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Vietnam – Informazioni Pratiche

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HANOI
DA FARE:
Girovagare senza meta nella città vecchia e lungo il lago posto al centro. Ubriacarsi di Bia Hoi in uno dei chioschetti che affollano i marciapiedi. Impressionante la visita al Mausoleo di Ho Chi Minh.
DORMIRE:
Thu Giang Guesthouse 1- 8$ doppia con bagno – la migliore stanza di Hanoi per questa cifra. Meno bello il Thu Giang 2. La proprietaria parla un ottimo inglese ed è disponibilissima. Organizza i tour più economici per la Baia di Halong.

HA LONG BAY
DA FARE:
Tour della baia in barca, attraverso un paesaggio da sogno, villaggi galleggianti e grotte un po’ troppo illuminate.
DORMIRE:
Tour in barca – 42$ per due giorni, una notte, trasporto e pasti inclusi, cabina doppia con bagno, visita alle grotte e un’ora di kayak. Sulla nostra barca, c’e’ chi ha pagato quasi il doppio per lo stesso servizio.

CAT BA
DA FARE:
Escursione in kayak sul lato est dell’isola, fermandosi in spiaggette isolate. Ricordarsi di portare il pranzo al sacco e la crema solare.
DORMIRE:
Trung Hoa – 6$ doppia con bagno vista mare – ottimo livello, ma pare che il costo della camera salga fino a 40$ per notte durante l’alta stagione. Buon per noi!

NINH BINH
DA FARE:
Escursione in barca sul fiume a Tam Coc, in un paesaggio di picchi rocciosi molto simile a Yanghshuo in Cina, anche se meno suggestivo.
DORMIRE:
New Queen Mini Hotel – 6$ doppia con bagno – nuovissimo e pulito, letti un po’ duri, ma organizza escursioni, noleggia motorini ed offre ottime colazioni nel ristorante al pian terreno.

VINH
DA FARE:
Assolutamente niente! Evitatela se potete, ma è un passaggio obbligato per chi, come noi, vuole sconfinare in Laos nei pressi della Piana delle Giare.
DORMIRE:
Hi Café Guesthouse – 9$ per doppia con bagno senza finestra – ha una succursale praticamente dentro la stazione dei bus, e’ sicuramente la camera peggiore che abbiamo avuto in Vietnam, ma dopo aver girato un’ora sotto la pioggia, non siamo riusciti a trovare nient’altro che si adattasse al nostro budget.

NOTE:
– CAMBIO – dicembre 2012: 1 dollaro = 21.000 Dong circa.

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Faccio amore lungo lungo – Il Vietnam dalla A alla Z

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Giorno 106.

Dopo una serata alcolica con Laila e Xavi, due stupendi amici spagnoli incontrati in quel di Ninh Binh, ci accingiamo a lasciare il Vietnam, non senza un certo sollievo. Proviamo quasi ansia di arrivare in Laos e trovare finalmente un’atmosfera più autentica. Vi lasciamo prima le nostre ultime considerazioni su questo paese dal nome tanto esotico ed evocativo.

ATTRAVERSARE LA STRADA e’ pericolosissimo, devi evitare lo sciame di motorini che ti sfrecciano intorno, come locuste impazzite. La soluzione e’ andare avanti senza esitazioni, ci penseranno loro a scansarti.

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BIA HOI, la birra alla spina più economica del mondo, una vera istituzione per i vietnamiti. La si gusta su sgabelli di plastica per bambini, quasi accucciati lungo i marciapiedi. BUN BO HUE, tagliolini di riso in umido, con menta, arachidi e carne. BUN CHA, brodo aromatico di polpette e striscioline di carne alla brace, da mangiare con tagliolini di riso, verdura e menta. Detti così non sembrano granché, ma sono piatti eccezionali.

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CAPPELLI A CONO. Il tradizionale copricapo indossato da contadini, ambulanti e simpatizzanti vietcong…

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DONG. È la moneta locale. Sono solo banconote da tre a sei zeri, come le nostre vecchie lire, che creano una gran confusione nei resti. Ad oggi 1 € e’ pari a circa 27.000 Dong.

EQUILIBRISMO. Un popolo capace di trasportare bilancieri stracarichi di merci appoggiati su una spalla e attraversare di corsa un ponte fatto di tronchi di legno.

