativo alla strada, sperando che sia la versione più aggiornata possibile, visti i continui cambiamenti che intervengono sui percorsi nella valle, tipo frane o dighe in costruzione)
– Agendina e biro (per appuntare percorsi, spese, pensieri)
– Mini kit da cucito
– Un paio di metri di cordino sottile da scalata (sottile, ma abbastanza robusto da essere utilizzato come stringa di ricambio in caso di necessità, o più semplicemente per stendere la biancheria o legare qualcosa)
– Rotolo di nastro adesivo da elettricista (importantissimo in un trekking di lunga durata, può servire per riparare una scarpa da ginnastica, un buco nel sacco a pelo o nella cover dello zaino, come per chiudere in emergenza una ferita)
– Asciugamano in micro fibra
– Occhiali da sole (fondamentali)
– Crema solare protezione 50
– Burro cacao
– Spazzolino e dentifricio
– Carta igienica (1 rotolo per iniziare)
– Shampoo monouso (4/5 bustine)
– Deodorante (secondo Fede e’ inutile, ma io l’ho portato di nascosto)
– Saponetta bio (da usare anche per il bucato)
– Assorbenti
– Salviette umide (per l’igiene intima o per darsi una rinfrescata quando la doccia e’ troppo fredda o troppo cara)

BIANCHERIA
In abbondanza, perché lavare in alta montagna, tra l’acqua fredda e la stanchezza, a volte non è davvero possibile, oltre al fatto che ad asciugare la roba ci mette un secolo. E se si può usare senza problemi la stessa maglietta per una settimana di seguito, lo stesso non vale per le mutande o le calze. Per cui:
6 paia di mutande
1 paio di calze di lana (calde ma che non stringano, da usare per dormire)
1 paio di calze tecniche tipo sci (da usare in alta montagna)
2 paia calze lunghe da trekking
1 paio calze corte da trekking ( da usare in basso dove fa caldo)
1 canottiera di lana e 1 di cotone (da usare per dormire o in alta montagna)
2 reggiseni da sport

MEDICINALI
Tutti acquistabili in loco a prezzi ridicoli rispetto all’Italia:
– Diamox per almeno 5 giorni (attenzione: aiuta a prevenire il mal di montagna, non lo cura! Si trova facilmente in tutte le farmacie nepalesi senza bisogno di ricetta, il dosaggio che seguiamo di solito prevede una compressa al mattino ed una alla sera per cinque giorni, iniziando almeno due sere prima di dormire ad un’altitudine di 3500 metri circa)
– Paracetamolo 1000 mg (non solo in caso di febbre, ma soprattutto contro il mal di testa, il principale sintomo del mal di montagna. Alcune guide consigliano, in caso di mal di testa forte, di non proseguire, fermarsi, prendere una compressa e bere almeno un litro d’acqua, se nel giro di poco il dolore non diminuisce e’ preferibile scendere leggermente di quota e ritentare il giorno dopo)
– Antibiotico intestinale (la prima causa di abbandono del trekking sono le intossicazioni alimentari, quindi prestare molta attenzione alla disinfezione dell’acqua e preferibilmente mangiare solo vegetariano, viste le tecniche non proprio ortodosse di conservazione dei cibi e soprattutto della carne)
– Imodium
– Cortisone in crema (come disinfettante in caso di ferite o contro rash cutanei da bed bugs)
– Cerotti per vesciche
– Bende e cerotti
– Muscoril in crema (contro strappi o irrigidimenti muscolari)

EXTRA
Facoltativi, perché lungo il percorso ci sono infiniti negozi e ristoranti che vendono ogni genere di alimento, ovviamente i prezzi possono salire anche fino a sei volte quelli normali. Noi viaggiamo in economia e per risparmiare abbiamo deciso di caricarci di tutto il possibile, accettando che ogni chilo in più nello zaino lo devi portare sulla schiena.
Nel dettaglio:
– 1 Kg di formaggio (in due ci è durato una decina di giorni. Lo usavamo come base per il pranzo al sacco insieme a ciò che giorno per giorno riuscivamo a comprare: pane fresco o in cassetta, uova sode, pomodori. Il picnic si è rivelato un modo veloce ed economico di pranzare che ci consentiva la libertà di fermarci dove e quando volevamo, inoltre il formaggio e’ una buona fonte alternativa di proteine se si sceglie di seguire un regime vegetariano durante il trekking)
– 1 Kg di cioccolato in barrette o snack (soprattutto questo è facoltativo, perché mentre il formaggio non è sempre facile da trovare, il cioccolato si trova dappertutto, sempre se si è disposti a pagare)
– Te in bustina (inizialmente abbiamo preso anche lo zucchero, 1/2 chilo, ma lo abbiamo abbandonato quasi subito, perché si trova quasi sempre gratuitamente su tutti i tavoli dei ristoranti)
– 1 sacchetto di noccioline o frutta secca

CONTINUA…..

  

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