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FALANGSE’ e’ la storpiatura vietnamita di “francais”, francese, oggi viene usato indistintamente nel senso di straniero. Abbreviato in FALANG e’ l’appellativo affibiato agli europei ed agli occidentali in genere.

GUERRA. Non si può parlare di Vietnam senza citare la guerra d’indipendenza più famosa della storia contemporanea, lunga trent’anni e finalmente vittoriosa.

HALONG BAY. La leggenda dice che un drago sia sprofondato nella Baia sollevando migliaia di isole, isolotti e scogli carsici. Sia come vuole, resta una bellezza.

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INCANTEVOLI nei loro abiti tradizionali, le ragazze sembrano farfalle sul punto di spiccare il volo.

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LAGO HOAN KIEM. Il lago al centro di Hanoi, un’oasi di pace nel traffico cittadino. LIBELLULE DI BAMBÙ, il souvenir più ambito.

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MOTORINI. Nonostante il costante aumento di automobili, le due ruote restano il principale mezzo di locomozione in un paese dal clima così mite. Memorabili i centauri con indosso il caschetto dell’esercito nordvietnamita e la mascherina antismog. MARCIAPIEDI. Perennemente intasati da tavolini, bancarelle ed ogni altro tipo di merce. Oppure ridotti ad area di parcheggio per milioni di motorini, di fatto sono inutili.

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NEM. Ovvero gli involtini primavera più succulenti di tutta l’Asia. Quelli fritti sono buoni, ma quelli crudi ripieni di gamberi e menta, intinti nella salsa alle arachidi, sono una vera delizia.

OCCHIO ALLE TRUFFE! Come ti giri ti giri, pesti una merda…se non stai un minimo attento, un viaggio in Vietnam rischia di costarti come una settimana di shopping feroce in via Montenapoleone.

PIGIAMINI. Seppure in leggera flessione rispetto a qualche anno fa, restano uno dei capi d’abbigliamento preferito dalle donne nel tempo libero, e non in casa, ma in giro per la città. Rosa, giallini, verdini…ma comunque sempre fiorati o con sopra i pupazzetti, sono il massimo della comodità per tutte le massaie.

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QUALSIASI COSA PER FAR SPENDERE DI PIÙ I TURISTONI STRANIERI…

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REMATORI con le gambe. Donne di tutte le età spingono barchette lungo i fiumi con la forza delle gambe. Tecnica classica o tecnica libera?

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SANDALI DI COPERTONE. La tradizionalissima calzatura vietcong, scomoda come la morte, ma con un irresistibile sapore Old School.

TAROCCHI. Se siete in cerca di un paio di scarpe da ginnastica di marca, siete venuti nel posto giusto. Qui le fanno e qui le vendono, forse trafugate dalle fabbriche, ma praticamente perfette. E lo stesso vale per giacche sportive, orologi, mutande firmate… TOUR ORGANIZZATI. Tutti li vogliono, tutti li cercano perché sono comodi e fanno risparmiare. Odiosa la parte della sosta nei negozi di souvenir convenzionati, che si fanno dai quaranta ai cinquanta autobus al giorno. Le commesse ti seguono all’interno senza farti respirare.

UMIDITÀ. Si appiccica addosso, impregna vestiti, scrosta i muri delle case, ti avvolge in un’atmosfera acquosa che ti sembra quasi di nuotare.

VO NGUYEN GIAP. Il generale, unico ed inimitabile. Classe 1911, ancora in vita e rispettatissimo in tutto il paese.

ZATTERE GALLEGGIANTI sono vere e proprie città di pescatori, dove la vita scorre uguale a cento anni fa.

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Due cuori ed un kayak

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Giorno 104.

È mattina, fuori la giornata e’ calda ed umida, e sembra estate. Fede vuole di nuovo cimentarsi col kayak, così contrattiamo un’escursione nella baia di Han Lay, sul versante orientale dell’isola di Cat Ba. Ci mettiamo il costume, compriamo pane e formaggio, insacchettiamo bene gli zainetti affinché non si bagnino e ci infiliamo ai posti di combattimento. Con una mappa in bianco e nero sbiadito nel taschino del giubbotto salvagente, partiamo ai cento all’ora, pogando come bestie, ancora ignari del fatto che rientreremo solo sei ore dopo. Il nostro primo obbiettivo e’ raggiungere e superare due tedesconi salpati poco prima di noi. Siamo ormai padroni del mezzo, anche se pendiamo sempre un po’ a sinistra, e batterli per noi e’ un gioco da ragazzi…

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Attraversiamo una vera e propria città galleggiante. Le case azzurre sono costruite su piattaforme di legno che fanno da cortile. A loro volta le zattere sono appoggiate su galleggianti di polistirolo che richiedono continua manutenzione, sbriciolandosi ignobilmente un po’ dappertutto. I pontili sono pieni di vita, cani e gatti che prendono il sole, donne che cucinano, bambini a caccia di granchi, vecchi che riparano le reti. Dopo un paio di chilometri Fede perde già la bussola e non sa più nemmeno da che parte siamo girati, gli dico che non importa, basta che non smetta di remare…

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Al mattino la marea e’ più alta e, con estrema cautela, riusciamo ad infilarci in una piccola apertura tra le rocce, senza speronare il fondo del kayak e far la fine del Titanic. All’interno si cela una laguna, chiusa a trecentosessanta gradi da una liscia parete di pietra a strapiombo sul mare, che ricorda la caldera di un vulcano. Ma i tedeschi ci stanno alle calcagna, così procediamo via veloci, alla conquista di una spiaggia isolata. Ne troviamo una corallina, anche se si tratta in realtà di una sottile lingua di sabbia, con il mare su entrambi i lati, che come un ponte levatoio collega due diverse isole. Ci rilassiamo con un bagno e poi pranziamo, quando di nuovo in lontananza compare il kayak dei tedeschi, pronti ad espugnare la nostra oasi di pace. Sono grossi almeno il doppio di noi, così li lasciamo vincere e spicchiamo il volo verso altri lidi…

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Il cuore della baia, dove si apre il vero spettacolo, dista ancora diversi chilometri. Questa zona e’ molto meno turistica, i barconi dei tour organizzati si fermano a nord dell’isola. Solo pochi ricconi delle mini crociere di lusso vengono portati da questo lato, li vediamo seduti a tavola sotto baldacchini bianchi che si riparano dal sole, mentre pranzano a gamberoni, dal tetto delle loro navi super accessoriate. E poi ci siamo noi, straccioni in kayak col panino al formaggio vietnamita, che quasi ci rovesciamo ogni volta che incrociamo le onde sulla loro scia. Nemmeno i tedeschi hanno osato tanto, si sono fermati a crogiolarsi sulla nostra spiaggia di coralli, ma la fatica ne è valsa davvero la pena. La leggenda vuole che la baia sia stata creata da un drago ferito che, sprofondando in questo punto, ha sollevato migliaia di scogli e isolotti…e qui in mezzo al mare mi sento tanto piccola che mi sembra quasi vero.

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Dopo tanto remare, riusciamo a tornare indietro a stento, prima del buio. Fede viene colto da crampi lancinanti e cerca di stirarsi, alzandosi in piedi sul fondo del kayak che per poco davvero non si gira. Io l’ho abbandonato già da un po’, remo per finta e cerco di spronarlo a fare tutto lui. Ogni tanto parte con la radiocronaca di qualche gara olimpica di canottaggio e dal ridere dobbiamo fermarci. L’unica soluzione sarebbe farci rimorchiare, provo anche a fare l’autostop, ma quelli dei barconi extra lusso hanno proprio la puzza sotto il naso…

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La sera ci trasciniamo stremati lungo il porto alla ricerca di un posticino dove cenare. Ci imbattiamo per caso nell’ennesimo esempio di intraprendenza vietnamita. Una donna ci viene incontro, attraversando di corsa la strada con il menù in mano. Ci propone di mangiare nel suo ristorante improvvisato: pochi tavolini in tutto, sparsi sul marciapiede, con vista sul mare, un telone tirato tra le piante che fa da tetto, e quello che da lontano sembra essere uno spillatore di Bia Hoi. Gli occhi già ci brillano al pensiero della birra da trenta centesimi al boccale, quindi accettiamo. Le chiediamo un piatto di Bum Bo, lei annuisce violentemente col capo. Ci fa sedere e si allontana. Solo quando finalmente ci porta da bere e da mangiare, comprendiamo il meccanismo in tutta la sua genialità: in realtà la signora non ha nessun ristorante, ogni volta che ordiniamo qualcosa, fa una telefonata e dopo dieci minuti va a ritirare il cibo già cucinato, in un locale diverso a seconda dell’ordinazione, birra compresa! È praticamente un intermediaria alimentare, con ottimi vantaggi: zero spese, zero sprechi, menu enorme, commissione garantita. Il culmine lo sfiora quando paga un ragazzo in motorino per mandarlo a ritirare chissà dove i nostri involtini primavera. Quasi quasi perdo la pazienza, ma poi ci facciamo una risata, tanta inventiva va comunque premiata…finché la signora abbassa un attimo le luci, si acquatta nel bel mezzo del lungomare e fa pipì dietro al finto spillatore…quando e’ troppo e’ troppo!

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Nella Baia di Halong

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Giorno 102.

La Baia di Halong e’ uno di quei luoghi in cui il confine tra terra e mare si mescola in modo bizzarro e sorprendente nella sua perfezione. È un arcipelago di quasi duemila isole carsiche, sparse nel Golfo del Tonchino come montagne acquatiche che hanno smarrito la via di casa. Ricoperte da una lussureggiante vegetazione tropicale, sono abitate soprattutto da scimmie con la pelliccia rossa, intrappolate qui dal mare. Alcuni picchi sono completamente cavi e nascondo all’interno vaste grotte di straordinaria bellezza. All’ombra delle isole, nelle verdi insenature, sorgono interi villaggi galleggianti dove i pescatori hanno ancorato case, barche e scuole nelle acque quiete della baia, tutte rigorosamente verniciate in una brillante tonalità acquamarina.

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Noi ci facciamo un tour da 42 dollari, per due giorni e una notte di escursione nella baia. L’abbiamo acquistato dalla padrona della nostra guesthouse di Hanoi, perché ci sembrava uno dei più economici sul mercato. E va detto che quando qualcuno sulla barca ci rivela di aver speso oltre 100 dollari per lo stesso servizio, proviamo pure una certa soddisfazione. Eravamo già stati qui, quasi sei anni fa con Marco e Silvia, ma abbiamo deciso di ripetere l’esperienza magica di una notte in barca nella baia, sperando anche in un clima un po’ più mite dei quaranta gradi all’ombra che ci avevano trasfigurato l’ultima volta. E veniamo accontentati, perché dopo una settimana di nebbia e pioggia, si prospettano davanti a noi alcuni giorni di sole, un residuo di estate nell’inverno che avanza. Le barche sono ancora le stesse che ricordavo: tutte di legno, con le sdraio sul tetto ed una verandina con i tavoli dove si mangia, anche se una mano di vernice bianca mal passata ha ricoperto il legno scuro degli scafi, rovinandone l’estetica. Quando chiedo a Fede il perché, lui mi dice che questa primavera una nave e’ affondata nella baia e dodici persone sono annegate, così le compagnie di crociera hanno probabilmente deciso di dare una bella rinfrescata alla propria immagine. Corrugo la fronte e “speriamo che me la cavo”.

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L’escursione non delude, proprio come mi aspettavo. L’imbarcazione scivola silenziosa nelle articolate insenature, mentre gli immensi picchi boscosi proiettano la propria ombra sulle acque verde scuro della baia. Trovo che l’inquinamento sia molto aumentato e soprattutto che il livello del mare sia molto più basso di allora, tanto che in alcune lagune oggi in barca non si può più entrare, ma la guida ci spiega che dipende non solo dalle maree, ma anche dalle stagioni. La grotta che visitiamo e’ esattamente la stessa della volta scorsa, un’immensa cavità scavata dal mare, dove stalattiti e stalagmiti riproducono un paesaggio acquatico di conchiglie e alghe marine. E questa volta, a dire il vero, ce la godiamo ancor di più: ricordo quanto eravamo rimasti delusi, aspettandoci un’atmosfera meno artefatta, quando entrati ci ritrovammo a camminare su sentierini piastrellati, in un’illuminazione psichedelica tipo Gardaland. Questa volta, perlomeno, non è stata una sorpresa, e poi Fede stringe amicizia con un pinguino. Raggiunto il villaggio dei pescatori la guida ci comunica che fa freschetto per il bagno, quindi chi vuole girovagare tra le case galleggianti può farlo in kayak, tutto compreso nel prezzo. Fede mi sembra un po’ pigro, ma io insisto.

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E diventò il suo nuovo grande amore. Si sente il terzo fratello Abbagnale. Li chiamavano Carmine, Giuseppe e Federico. Indossiamo giubbotti galleggianti ammuffiti, ideati per americani obesi, perché di almeno dieci taglie superiori alla nostra. Ci ficcano in mano due remi di piombo, ricordandoci che se smarriti ci verrà addebitata la modica cifra di 25 dollari ciascuno, cioè un furto quando a quello di Fede manca già quasi tutta la pala destra. Lo metto dietro, dove in genere si siede chi comanda, ma dopo un metro comprendo che posso far conto solo sulla sua maggior potenza fisica, sempre che le sue spalle reggano. Non riusciamo neanche ad allontanarci dal molo galleggiante, senza rischiare di speronare il barcone che ci ha portato fino qui, che peraltro e’ cento volte più grosso di noi. Continuiamo a girare in tondo, perché Fede quando rema tira a sinistra e non c’è verso di controllare questa sua naturale inclinazione. Procediamo nella baia a zig zag: per fare tre metri in linea retta, noi ne remiamo sei, due a destra e quattro a sinistra. Penso a quello che direbbe quel vecchio lupo di mare di mio padre nel vederci brancolare nella baia come canoisti ubriachi. Cerco di attingere con la mente a qualche remoto ricordo su come gestire un remo e di dare qualche input a Fede che nel frattempo, emozionato come un bambino, rotea l’attrezzo in aria come una mazza da baseball. In fondo, meglio che mio padre non sia qui a vederci in questo momento.

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Passiamo la notte sul tetto della barca, a cacciare stelle cadenti. Siamo in compagnia di quattro israeliani rumorosi, reduci dal servizio militare, che a turno si baccagliano una svizzera, una svedese ed una tailandese poco più grandi di loro. Unico pesce fuor d’acqua, troppo arrapato per ammetterlo, e’ Beato, uno svizzero sulla sessantina che pensa di avere qualche chance con la tedesca tettona, che fa invece gli occhi dolci a Fede. La annego almeno dieci volte, col pensiero.

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Non ammazzano mica i Carabinieri?

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Giorno 100.

Il Natale e’ arrivato anche ad Hanoi. Alberi psichedelici, pupazzi di neve di polistirolo, stelle di natale di cartapesta… Le vetrine dei negozi sono addobbate a festa, alberghi e ristoranti promuovono i pacchetti per le feste, inventandosi qualunque cosa pur di indurre il turistone occidentale a spendere di più. Un gatto stanco dorme in vetrina, sprofondato nella biancheria intima, dietro a un velo di neve artificiale.

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L’intraprendenza in questo paese e’ il motore che muove l’economia. Nel tentativo di raggiungere i ricchi cugini cinesi, i vietnamiti si conquistano il podio tra i paesi più operosi d’Asia. Con la differenza che qui la maggior influenza occidentale rende l’affarista più spregiudicato, soprattutto quando si tratta di turisti. I cinesi sono più moderati in questo, difficilmente ti fregano apertamente, magari rincarano un po’ le tariffe ma non ti rifilano mai grossi bidoni, perché culturalmente sono un popolo che non ama far brutta figura. Qui invece non hanno ritegno, per qualunque cosa ti sparano cifre folli, senza provare un briciolo di vergogna quando riesci a smascherarli. Appena arrivati ad Hanoi abbiamo diviso il taxi con due ragazzi cinesi conosciuti in viaggio. Giunti a destinazione il tassista e’ stato colto da una fretta improvvisa, mentre il ragazzo cinese si offriva di pagare per tutti, con mio enorme disappunto, visto che già sapevo che il povero innocente si sarebbe fatto infinocchiare. Complice il tassametro taroccato o la scarsa attenzione del nostro amico nello scambiare una banconota da 500.000 con una da 50.000, fatto sta che il tassista disonesto e’ riuscito a farsi pagare dieci volte il costo della corsa dal cinese sprovveduto, che poi pieno di vergogna si è rifiutato di dividere con noi la cifra, sobbarcandosi l’intera perdita.

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I bambini ti salutano e subito dopo allungano la mano per farsi sganciare un piccolo omaggio, anche senza esser mendicanti. Quasi nessuno ti rivolge la parola per il semplice piacere di farlo, soprattutto nelle zone più turistiche, perché un secondo dopo cerca inevitabilmente di vederti qualcosa che non desideri e che non ti serve, ad un prezzo assurdo, costringendoti pure a giustificarti se non lo vuoi comprare. In fondo non è tutta colpa loro: per ogni turista che riesce con fatica a contrattare un prezzo equo, che a volte e’ anche dieci volte più basso rispetto alla richiesta iniziale, ce n’e’ invece uno che cede ignobilmente senza nemmeno provare a ribassare. E questo non vale solo per i souvenir da spedire a casa, che sarebbe il meno, ma anche per l’acquisto della frutta al mercato o per un biglietto dell’autobus, che dovrebbe invece avere un prezzo fisso. Come sempre un certo tipo di turismo “corrompe” le menti, anziché facilitare uno scambio culturale, soprattutto quando si tratta di gruppi organizzati in vacanza nei paesi in via di sviluppo, in cui possono mettere mano al portafoglio in modo spregiudicato e sentirsi benestanti, senza pensare alle conseguenze negative sulla popolazione locale: inflazione galoppante, abbandono degli studi per dedicarsi ad attività commerciali legate al turismo, aumento dei bambini mendicanti e via dicendo. Inoltre l’attribuire allo straniero la condizione di “bancomat umano” rischia di trasformarsi in un boomerang per l’intero settore turistico, perché alla lunga potrebbe portare a preferire altre mete.

Un altro esempio sono le masse di turisti che esportano la tradizione della mancia in paesi in cui non esiste, poiché già vige il regime del prezzo variabile. Ora se contratto mezz’ora per farmi fare un massaggio ad un prezzo ragionevole e finalmente si arriva ad un accordo, quando la signora ha finito non può insistere per avere una mancia pari a quello che sono con fatica riuscita a farmi scontare nella trattativa iniziale, soprattutto considerando che nella maggior parte dei casi la signora in questione non è una dipendente, ma la sorella, la zia, la cugina che partecipa alla gestione familiare dell’attività.

Anche la struttura che accoglie i turisti e’ quasi interamente in mano ad agenzie locali che propongono tour organizzati, il che rende da un lato più facile spostarsi, mentre dall’altro finisce con l’omologare il tutto in un’esperienza a tappe scandite dai punti vendita di souvenir convenzionati. Oltre ad aprire il mercato a speculatori di ogni genere, spesso con una scarsa preparazione professionale. In questo caso però viene almeno offerta la possibilità di scegliere se aderire al tour o meno. Se accetti, sai già che ti ritroverai impacchettato in un minivan con altri venti turisti, che farai una sosta in un negozio di souvenir con prezzi iper-gonfiati, e che la tua giornata sarà scandita dai tempi della tua guida improvvisata. In alcuni casi si può soprassedere a questi piccoli fastidi, in quanto e’ davvero conveniente partecipare ad uno dei pacchetti all-inclusive di uno, due o tre giorni, che ti permettono di risparmiare tempo e denaro, a patto di scegliere accuratamente il tour più economico presente sul mercato, perché una maggiore spesa non equivale ad un servizio migliore, ma nel 99% dei casi, solo ad un maggior guadagno del Tour Operator. E questo lo abbiamo verificato direttamente, quando ci siamo resi conto che alcune persone avevano pagato il doppio o il triplo di noi, pur facendo parte dello stesso gruppo, che vuol dire stesso mezzo di trasporto, stesso cibo, stessa guida e stesso tipo di camera…

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Sara’ che si vogliono vendicare per decenni di guerra e di sofferenze, ma nell’insieme traspare il lato peggiore di un viaggio in Vietnam: la frustrazione che deriva da questi continui tentativi di raggiro non è relativa esclusivamente ai soldi che si possono risparmiare o meno, ma alla fastidiosa sensazione di essere costantemente presi per il culo…che rimane comunque ben poca cosa rispetto ai timori paventati da nonna Armida, che dai suoi novantacinque anni d’età, reputa il Vietnam un paese pericolosissimo, dove addirittura (ed inspiegabilmente…) pare che ammazzino i Carabinieri!!